
Il Garante, in data 6/3/2002, invia ulteriore comunicazione alla società chiedendo gli estremi identificativi della società da cui sarebbero stati acquisiti i dati". La risposta è un confuso fax in cui è indicata la Labels Internet Services, società che probabilmente nemmeno esiste.
A questo punto, acquisiti tutti i dati necessari, il Garante delibera: ricorso accolto!
Il Garante determina nella misura forfettaria di 250 euro, l'ammontare delle spese e dei diritti del presente procedimento posti a carico della società, la quale dovrà liquidarli direttamente al sottoscritto. La società colpevole deve dunque versare 250 euro: calcolando che le mail inviate sono centinaia, è facile comprendere che la somma potenziale, se tutti facessero ricorso, è molto alta.
Al danno economico diretto si aggiunge il danno derivante dall'intervento del Garante: "I presupposti per l'applicazione di eventuali sanzioni e la liceità e correttezza del complessivo trattamento dei dati effettuato saranno verificati nell'ambito di un autonomo procedimento che sarà attivato d'ufficio dal Garante". Come dire: per lo spammer non è ancora finita.
Sommando le sanzioni amministrative e penali che un singolo ricorso può portare, è facile comprendere che il maggior numero di persone colpite da spam dovrebbe conoscere e attivare la procedura presso il Garante. Colpire gli spammer nel portafogli è fondamentale almeno quanto segnalare l'abuso a chi fornisce spazio web e connettività.
Con la differenza che nel secondo caso lo spammer ha un fastidio più o meno grande (cambiare provider, dominio, fare listwashing, ecc), nel primo ha un danno economico diretto per un ammontare che può diventare rilevante.
Con lo scopo di diffondere il più possibile la conoscenza della procedura, sperando che un numero sempre crescente di persone combatta lo spam in maniera attiva, ho preparato una guida dettagliata a quella che io ho definito "la via alternativa per la lotta contro lo spam". La trovate su
www.maxkava.com/spam.htm.
Massimo Cavazzini