Pedopornografia online, parla una vittima

Un giovane mette a nudo alcuni particolari sugli imprenditori della pornografia infantile online che hanno approfittato della sua giovane età. Ed accusa il governo degli Stati Uniti: non riuscite a proteggere i minori

Washington (USA) - Si chiama Justin Berry, diciannovenne. All'età di tredici anni è stato vittima del più viscido mercato digitale: quello della pornografia infantile. Berry è finalmente riuscito a raggiungere il parlamento federale di Washington DC e gridare tutto il suo risentimento agli esponenti del Dipartimento di Giustizia: i suoi aguzzini, al giorno d'oggi, sono ancora impuniti.

"Credevo che il governo degli Stati Uniti proteggesse i minori dai maniaci su Internet", accusa Berry, "ma invece mi sono sbagliato". Il caso di Berry è emerso durante un'inchiesta di un giornalista del New York Times, che ha raccolto tutte le testimonianze della giovane vittima. Berry ha iniziato il proprio viaggio nell'oscuro mondo della pornografia infantile quando, a tredici anni, è stato contattato da alcuni "predatori" su un servizio di messaggistica istantanea.

"Dal giorno in cui ho esposto il caso del ragazzo ai giudici ed al governo", dice l'autore dell'inchiesta, Kurt Eichenwald, "sono passati quasi due mesi e nessuno è intervenuto, pur sapendo che con quelle informazioni si sarebbero salvati molti altri giovani".
"A tredici anni pensi che queste persone siano tue amiche", ha dichiarato, "e ti fidi di loro perché sono gentili e ti fanno sentire importante". Il ragazzo, figlio di una coppia separata, si è trovato sempre più solo di fronte al monitor. Di lì a poco, Berry ha iniziato a ricevere proposte in denaro per apparire nudo di fronte ad una webcam ed ha incautamente accettato. Le sue immagini sono poi finite su alcuni siti gestiti da pedofili, stando alla testimonianza del giovane.

Siti che secondo le dichiarazioni di Berry "fanno guadagnare milioni di dollari" a centinaia di migliaia di aguzzini. "Ci sono moltissimi bambini che stanno vivendo l'orrore che ho vissuto io", ha riferito di fronte al parlamento federale, "e vi garantisco che in qualsiasi distretto giuridico ci sono vittime di pedofili che agiscono online e pagano per vederli nudi".

Un portavoce del Dipartimento di Giustizia, intervistato dal New York Times, ha dichiarato che "il governo degli Stati Uniti usa tutte le risorse possibili per proteggere i giovani e strapparli dalle grinfie dei pedofili che vagano per Internet". Negli ultimi tempi gli Stati Uniti hanno avviato una serie di indagini finanziarie per individuare con precisione le coordinate e le dinamiche del mercato della pedopornografia, che pare muoversi attorno ai servizi per il trasferimento elettronico di denaro, come ha rivelato Justin Berry.

"E' il minimo che possiamo fare per togliere di mezzo i maniaci", rivela il presidente del Centro Americano per i Bambini Scomparsi, "perché se eliminiamo le fonti di guadagno, gli imprenditori del pedoporno non avranno più niente con cui mantenersi".
TAG: pedoporno
58 Commenti alla Notizia Pedopornografia online, parla una vittima
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  • Beh io ho 13 anni e se devo dire la verità è capitato anke a me di avere a che fare con dei pedofili, ma ho fiutato il pericolo e li ho ignorati e segnalati sulle chat e bloccati sui programmi di messaggi instantanei.
    Secondo me a 19 anni ha fatto questo o perchè gli bruciava vedere che fine avevano fatto i suoi video, o x farsi un pò di pubblicità...
    Ma questo non toglie che avrebbe benissimamente potuto chiedere che fine facevano quei video...
    Ti piacevano i soldi?
    Non avevi problemi a farti vedere nudo in cam?
    Ora pentiti in silenzioSorride
    non+autenticato
  • non si e` ben capito da cosa voleva essere protetto esattamente

    degli idioti l'hanno pagato x vedere il suo attrezzo in una webcam

    e il problema sarebbe... ?
    non+autenticato
  • > non si e` ben capito da cosa voleva essere
    > protetto esattamente
    >
    > degli idioti l'hanno pagato x vedere il suo
    > attrezzo in una webcam
    >
    > e il problema sarebbe... ?

    Che adesso sanno tutti che ce' l'ha piccolo?

    Scherzi a parte penso che voglia invitare a vigilare di piu' sugli incontri on-line dei propri figli.
    non+autenticato
  • farsi le seghe in cam guadagnando soldi è un abuso? mi pare un ragazzotto furbo e sorridente che vuol essere famoso per delle menate!!
    certo è che se queste sono le vittime della pedofilia....in internet possiamo stare tranquilli!!
    non+autenticato
  • Rotfl.

    Sono ben altri i bambini che la legge non protegge da questi bastardi.
    non+autenticato
  • > Sono ben altri i bambini che la legge non
    > protegge da questi bastardi.

    Ehi si parla di un bambino mica di una pornostar.
    non+autenticato

  • - Scritto da: Anonimo
    > > Sono ben altri i bambini che la legge non
    > > protegge da questi bastardi.
    >
    > Ehi si parla di un bambino mica di una pornostar.

    ah si.
    Si parla di una bambino E di una pornostar.
    non+autenticato


  •         Nel maggio del 2001, il Cardinal Joseph Ratzinger, attuale Papa Benedetto XVI, inviò una lettera confidenziale a tutti i vescovi cattolici per proteggere la Chiesa nascondendo gli abusi sessuali sui bambini. Tali abusi dovevano rimanere segreti fino a 10 anni dopo che le vittime avessero raggiunto l'età adulta. Chi avesse violato il segreto sarebbe stato punito anche con la scomunica.

