BT Italia è in arrivo

Già presente nel nostro Paese con un brand abbinato ad altre aziende di cui ha acquisito il controllo, l'operatore intende mostrarsi col proprio volto british. Il quadro

Milano - Si presenterà come BT Italia, probabilmente entro la fine del 2006, la filiazione nostrana del colosso britannico delle TLC British Telecom, coronando in questo modo la campagna di colonizzazione attuata in questi anni nel mercato del nostro Paese.

Non dimenticando l'appartenenza di I.Net al Gruppo BT (che dal 1999 controlla la società, forte di una quota del capitale pari al 50,82%), le ultime operazioni portate a termine dall'operatore britannico sono storia piuttosto recente. A fine 2004 c'era stata ufficialmente l'acquisizione della maggioranza del capitale di Albacom, a cui BT ha abbinato il proprio nome nel nuovo brand BT Albacom, consentendo così una graduale introduzione del proprio marchio in terra italiana, strategia già conosciuta e utilizzata da altri gruppi (come ad esempio nella staffetta dei brand Omnitel-Vodafone).

A fine 2005, più o meno ad un anno di distanza, l'acquisizione del controllo di Atlanet, operatore che attualmente mantiene "intatto" il proprio brand, pur avendo recentemente comunicato a tutta la propria clientela l'ingresso nel Gruppo BT (annunciando l'assoggettamento di Atlanet all'attività di direzione e coordinamento di Albacom SpA).
Se si aggiunge a tutto ciò il controllo di Basictel, società dotata di una rete in fibra di oltre 8.500 km già controllata al 100% da Albacom dalla fine del 2003 (dopo l'acquisizione delle quote che facevano capo alle Ferrovie dello Stato), il Gruppo BT dispone oggi in Italia di un'infrastruttura eterogenea, formata dalle reti detenute da operatori che, separatamente, avevano come target la clientela business e che oggi, con un opportuno sfruttamento di sinergie tecnologiche e finanziarie, possono consentire al Gruppo BT di estendere la propria offerta anche alla clientela residenziale. Con il nome di BT Italia, già registrato da Albacom anche come dominio di secondo livello ("btitalia" e "bt-italia") con i TLD.it e.com.

Probabilmente BT importerà anche in Italia tecnologie già utilizzate e commercializzate sul patrio suolo, come BT Fusion, che fonde telefonia tradizionale e VoIP in una soluzione che potrebbe competere con soluzioni convergenti già in fase di sviluppo come il cosiddetto supertelefono di Telecom Italia basato su tecnologia UMA.

Per completare l'opera, BT avrebbe bisogno di un appoggio "mobile". Ma non è un mistero la sua "confidenza" con Vodafone, operatore anch'esso con radici britanniche e ramificazioni italiane, e che con la propria rete potrebbe fornire un valido supporto. Chissà che un'apertura sul fronte dell'operatore virtuale non contribuisca proprio a favorire progetti di questo tipo.

Dario Bonacina
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