Blogosfera e quotidiani sempre più vicini

Pluck, che offre un servizio di aggregazione per oltre 600 blog, sigla un accordo con Washington Post, San Francisco Chronicle ed altri importanti gruppi editoriali. I post più interessanti troveranno spazio sui grandi quotidiani

San Francisco (USA) - Pluck, l'azienda statunitense proprietaria dell'aggregatore BlogBurst, ha siglato un'intesa con alcuni dei più importanti gruppi editoriali americani per pubblicare i migliori articoli dei blog più seguiti direttamente sulle colonne di quotidiani come il Washington Post ed il San Francisco Chronicle.

La convergenza tra media personali e stampa tradizionale esce finalmente dal reame della sola teoria: "Entro la fine dell'anno", dice l'AD di Pluck, Dave Panos, "assisteremo a centinaia di quotidiani che utilizzeranno i contenuti messi a disposizione dal nostro aggregatore di blog". Già si parla di blog outsourcing, inteso come un nuovo modello di business per l'intera industria editoriale.

Invece di ingaggiare intere redazioni, i quotidiani potranno acquistare contenuti specialistici direttamente dal network di BlogBurst e pubblicarli sia su carta, sia su Internet. Un comitato d'esperti formato da specialisti selezionerà di volta in volta gli articoli più interessanti dalle pagine dei membri di BlogBurst, così da garantirne un alto livello di qualità.
Solo i contenuti selezionati verranno offerti da BlogBurst e comprenderanno un ventaglio di possibilità variegato e variopinto: dalla cronaca tecnologica fino alla critica cinematografica, dall'analisi dei mercati fino alle indiscrezioni politiche. BlogBurst attualmente sta cercando collaboratori per trattare alcuni temi "caldi", tra i quali spiccano viaggi, cibo, intrattenimento ed argomenti femminili. Gli unici requisiti? Informalità e puntualità, oltre all'obbligo della lingua inglese.

Nessuno può dire con certezza se Pluck riuscirà ad innescare una piccola rivoluzione nel panorama dell'informazione, ma il parere di alcuni esperti è inequivocabile: "La linea di confine tra i media tradizionali e quelli telematici di nuova generazione sta lentamente scomparendo", dice Jeff Jarvis, un critico televisivo intervistato dai cronisti di Reuters.

Sarà vero? Resta da capire come (ma soprattutto quanto) questo modello possa essere proficuo. Non tanto per i grandi editori, che avranno a disposizione contenuti sempre freschi e spesso accattivanti, quanto per i singoli autori. Solitamente, in editoria così come in informatica, la parola outsourcing significa maggiori guadagni per l'azienda che investe, ma difficilmente per chi produce.

Tommaso Lombardi
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