TRE, multa cumulativa per pubblicità ingannevoli

L'Antitrust multa l'operatore per due pubblicità valutate come ingannevoli, ma riduce l'importo della sanzione per garantirne la proporzionalità alle sue risorse economiche

Roma - Ancora una volta è l'operatore TRE a finire nel mirino dell'Antitrust per pubblicità ingannevole. Ma questa volta, contrariamente a quanto avvenuto in precedenza, l'Antitrust non ha ritenuto opportuno infierire su un operatore in condizioni economiche non proprio esaltanti, irrogando una sanzione di 15.700 euro.

Come spesso accade, il Garante per la Concorrenza ha agito su segnalazione. In questo caso la richiesta di intervento, datata 13 settembre 2005, è pervenuta da parte di Federconsumatori e Adusbef, per la presunta ingannevolezza di due spot televisivi, l'uno avente ad oggetto la promozione "Voglio 3" e l'altro relativo al piano tariffario per le aziende "B.smart".

Come si legge nel bollettino pubblicato ieri dall'Antitrust, per gli spot relativi a "Voglio 3" è stata segnalata l'illeggibilità delle scritte in sovrimpressione contenenti limitazioni dell'offerta, nonché l'omissione di indicazioni utili alla comprensione dell'effettiva portata della promozione.
La presunta ingannevolezza del messaggio relativo al piano tariffario per le aziende "B.smart" deriverebbe, invece, dall'illeggibilità delle scritte in sovrimpressione "fino a 300 minuti di chiamate e 300 minuti di videochiamate alla settimana", "scatto alla risposta 12,5 cent/?. Prezzi iva esclusa", nonché di quelle relative alla copertura territoriale del servizio che limiterebbero la fruibilità del piano tariffario. Inoltre, in nessuna parte del messaggio emergerebbe la circostanza che il costo delle videochiamate oltre la soglia dei 300
minuti alla settimana sarebbe pari a 82,5 centesimi di euro al minuto.

I messaggi segnalati, secondo l'Antitrust, in quanto "riconducibili a due distinte condotte dell'operatore pubblicitario" sono stati valutati separatamente. I profili di ingannevolezza riguardano il disallineamento tra le caratteristiche economiche e le modalità di prospettazione delle stesse: il Garante ha ravvisato infatti che in tali messaggi si pubblicizzerebbe con enfasi, rispettivamente, la possibilità di "prendere" un videotelefono a partire da 3 euro (non pagando la tassa di concessione governativa fino al 2020) abbonandosi a TRE, rigettando la giustificazione dell'operatore, che a propria discolpa ha dichiarato all'Authority: "Il consumatore non potrebbe essere indotto a pensare che il terminale venga trasferito in proprietà in quanto lo speaker annuncia "abbonati a TRE. Puoi prendere un videofonino a partire da 3 euro" senza che venga in alcun modo utilizzata la parola acquisto od alcun altra parola che possa far evincere o indurre il consumatore a pensare che il telefono, vista anche l'esigua somma che viene versata come corrispettivo, viene ceduto in proprietà ed i super su banda nera indicano: Videofonino in comodato d'uso (..)"

"In via generale - continua l'Antitrust - si ricorda che secondo l'orientamento consolidato dell'Autorità, nel settore della telefonia, caratterizzato dal proliferare di promozioni e piani tariffari anche molto articolati, completezza e comprensibilità delle informazioni si qualificano come un onere minimo dell'operatore pubblicitario soprattutto al fine di consentire la percezione dell'effettiva convenienza degli stessi. In questa prospettiva, la completezza della comunicazione deve coniugarsi con la chiarezza delle condizioni di fruizione delle offerte pubblicizzate".

La quantificazione dell'ammenda è, all'interno del provvedimento, descritta in modo complesso.

Per le campagne pubblicitarie esaminate, successivamente corrette dall'operatore ad onor del vero, l'importo della sanzione pecuniaria era stato fissato in 7.600 euro per la promozione "Voglio 3 - No tax" e in 8.100 euro per la promozione del piano tariffario "B.smart". Per il carattere recidivo di TRE, già colpito da provvedimenti analoghi dall'Antitrust, si era ritenuto di irrogare all'azienda la sanzione pecuniaria di 12.600 euro per la prima promozione e di 13.100 euro riguardo alla seconda (complessivamente, 25.700 euro).
"Considerato, tuttavia, - recita infine il provvedimento - che (...) ai fini di garantire la proporzionalità della sanzione alle risorse economiche dell'agente, di tenere presente la situazione economica di quest'ultimo e che, nel caso di specie, risulta che l'operatore pubblicitario abbia registrato delle perdite, si ritiene di compensare l'incremento applicato per l'aggravante della recidiva con la riduzione necessaria per adeguare l'importo della sanzione alla situazione economica dell'operatore pubblicitario".
La sanzione pecuniaria complessiva è stata ridotta, quindi, a 15.700 euro.

Un importo che non mancherà di suscitare polemiche: in più di un'occasione, le associazioni di consumatori hanno sollevato la questione della mitezza delle sanzioni comminate dall'Antitrust agli operatori perché ritenute esigue e non esemplari, ma soprattutto sproporzionate al vantaggio economico che le aziende stesse avrebbero conseguito.

Dario Bonacina
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