PI: Come siamo messi sul Wireless? La liberalizzazione del Wi-Fi sta dando i suoi frutti? Voi proponente l'adozione di standard infrastrutturali e di tecnologie non proprietarie.. Basta questo a lanciare anche in Italia questo mercato? Nei giorni scorsi è arrivato anche l'ulteriore rinvio del WiMax...MF: Quello che bisognerà assolutamente evitare in Italia, è il ripetersi dell'allucinante vicenda delle licenze UMTS.
Allora sembrò un buon affare per le casse dello Stato, ma poi si è rivelato un boomerang in termini di mancata apertura del mercato delle comunicazioni italiane, in ritardo nella liberalizzazione del Wi-Fi, oggi del WiMax e così via; il WiMax dovrà prevedere licenze low cost, a dimensione provinciale; inoltre tutto il settore del wireless dovrà svilupparsi come eco-sistema delle frequenze, e questo vale tanto più per il Wi-Fi che lavora su frequenze libere e deve coesistere fra operatori diversi ma anche con dispositivi diversi.
E' inoltre fondamentale fare rispettare ruoli e regole ai soggetti interessati e fra questi, fondamentale, gli enti locali. Ma questo è un discorso abbastanza generale, che vale anche per il cavo; per questo abbiamo chiesto di creare il catasto nazionale delle infrastrutture TLC, da affittare in wholesale ai concorrenti, per creare finalmente questo eco-sistema e spostare risorse dalla duplicazione inutile di infrastrutture ai servizi da farci girare sopra. In fondo, le infrastrutture sia via cavo che wireless passano sempre sullo spazio pubblico, come le autostrade e le ferrovie.
PI: Rimanendo sulla questione dei controlli: uno dei nodi da sciogliere nelle TLC nostrane è il ruolo delle Autorità, sia quella del mercato che naturalmente quella delle TLC. Proprio al Convegno, l'Autorità TLC ha lamentato tagli ai fondi decisi dall'ultima finanziaria. Come si concilia questo con lo sviluppo della concorrenza nel settore in Italia?MF: L'AGCOM in questi anni non ha fatto quasi nulla di forte nel nostro settore, il risultato è Telecom Italia al 75 per cento, ritagliandosi una immagine di debolezza strutturale che ha autorizzato qualcuno a tagliarle i fondi, dicendole pure di cercarseli fra i privati; non si sa mai che l'AGCOM decidesse di cominciare a fare il proprio dovere, meglio colpirla quando appare debole e inefficace.
Io voglio ringraziare il commissario di AGCOM D'Angelo perché, contrariamente a qualcun altro, è rimasto pazientemente al convegno dall'inizio alla fine, si è accollato le pesanti critiche di molti oratori, pur essendo lui di fresca nomina e quindi non colpevole per l'operato di chi lo ha preceduto, insomma ha dato l'immagine di una Autorità che, finalmente forse, vuole cambiare stile, ascoltando anche chi la critica; ma per un cambio di stile ora i fondi servono: si troveranno?
D'altra parte servono le garanzie, per ostacolare ventilate operazioni mostruose nel nome della convergenza, tipo alleanze più o meno strette fra Telecom Italia e Mediaset, esperimenti mondiali di convergenza stile "Internet 2 all'italiana", che stroncherebbero qualsiasi concorrenza degli altri operatori del settore, ma sarebbero di fatto anche la morte della Comunicazione con la C maiuscola in Italia. E' quindi una cosa pericolosissima per tutti, è necessario che tutti gli organismi di controllo siano vigili, forti e indipendenti.
PI: Si è parlato spesso su Punto Informatico della difficoltà culturale del trasmettere alla politica una conoscenza delle cose della rete e della tecnologia sufficiente a portare al varo di normative che agevolino lo sviluppo e non rappresentino invece inutili fardelli. Assoprovider propone il varo di una Commissione Bicamerale che assuma questo ruolo. In che modo questo aiuterebbe a superare l'ostacolo?MF: Di Internet hanno finito con l'occuparsi diversi ministeri e diverse commissioni parlamentari, e non tutte competenti, come è inevitabile dato il tema. Questo ha portato al parto di "mostri legislativi", che curiosamente hanno colpito gli anelli deboli, consumatori e ISP, si veda il P2P.
E non dimentichiamoci l'esperimento di censura su Internet, una primizia mondiale, dei Monopoli di Stato sui siti per le scommesse, su autorizzazione dell'ultima Finanziaria omnibus della 14ma legislatura: se ci fosse stata una entità competente e permanente di consultazione dentro il Parlamento, probabilmente non ci troveremmo in questa situazione, che ci auguriamo venga subito corretta dal prossimo Governo e dal prossimo Parlamento.
PI: In occasione di quello stesso convegno, come segnalato da Punto Informatico, Telecom Italia ha accennato alla questione della "internet a due velocità" sposando in apparenza la necessità di abbracciare questo scenario. Il dibattito sta esplodendo negli USA ed ora si apre anche qui da noi. Che ne pensi? C'è da preoccuparsi?MF: Certo che c'è da preoccuparsi; mentre la nostra filosofia è rendere utile veramente al paese Internet, creare reti interoperabili, interconnesse ed aperte alla concorrenza, concentrando risorse su servizi a larga banda realmente utili sia ai privati che alle PMI, che permettano di risparmiare soldi e tempo, di diventare più efficienti, Telecom Italia propone Internet 2 per diffonderci su la televisione del futuro (o quello che sarà comunque il futuro broadcasting), e per giunta con una fortissima concentrazione in pochissime mani dei contenuti da inviarci su. Questo è uno dei problemi fondamentali della prossima legislatura e dei prossimi anni.
a cura di Paolo De Andreis