AdWords permette violazioni di copyright?

Lo sostiene un tribunale statunitense: acquistare parole-chiave associate a brand altrui per pubblicizzare il proprio sito può costituire violazione della proprietà intellettuale

Saint Paul (USA) - Un giudice dello stato del Minnesota ha accettato la denuncia per violazione di proprietà intellettuale inoltrata dall'agenzia immobiliare Edina Realty nei confronti di un concorrente, accusato di aver acquistato la parola chiave Edina Realty per avere più visibilità attraverso il programma AdWords di Google.

Il tribunale ha così avviato l'istruttoria del processo, convinto che l'acquisto di parole chiave di proprietà altrui, utilizzate a fini autopromozionali, possa effettivamente costituire un reato contro il copyright.

Secondo l'esperto di diritto Eric Goldman il caso costituisce "un precedente importante", che può mettere nei guai Google. Il motore di ricerca californiano, a differenza del competitor Yahoo, permette l'acquisto di parole chiave senza controllarne l'effettiva paternità intellettuale. "Legalmente rischiosissimo", sottolinea Goldman.
In questo modo, un'azienda può utilizzare il brand di un avversario per creare "una campagna promozionale scorretta", sostiene l'esperto. "Il risultato di questo processo potrà indurre una contrazione nel mercato della pubblicità testuale basata su parole chiave", conclude in un intervento sul suo blog.

Google controlla mediamente oltre la metà del mercato internazionale del marketing testuale online negli USA, secondo un recente studio di WebSideStory. BigG ha già dovuto fronteggiare un'accusa di violazione del copyright tramite AdWords, risoltasi senza condanne ma con un accordo mutuale ed un risarcimento danni.
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