Scrutinio elettronico, è tempesta

Molti si interrogano sul funzionamento delle macchine che in alcune zone d'Italia velocizzeranno le operazioni di voto. L'inchiesta di Diario suscita un polverone e Pisanu denuncia gli autori. Grillo: uno strano odore nell'aria

Roma - Ci vorrà tempo, molto più tempo di quello che ci separa dalle prossime politiche, per conoscere tutti i risvolti di una vicenda che sta sollevando notevole attenzione in rete. Di mezzo c'è l'informatica, le commesse governative e il voto elettronico. Ma il polverone si è alzato su e dopo una inchiesta di Diario, un documento che non è andato giù al ministro dell'Interno Pisanu, che ha denunciato per diffamazione la celebre pubblicazione.

Diverse le accuse riportate nell'inchiesta: secondo Diario infatti nella pugna che precede le elezioni si è persa di vista la questione voto elettronico, che alle prossime politiche riguarderà il suffragio di circa 11 milioni di italiani. Come ben sanno i lettori di Punto Informatico, si tratta di procedure ampiamente sperimentate che il 9 e 10 aprile saranno applicate su vasta scala, come già annunciato dal Governo lo scorso dicembre.

La bagarre nasce proprio dalle modalità dello scrutinio digitale. Secondo l'inchiesta, ripresa da Beppe Grillo che parla di "strano odore nell'aria", a sollevare dubbi sono i criteri di nomina dei 18mila operatori informatici che riporteranno su chiavette USB lo scrutinio di 12.680 sezioni elettorali, la sicurezza delle chiavette stesse e della trasmissione dei dati al Viminale nonché il coinvolgimento di alcune imprese nell'operazione tramite trattativa privata. Il ricorso alla trattativa privata è giustificato dal Dipartimento all'Innovazione con necessità d'urgenza che però gli autori dell'inchiesta non condividono: "Quale urgenza, visto che le elezioni di aprile arrivano al termine naturale della legislatura?"
Su quest'ultimo punto si sollevano le maggiori polemiche: le quattro società coinvolte in un appalto da 34 milioni di euro sono quelle che han portato avanti la sperimentazione degli anni scorsi, vale a dire Telecom Italia (trasmissione dati e hardware), EDS (di Ross Perot, per il software e il coordinamento degli operatori), Accenture (consulenza) e Adecco (società di lavoro interinale, fornirà gli operatori). Su tutte e quattro le società Diario polemizza e attacca: "Il nome più noto dell'azienda (Accenture, ndr.) è Gianmario Pisanu, partner di Accenture e figlio del ministro dell'Interno Giuseppe Pisanu". "Sarà l'azienda di Gianmario Pisanu - continua Diario - a inviare i dati elettorali al Viminale dove li accoglierà, paterno, Giuseppe Pisanu (candidato di Forza Italia in Puglia)".

L'articolo si conclude osservando come in quattro regioni considerate "critiche" per l'esito del voto siano state piazzate infrastrutture e procedure di questo genere, in cui "la correttezza delle elezioni italiane è affidata (...) alle chiavette USB (...)" e proprio in un momento in cui Telecom acquista pagine di giornali per ribadire di non essere coinvolta nelle intercettazioni abusive e in cui nel Lazio c'è lo scandalo intercettazioni elettorali.

Grillo, che riporta il pdf con l'inchiesta pubblicata da Diario, aggiunge come "l'applicazione informatica usata per lo scrutinio elettronico è inoltre oggetto di contestazione da parte della Ales, un'azienda italiana che ne rivendica la paternità". A detta della Ales, infatti, EDS avrebbe sottratto quell'applicativo: in questo senso è già partita una denuncia con richiesta danni e una diffida all'uso di quel software per le prossime elezioni.

A fronte di queste polemiche il Governo e in particolare il ministro Pisanu, come accennato, non sono rimasti a guardare. Secondo un'ANSA di venerdì la querela annunciata dal Ministro verrà sporta "nei confronti del settimanale Diario e di quanti altri divulghino le affermazioni gravemente diffamatorie contenute nel numero apparso oggi in edicola".

A gettare acqua sul fuoco è stato il leader dell'Unione Romano Prodi secondo cui "il Ministro dell'Interno ha comunque detto che fanno prova le schede elettorali, e a quanto ho capito, i voti elettronici dovrebbero essere solo utili ad affrettare le operazioni". Secondo Prodi "Dobbiamo semplicemente stare attenti alle nuove tecnologie". Ma sono anche altri, tra gli addetti ai lavori, a ritenere ingiustificate certe accuse e a tentare di riportare il dibattito su un terreno di maggiore concretezza.

Eppure, forse anche per il clima tempestoso della campagna elettorale, la questione potrebbe non finire qui: già sabato si è tenuta una prima conferenza stampa dal titolo Questo voto elettronico garantisce la democrazia? a cui hanno partecipato tra l'altro proprio gli autori dell'inchiesta di Diario nonché rappresentanti della rivista Micromega. Intanto in rete non si parla d'altro: Articolo21 titola "Aprile. Elezioni private", CaniSciolti parla di "inciucio del voto", e molti commenti affiorano su Usenet.
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