USA, un supercomputer per i nanochip

Ci sono IBM e i suoi partner dietro la realizzazione di uno dei più grandi centri di supercalcolo al mondo. Si lavorerà su transistor delle dimensioni di pochi atomi grazie alle nuove nanotecnologie

Troy (USA) - IBM contribuirà, insieme allo Stato americano di New York, alla creazione di quello che viene definito il più grande centro universario di supercalcolo al mondo. Il progetto, in cui verranno investiti 100 milioni di dollari , avrà il compito di sviluppare nuovi semiconduttori basati sulle nanotecnologie.

Il centro, denominato Computational Center for Nanotechnology Innovations (CCNI), verrà istituito presso il Rensselaer Polytechnic Institute di Troy, nello stato di New York, e sarà operativo entro la fine dell'anno. Oltre ad IBM, tra i fornitori di tecnologia vi saranno anche Cadence, produttore di impianti per la produzione di chip, e AMD, che fornirà i propri processori Opteron.

Al momento non ci sono dettagli sui sistemi di calcolo che verranno utilizzati all'interno del centro, ma è presumibile che IBM "presterà" uno o più supercomputer Blue Gene. La potenza di calcolo del CCNI verrà utilizzata dai ricercatori per eseguire complesse simulazioni tridimensionali di circuiti e altri componenti nanoelettronici . L'obiettivo primario è quello di sviluppare tecnologie che rendano possibile, sia sotto il piano tecnico che economico, la costruzione di transistor della dimensione di pochi nanometri (un nanometro è pari a un miliardesimo di metro).
"L'attuale tecnologie dei semiconduttori si sta rapidamente avvicinando ai suoi limiti pratici", ha commentato John Kelly, senior vice president of technology and intellectual property di IBM. "Le nanotecnologie saranno necessarie per sostenere la crescita produttiva ed economica dell'industria IT".

IBM prevede che per il 2015 i circuiti dei processori avranno una dimensione di circa 22 nm, contro i 65-90 nm attuali: per produrre tali chip saranno necessari macchinari assai più sofisticati e costosi rispetto a quelli odierni. Il CCNI avrà proprio il compito di minimizzare i costi di questa migrazione sviluppando tecnologie che, una volta testate, potranno essere offerte in licenza ai produttori di chip.