
Allo scopo di armonizzare le disposizioni di settore e dare un chiaro segnale agli utenti dei sistemi
peer-to-peer che condividono file protetti, la nuova legge prevede sanzioni, economiche e non. In particolare si tratta di multe da 38 euro per coloro che vengono colti a scaricare file protetti dal diritto d'autore a scopo personale, ad esempio sfruttando la connessione di casa. 150 euro invece per chi mette a disposizione di altri ciò che scarica.
Multe invece più salate, fino a 3.750 euro, per chi crea sistemi capaci di bypassare i sistemi anticopia. E 750 euro a chi venisse colto ad utilizzare questi sistemi.
Ma c'è di più. Le multe arrivano a 300mila euro, a cui si aggiungono anche possibili pene detentive fino a tre anni, per chi invece
produce e vende software che può essere utilizzato per condividere opere protette: una misura che in pratica rende illegale lo sviluppo di software di condivisione.
Due emendamenti che sono stati approvati su richiesta dei grandi produttori, si fa esplicitamente il nome di Vivendi Universal, specificano che i produttori di software sono
responsabili dell'uso dei loro programmi. Vale a dire che se il software è destinato ad essere utilizzato, ad esempio, per rendere disponibili e gestire opere protette dal diritto d'autore, allora chi realizza questi software deve integrare tecnologie DRM. Una misura che rischia di mettere all'angolo lo sviluppo del software libero in questo ambito.
Da parte sua, l'industria musicale sembra naturalmente favorevole alle nuove normative. Uno dei rappresentanti francesi della Federazione internazionale dei fonografici
IFPI, Oliva Regnier, nei giorni scorsi aveva dichiarato che "l'industria è a favore dell'interoperabilità perché rende la musica accessibile su più piattaforme. Si tratta di una normativa tecnica e complessa e non è davvero chiaro come sarà messa in atto". Difficile d'altra parte pensare che i produttori di musica siano disponibili a commercializzare i propri cataloghi senza
esplicite garanzie sulla possibilità di controllarne la diffusione.
Che Parigi sia intenzionata a diffondere la sua interpretazione della EUCD in Europa è già noto: nei giorni scorsi il consigliere al Ministero della Cultura Martin Rogard aveva spiegato che "chi compra una canzone deve poterla ascoltare indipendentemente dal dispositivo o dal software che utilizza. Vedremo di portare tutto questo a livello europeo".