Dissidenti web, il Vietnam nega un arresto

Non capita spesso che il regime risponda alle accuse di aver arrestato un utente internet troppo coinvolto in discussioni sulla Democrazia. Una negazione che fa sperare nel futuro. E che conferma gli altri arresti

Hanoi (Vietnam) - Si è alzata inattesa una polemica attorno al presunto arresto di un cyber-dissidente vietnamita, una polemica che getta una qualche luce sulle politiche di Hanoi: il Governo ha infatti negato che nelle scorse settimane sia stato fermato un uomo il cui arresto, invece, era stato denunciato da Repoters sans frontières (RSF).

In particolare, nelle scorse ore un portavoce del ministero degli Esteri ha trasmesso una dichiarazione attorno al caso sollevato da RSF che per quanto laconica è per certi versi rivoluzionaria, in quanto offre una posizione ufficiale di Hanoi: "Le agenzie governative autorizzate hanno dichiarato che non c'è stato alcun arresto lo scorso 11 marzo 2006".

L'affermazione di Hanoi sembra dunque sconfessare quanto riportato da RSF, che però ha inserito sul proprio sito un file mp3 che documenta la conversazione che stava avendo da un Internet café l'arrestato, che interagiva sui forum di Paltalk.com, interrotta però da un raid della polizia nel locale.
Non solo, in una nota RSF afferma: "Siamo felici che il governo vietnamita abbia finalmente accettato di dare informazioni su questo caso. Ci appelliamo a loro affinché facciano lo stesso per altri tre utenti Internet di Paltalk che le nostre fonti ci dicono che sono stati arrestati ad Ho Chi Minh City alla fine di ottobre 2005". "Nei fatti - sottolinea RSF - le autorità stanno negando questo quarto arresto ma non hanno mai né confermato né negato gli arresti di Truong Quoc Tuan, Truong Quoc Huy e Lisa Pham". Tutto il caso è descritto da RSF su questa pagina.

Va detto che il Vietnam negli ultimi anni è sembrato aprire qualche spiraglio alla diffusione della tecnologia ma più volte si è mosso per garantire censure sulla rete, considerata da membri del Partito comunista al potere una possibile arma in mano ai controrivoluzionari. Alla lunga storia di repressioni e condanne per cyberdissidenti, il regime sembra ora lentamente sostituire atti di magnanimità. Ma, come indicano i molti arresti di cui ancora non si sa alcunché, la strada è lunga.
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