Iraq, rissa in Parlamento per una suoneria

Una melodia sciita, utilizzata da un parlamentare come suoneria, ha scatenato le ire di alcuni deputati e provocato un trambusto ben poco diplomatico

Baghdad - Sono alte le tensioni nel parlamento iraqeno, così alte che ogni scusa è buona per fermare i lavori e tornare alle polemiche, talvolta così vivaci da sfociare in rissa. Già, perché è notizia di questi giorni che una suoneria di cellulare che si è fatta sentire nel momento sbagliato ha mandato su tutte le furie numerosi parlamentari, scatenando una serie di diverbi sfociati, appunto, in una rissa.

In particolare, il risuonare improvviso di una melodia sciita nell'aula parlamentare ha sollevato immediate e vivaci proteste da parte di numerosi deputati sunniti, offesi dalla spavalderia dell'assistente di una deputata sciita che aveva dimenticato di apporre il "silenziatore" al proprio cellulare. Una polemica strumentale, ha suggerito qualcuno, perché sono cinque mesi che in Parlamento si lavora sulla nomina al nuovo Governo e ormai basta un niente, o lo squillo improvvido di un cellulare, per far saltare i nervi ai rappresentanti del popolo iraqeno.

E così la seduta in corso è stata immediatamente sospesa tra accuse reciproche e questo nonostante vi fosse la volontà di scusarsi per l'accaduto da parte del malcapitato proprietario del telefonino incriminato. Riferisce Reuters , infatti, che Gufran al-Saidi, del movimento islamista del leader religioso Moqtada al-Sadr, si è infuriata perché le è stato negato il diritto di replicare, e appunto scusarsi a nome del proprio collaboratore: il presidente le ha tolto il diritto di parola, spegnendo il suo microfono e ordinando anche lo spegnimento delle telecamere che seguivano i lavori.
Tutte azioni con cui probabilmente si voleva contenere il problema ma che devono aver stimolato ulteriormente i presenti: altri deputati hanno iniziato a protestare contro la "censura" ai danni della Saidi, poco dopo assalita da una guardia del corpo del presidente della camera Mashhadani, che le ha intimato di spegnere il cellulare.

Prima di poter provvedere, il telefonino del collaboratore si è prodotto in un nuovo squillo, provocando ulteriormente le guardie del presidente che, avventatesi sulla Saidi, hanno ricevuto l'accoglienza di un piccolo gruppo di parlamentari, evidentemente pronti a difendere con ogni mezzo la collega, se non persino il diritto dei suoi collaboratori di impostare sui propri telefonini la melodia che ritengono più adatta.