Gogna mediatica anche per gli inserzionisti

The Center for Democracy and Technology ha pubblicato un documento che elenca le aziende committenti coinvolte con l'adware di 180solutions; l'obiettivo è di sensibilizzare anche gli inserzionisti più disattenti

Washington (USA) - L'unico mezzo per bloccare il proliferare di adware, secondo "The Center for Democracy and Technology" (CDT), è colpire duramente le aziende committenti, quelle cioè che, talvolta inconsapevolmente, stimolano il business dei programmi spara-pubblicità.

La celebre organizzazione non profit statunitense ha deciso di colpire il centro nevralgico del mercato pubblicitario illegale. Martedì scorso, infatti, ha pubblicato un rapporto dettagliato sul comportamento di almeno 11 aziende, colpevoli a suo dire, di affidarsi ad uno dei più noti distributori di adware, quale 180solutions.

Altrec, Club Med Americas, GreetingCards.com, LetsTalk.com, NetZero, PeoplePC, PerfectMatch, ProFlowers, True.com, uBid e Waterfront Media sono state così esposte al grande pubblico per aver sfruttato gli effetti positivi di pratiche marketing ritenute intollerabili.
L'azione di CDT si distingue come una diretta conseguenza delle due denunce depositate presso la Federal Trade Commission (FTC) nei confronti di 180solution per "pratiche illegali e ingannevoli" correlate alla sua attività marketing online.

Daniel Todd, presidente e co-fondatore dell'azienda incriminata, si è sempre difeso da queste accuse, sottolineando di poter vantare più di 20 milioni di consumatori pienamente soddisfatti del suo software gratuito. "Abbiamo migliorato recentemente il nostro sistema anti-frode e le applicazioni che eseguono il monitoraggio del network di distribuzione. Inoltre, grazie alla collaborazione di una società esterna di auditing, il mese prossimo saremo in grado di disporre di un rapporto sulla soddisfazione dei nostri clienti", ha dichiarato Todd. "Siamo convinti che i nostri sforzi renderanno i nostri partner soddisfatti. I nostri inserzionisti non guadagnano se i nostri utenti non comprano da loro. Questo è un fatto incontrovertibile".

"La verità è che dobbiamo intervenire direttamente all'origine. Chi si affida a società esterne che basano la loro attività su pratiche illegali, fino ad ora non ha visto effetti negativi. Pensano solo ai click ma non si preoccupano del numero di persone ormai stanche di questo fenomeno, e che di conseguenza legano agli adware anche marchi blasonati che si professano innocenti", ha dichiarato Ari Schwartz, direttore di CDT.

CDT ha collaborato a stretto contatto con la società di consulenza Web Ben Edelmanper identificare le aziende conniventi con 180solutions, e ne ha contattate 18 per sapere se disponevano di un'adware policy interna. Secondo CDT, 11 non hanno risposto, 2 hanno ammesso di non averne ed hanno promesso di redigerle, altre 5 hanno dichiarato di essere in regola, anche se la loro pubblicità è stata gestita da 180solutions.

"Alcune aziende sfruttano sistemi articolati di auditing per questo problema, ma dovrebbero concentrarsi di più sull'operato delle società pubblicitarie che si affidano a network poco affidabili", si legge nel documento CDT. Schwartz è convinto che il modello economico su cui si basa il finanziamento degli adware sia decisamente intricato; gli inserzionisti dovrebbero essere più vigili sui movimenti dei loro soldi. "Molti non si preoccupano abbastanza della questione, speriamo che il nostro rapporto sensibilizzi le imprese al riguardo", ha dichiarato Schwartz. "Comunque, anche se forniremo la nostra documentazione alla FTC e ai procuratori generali di New York, Washington e del Texas non credo che per il momento depositeremo altre denunce".

Intanto il commissario della FTC, John Leibowitz, ha deciso di continuare a sostenere la campagna nei confronti delle aziende che abusano degli adware.

Dario d'Elia
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