
Questa strategia è in parte dettata da una ovvia necessità tecnica ma è anche molto subdola. Non è possibile immettere sul mercato una versione di MS MediaPlayer dotata di un sistema DRM che faccia uso del Trusted Computing prima che il TPM sia ampiamente diffuso sui PC. Bisogna aspettare che il Fritz Chip si trovi su almeno il 70% o l'80% dei nuovi PC prima di tentare una simile operazione, pena il rigetto da parte del mercato.
Ma a quel punto il passaggio al TC avrà degli effetti devastanti. Da un lato non sarà più possibile acquistare e "consumare" materiali multimediali con un PC tradizionale e dall'altro non sarà più possibile trovare hardware e software "TC-free". L'utente si troverà in trappola.
Verificare la presenza del Fritz Chip con i programmi forniti dal costruttoreAlcuni produttori, tra cui IBM, forniscono all'utente dei programmi applicativi per consentirgli di usare subito il TPM (Fritz Chip) e prendere confidenza con esso, indipendemente dal supporto fornito da sistema operativo. In questo caso, è possibile utilizzare questi programmi per verificare la presenza del Fritz Chip. Se è possibile usare questi programmi, il sistema è sicuramente TC-compliant. Si tenga presente che, in alcuni casi, questi programmi possono essere scaricati da Internet ed usati liberamente per verificare il supporto TC di una intera famiglia di prodotti.
Consultare il manuale in cerca di tracceIn alcuni casi, è possibile stabilire se il sistema è dotato di funzionalità TC leggendo il manuale. Se il manuale fa riferimento a funzionalità crittografiche implementate in hardware (TPM), alla possibilità di creare chiavi di cifra e di conservarle su di un chip, allora il sistema è sicuramente TC-compliant, anche se può essere difficile dire a quale "standard" si attiene (quello, relativamente rispettoso dell'utente, stabilito dal TCG? Quello, molto più autoritario, stabilito da Intel e Microsoft?).
Cercare tracce del TC nel BIOS e nel Control PanelOltre che dalla consultazione del manuale, la presenza di funzionalità TC su alcune macchine può essere dedotta dalla presenza degli appositi strumenti di controllo nel BIOS e nel "Control Panel" del sistema operativo.
I sistemi TC-compliant hanno bisogno di un BIOS che sia in grado di attivare e disattivare il Fritz Chip, di creare e memorizzare le chiavi e di gestire le funzionalità TC del sistema. Se nel BIOS sono presenti le voci relative a queste operazioni, ed è possibile eseguire effettivamente almeno quelle fondamentali, allora il sistema è sicuramente TC-compliant.
Se nel Control Panel del sistema operativo sono presenti le voci necessarie ad eseguire alcune delle operazioni caratteristiche dei sistemi TC-compliant, come la cifratura "sigillata" di un file o di un intero file system, allora il sistema potrebbe essere TC-compliant. Per esserne certi è necessario eseguire materialmente una di queste operazioni ed assicurarsi che vada a buon fine.
Questa pignoleria è necessaria perchè alcune operazioni tipiche del TC possono essere eseguite anche dai normali sistemi, almeno in apparenza. Ad esempio, anche Windows (dai tempi di NT) è in grado di crittografare un file system ma lo fa "in software". Distinguere tra questa funzionalità e quella "in hardware" di un TPM può essere difficile. Per essere sicuri dei risultati della propria analisi è necessario focalizzarsi su funzionalità che solo un TPM può fornire, come la memorizzazione delle chiavi nel chip o la remote attestation.
Si tenga presente che non sempre questi controlli sono agevoli o possibili. Sul mercato sono presenti dei prodotti (specialmente laptop) che dispongono del Fritz Chip ma che non mettono a disposizione dell'utente nessuno strumento per sfruttarne le funzionalità, né a livello di Control Panel né a livello di programmi dimostrativi. In questo caso, l'unica traccia della presenza del Fritz Chip si trova nel BIOS, a causa delle funzionalità necessarie alla sua gestione.
In alcuni casi, i produttori non si curano nemmeno di dichiarare la presenza del Fritz Chip nel manuale d'uso e nei depliant pubblicitari. Tutto questo dimostra, ancora una volta, come il Trusted Computing non sia una funzionalità destinata all'utente finale, che infatti non viene nemmeno informato della sua presenza, ma piuttosto ai fornitori di software e di contenuti multimediali.