martedì 11 aprile 2006

DTT, gli enti locali non ci stanno

Il T-Government non decolla? Breve incontro di Punto Informatico con alcune delle istituzioni locali che hanno rinunciato ai fondi stanziati per lo sviluppo di piattaforme dedicate. Ecco cosa è successo a Torino e Varese

DTT, gli enti locali non ci stannoRoma - Pochissimi soldi da gestire, progetti troppo costosi dall'incerto vantaggio, partnership con privati poco produttive per la parte pubblica, utenza ancora troppo scarsa. Sono queste solo alcune delle ragioni che hanno indotto la Provincia di Trento, il Comune di Torino e quello di Varese a rinunciare ai fondi messi a disposizione del primo bando Cnipa del 2004 che sembrava dover segnare una svolta nella diffusione del DTT, soprattutto per i servizi della pubblica amministrazione e di quel T-gov che ancora non c'è.

Eppure il Cnipa ha già pubblicato un secondo bando, anche questo ricco, in apparenza, vista l'enorme quantità dei progetti che saranno finanziati. E proprio in questo nuovo importo (1.760.000 euro) sono confluiti i finanziamenti rifiutati (poco più di 500mila euro) che erano destinati alle tre amministrazioni pubbliche che, invece, hanno trovato più vantaggioso rinunciare piuttosto che arrischiarsi in una avventura giudicata troppo nebulosa.

Abbiamo voluto approfondire le ragioni della rinuncia e capire perché quei progetti non vedranno la luce e, soprattutto, a cosa rinunceranno i cittadini.
Il caso del Comune di Varese
"Perché abbiamo rinunciato? Guardi, al Comune di Varese spettava una cifra di 340.000 euro. Poi sono stati rimodulati in 180.000. Tolta la cifra del privato, la spesa per noi si sarebbe tramutata in 120.000 euro. Importo decisamente elevato per il nostro ente".

L'ingegnere Pietro Vassalli è il responsabile del settore innovazione ed ha curato in prima persona la preparazione del progetto e le fasi culminanti di TVarese. "In questo tipo di progetti - spiega - il partner privato conta moltissimo, ma ha obiettivi diversi rispetto all'ente pubblico. Questo non agevola il dialogo; l'impresa mira soprattutto a creare standard che possano poi essere riutilizzati e rivenduti, in sostanza guadagnarci, il Comune no".

Secondo l'amministrazione comunale partire alla grande per poi realizzare un progetto a risparmio per mancanza di sovvenzioni sarebbe stata una attività con grandi rischi e pochi risultati. "Il Governo - spiegano a Punto Informatico i responsabili - ha voluto accontentare troppe persone e così ci ha costretti a snaturare il nostro originario progetto. In altre parole cambiare l'anima, l'iniziativa, i servizi, la qualità e la quantità dell'offerta. Ci siamo guardati negli occhi ed abbiamo deciso che il gioco non valesse la candela. Abbiamo risparmiato una cifra importante che abbiamo utilizzato per bisogni più urgenti".

Il problema a Varese è stato caratterizzato anche dall'arrivo del commissario ad acta e dunque dall'uscita di scena del sindaco: quando questo succede si bada solo alla ordinaria amministrazione. Inoltre, una televisione privata locale che in un primo momento aveva deciso di non partecipare ha poi cambiato idea ed ha puntato decisa sul digitale terrestre iniziando a fornire alcuni servizi. A quel punto sembrerebbe che l'amministrazione comunale, anche in considerazione del fatto che un'emittente e alcuni servizi già c'erano, abbia deciso di non "intralciare" il cammino del privato locale. E questo sebbene proprio con questo privato il Comune stia lavorando a qualche ipotesi per far decollare almeno alcuni dei servizi naufragati assieme ai fondi Cnipa.

Punto Informatico: In cosa consisteva il progetto abortito?
Pietro Vassalli: Il progetto consisteva sostanzialmente nella convergenza di una piattaforma di servizi. Si trattava di reindicizzare tutti i contenuti già presenti sul web ed integrarli nel DTT. Sostanzialmente, servizio di informazioni unidirezionale anche se avevamo pensato alla possibilità di sviluppare altri servizi amministrativi legati all'anagrafe o alla carta d'identità elettronica.
Avevamo pensato per esempio di dare l'opportunità di stamparsi quei certificati sostitutivi direttamente a casa in modo da velocizzare le pratiche. Ma il vero problema riguarda la cultura e la penetrazione del mezzo. Ipotizzare un televideo migliorato e graficamente più bello attira al momento molto poco.

PI: Ma allora il vero problema di questi bandi, secondo lei, qual è?
PV: Al momento della pubblicazione la cosa sembrava effettivamente molto appetitosa ma, tecnologicamente parlando, erano altri tempi. E molti sono stati solleticati dall'idea: sono stati presentati tantissimi progetti. E' logico che se si attinge tutti dallo stesso bacino c'è meno acqua per tutti e chi ha più risorse va avanti, gli altri sono costretti ad abbandonare la corsa. Secondo me era opportuno organizzare i finanziamenti in maniera diversa... magari premiare solo i 10 progetti migliori ma finanziarli al 100% invece che tanti progetti finanziati per una piccola parte".

Ma anche un grande Comune come Torino ha per ora rinunciato al DTT pubblico-privato. Ecco perché.
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