Cina, 12 anni al cyberdissidente recidivo

Yang Tianshui, scrittore ed attivista democratico cinese, è stato condannato a 12 anni di reclusione. Era il promotore di una campagna via Internet per richiedere elezioni libere nella Repubblica Popolare

Pechino - Uno scrittore cinese anticomunista, attivo sin dal 1989 e reduce da 10 anni di prigionia per reati d'opinione, è stato condannato a 12 anni di reclusione per aver promosso via Internet una campagna in favore del difficoltoso processo di democratizzazione. Tali attività sono esplicitamente proibite dalle istituzioni cinesi e vengono punite con pene estremamente severe.

Yang Tianshui, membro dell'associazione di scrittori International PEN, immaginava che la "rivoluzione di velluto" in chiave cinese avrebbe potuto sbocciare attraverso il passaparola telematico. Lo scrittore, attivo in politica e schierato dalla parte della democrazia sin dai fatti di Tienanmen, era già stato condannato a 10 anni di reclusione nel 1990.

La sentenza del tribunale popolare di Pechino, emessa nei giorni scorsi, parla di "sovversione" e "complotto ai danni dello stato". "È innocente", ha detto Li Jianquiang, l'avvocato dello scrittore, in un intervento pubblico raccolto dai reporter di Reuters. Le prove utilizzate dai magistrati per incastrare Yang, secondo alcune fonti locali, sono una raccolta di articoli pubblicati su svariati forum e blog. Contrariamente a quanto avvenuto in passato, nessuna azienda occidentale sembra coinvolta nella cattura e nell'incarcerazione del dissidente.
Tuttavia, come si apprende dai membri del Committee to Protect Journalist, Yang è finito dietro le sbarre perché sospettato di "collaborare con forze ostili basate all'estero". Il celebre giornale russo Pravda offre una lettura ancora più dettagliata dell'accaduto, sul quale è immediatamente calato un alone di mistero da parte degli organi d'informazione cinesi: Yang avrebbe inviato impressioni, opinioni ed informazioni ad una "associazione per i diritti umani", probabilmente Human Rights Watch o Human Rights in China.

Negli ultimi mesi le autorità della Repubblica Popolare hanno intensificato le attività antisovversive sul web, a caccia di scrittori e giornalisti da incarcerare per reati d'opinione. Questo giro di vite sta interessando soprattutto le province di Guangdong, Shandong e Jiangsu. Secondo il China Digital Times, gli organi di polizia telematica non vogliono soltanto catturare i dissidenti politici che si esprimono su Internet, ma anche i religiosi appartenenti a varie confessioni di matrice cristiana.

Tommaso Lombardi
TAG: cina, censura
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