    L'articolo sul Guardian:

    Il papa ha ?occultato? l?inchiesta sugli abusi sessuali

    di Jamie Doward

    Una lettera confidenziale rivela che Joseph Ratzinger ordinò ai vescovi di non svelare gli abusi sessuali su minori perpetrati da ecclesiastici.

    Papa Benedetto XVI ha dovuto recentemente far fronte alle dichiarazioni che lo accusano di aver ?ostacolato la giustizia?, in riferimento alla sua volontà di mantenere segreta l?inchiesta interna della Chiesa cattolica sullo scandalo degli abusi sessuali su minori.

    L?ordine venne impartito tramite l?invio di una lettera segreta - di cui l?Observer è entrato in possesso - inviata nel maggio del 2001 ad ogni vescovo della Chiesa cattolica.

    Nella lettera si affermava come la Chiesa dovesse riservarsi il diritto di non rendere pubbliche le proprie indagini per fino a 10 anni dal momento in cui le vittime degli abusi avessero raggiunto l?età adulta. La lettera portava la firma del cardinale Joseph Ratzinger, il successore di Giovanni Paolo II.

    I legali delle vittime hanno dichiarato che questa iniziativa aveva un duplice obiettivo: evitare che le ipotesi di reato diventassero di pubblico dominio e impedire che gli organi di polizia ne venissero a conoscenza. Gli avvocati accusano Ratzinger di aver commesso una chiara azione di ostacolo al normale corso della giustizia.

    La lettera, che menzionava il compimento di ?peccati molto gravi?, fu inviata dalla Congregazione per la Dottrina della Fede, l?ufficio vaticano di fatto erede della Santa Inquisizione, per lungo tempo diretto da Ratzinger. Veniva chiaramente illustrata la posizione della Chiesa in merito a diverse questioni, dalla celebrazione del sacramento dell?eucarestia non da parte di cattolici alle molestie sessuali perpetrate da clericali nei confronti di minorenni.

    La lettera di Ratzinger affermava che in questi casi la Chiesa poteva legittimamente rivendicare una propria autonoma giurisdizione.

    La lettera affermava che la ?giurisdizione? della Chiesa doveva avere inizio dal giorno in cui il minore avesse compiuto i 18 anni d?età e, inoltre, per i successivi 10 anni.

    Essa prevedeva come i resoconti delle ?indagini preliminari? su ogni singolo caso di abuso dovessero essere inviate all?ufficio di cui Ratzinger era a capo, il quale si riservava l?opzione di riferirne a speciali tribunali privati, al cui interno le cariche di giudice, pubblico ministero, notaio e rappresentante legale venivano ricoperte esclusivamente da ecclesiastici.

    ?Situazioni di questo tipo sono coperte dal segreto pontificio?, concludeva la lettera di Ratzinger. L?infrazione del segreto pontificio in qualsiasi momento del periodo dei dieci anni di giurisdizione della Chiesa veniva intesa come una grave azione, perseguibile anche attraverso la minaccia di scomunica.

    Della lettera di Ratzinger si è fatto riferimento in una causa avviata contro una chiesa del Texas all?inizio di quest?anno, a difesa di due giovani vittime di abusi. I legali hanno accusato Ratzinger di aver cospirato per ostacolare il corso della giustizia.

    Daniel Shea, il legale delle due vittime che ha divulgato la lettera, ha affermato: ?La lettera si commenta da sola. Bisognerebbe chiedersi: perché mai il segreto sulle indagini deve rimanere così a lungo? È un?ostruzione al normale corso della giustizia?.

    Padre John Beal, professore di diritto canonico all?Università Cattolica degli Usa, nel corso della propria deposizione l?otto aprile dell'anno scorso, ha riferito sotto giuramento all?avvocato Shea come la lettera ampliasse i poteri di giurisdizione e di controllo della Chiesa sui crimini sessuali perpetrati da ecclesiastici.

    La lettera di Ratzinger era stata co-firmata dall?arcivescovo Tarcisio Bertone, il quale due anni fa rilasciò un?intervista nella quale accennava alla contrarietà della Chiesa nel consentire a soggetti esterni di indagare sui presunti abusi sessuali perpetrati. ?Secondo il mio punto di vista, la richiesta secondo cui un vescovo debba essere obbligato a denunciare agli organi di polizia gli atti di pedofilia commessi da un prete è completamente infondata? disse Bertone.

    L?avvocato Shea ha contestato l'ordine secondo il quale i presunti casi di pedofilia debbano essere giudicati solo da tribunali segreti. ?Essi impongono procedure di riservatezza. Se le agenzie di investigazione scoprono il caso, possono occuparsene. Ma non si può indagare su un caso se non lo si scopre mai. Se si impone di mantenere il riserbo prima per diciotto anni e poi per altri dieci, i responsabili la faranno franca?, ha aggiunto.

    Un portavoce dell'ufficio stampa del Vaticano ha rifiutato di commentare ciò che è stato detto sul contenuto della lettera. ?Non trattandosi di un documento pubblico, non è possibile parlarne? ha detto.

    L'articolo originale in inglese è al seguente indirizzo:

    www.guardian.co.uk/pope/story/0,12272,1469131,00.html
    non+autenticato
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