Software libero, aggirare la diffidenza della PA

La Pubblica Amministrazione dev'essere tenuta ad adottare nuovi software solo se aperti, e i sorgenti di quelli già in uso devono essere pubblicati. Anche così si stimola il settore dei servizi del software

Roma - Voglio dare seguito al notevole articolo di Simone Brunozzi sull'atteggiamento diffidente della Pubblica Amninistrazione italiana verso il software aperto, un atteggiamento riscontrabile anche nelle aziende, e non soltanto quelle grandi.

Si potrebbe integrare l'analisi delle cause contemplando anche la possibilità di eventuali interessi economici personali da parte delle figure dirigenziali, che potrebbero aiutare la diffidenza. Laddove si comperano migliaia o decine di migliaia di licenze i numeri si fanno importanti, sia per chi compera sia per chi è molto interessato a vendere.

Ma vengo ora allo scopo di questa mia.
In primo luogo una considerazione: indipendentemente dal costo del software, esiste comunque un costo per la sua installazione, manutenzione, aggiornamento ed amministrazione, e questo costo è sostanzialmente indipendente dal costo di acquisto.
╚ vero che molti problemi derivano dal fatto che il software utilizzato è in generale chiuso e molto diversificato sul territorio.
Accade inoltre (e ritengo questo un fatto molto grave) che i soldi dei contribuenti vengono sprecati a larghe mani comprando e reinventando gli stessi software in ogni comune, ogni regione, ogni palazzo di Giustizia, e così via.
Ulteriore problema è quello legato a società locali che, pur producendo software di qualità, non abbiano dimensioni tali da poterlo promuovere ed assistere su tutto il territorio.

La competitività del mercato nasce quando esiste un campo su cui confrontarsi e competere: i punti chiave fondamentali per l'apertura della PA dovrebbero pertanto essere, secondo me, i seguenti:

Software di nuova realizzazione
- ogni nuova esigenza deve essere implementata obbligatoriamente in forma open, anche nella realtà più piccola;
i formati di codifica dei dati devono essere aperti (XML, OpenDocument etc.);
- ogni nuovo software open deve essere pubblicato in un apposito sito della PA.

Software esistente
- tutto il software di cui già oggi la PA possiede i sorgenti (questo vale, ad esempio, per il Ministero della Giustizia) deve essere pubblicato sul medesimo sito e reso accessibile.

Ritengo che questi punti aprano alla concorrenza sulla manutenzione e sullo sviluppo del software; parte di essi sono già stati enunciati, ma purtroppo in forma non vincolante; ritengo fondamentale l'obbligo della pubblicazione del software già sviluppato ed utilizzato.

Quanto sopra non lede gli interessi delle società che già forniscono servizi di manutenzione al software, in quanto è un diritto / dovere della PA manutenere ed aggiornare il proprio software, e deve quindi appoggiarsi a strutture che possano garantire tempi di intervento e disponibilità di risorse.
I contratti di assistenza continueranno ad esistere, ma non saranno più monopolizzabili dalle società fornitrici storiche.

Società come RedHat non sono nate sviluppando software proprietario e/o vendendo licenze software, ma vendendo la propria conoscenza del software; questo avviene anche per tutte le società che vendono consulenza Microsoft, CISCO, Oracle, SAP etc.; altrettanto potrà essere fatto da società che hanno il necessario know-how, ma non hanno accesso ai sorgenti.

Inoltre, ogni nuova funzionalità o miglioria sviluppata autonomamente per esigenze specifiche in qualunque realtà potrà essere assorbita nei nuovi rilasci.
La disponibilità di una versione di riferimento su scala nazionale del software porterebbe inoltre il grande vantaggio che ogni modifica o estensione verrebbe pensata tenendo conto della distribuzione su tutto il territorio, prevedendo già all'origine problemi di interoperabilità.

Cordiali saluti,
Andrea Rui
14 Commenti alla Notizia Software libero, aggirare la diffidenza della PA
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  • Perché il software dovrebbe essere open source... e tutto il resto no?

    Mi spiego: la PA non compra solo software, ma milioni di altri oggetti, pensiamo a cose banali come i tavoli e le sedie. Anche questi sono stati progettati da qualcuno. Perché quindi dovremmo obbligare un produttore di software a darci i suoi progetti (cioé il codice sorgente) e non il produttore delle sedie? Come facciamo ad essere sicuri che quelle sedie siano fatte a regola d'arte e non siano solo robaccia economica che si romperà tra due anni? E' nell'interesse di tutti assicurarsi che quelle sedie durino vent'anni, o sbaglio?

    Come produttore di software, sarei seriamente preoccupato di dover mostrare il mio codice a tutti. Ma se la legge fosse uguale per tutti mi andrebbe anche bene.
    non+autenticato
  • come si fa a comprare tutti computer nuovi
    con un giga di ram e un sistema insicuro,
    incompatibile col mondo, di un'azienda
    pluricondannata per abusi e concorrenza
    sleale, etc

    come si fa a buttare centinaia di milioni
    di euro nel cesso, togliendoli ai vecchi,
    alle famiglie, alle pensioni,etc

    solo una classe dirigente del tutto
    rimbambita si suiciderebbe con una
    cosa del genere

    basta buttare soldi, basta fare assistenza
    sociale ai ricconi americani: ci sono modi
    migliori per impiegare il denaro, CREARE LAVORO QUI, dare la possibilità alle nostre
    aziende di crescere e fare tecnologie, non
    pagare sempre tutto il triplo e smettere
    completamente di produrre, come vorrebbero
    gli astrotartufi che propagandano le
    schifezze targate microsfot
    non+autenticato
  • non capisco perchè la gente dice che migrare a Vista costa di più che migrare a linux.
    Faccio due conti:
    sistema operativo Vista: 200/300 euro.
    Pc nuovo (se proprio serve)
    1000 euro
    totale 2000 (esageriamo)

    diviso per la vita dell'OS o del pc:
    3 anni (magari Vienna uscisse tra 3 anni).
    Totale spesa
    700 euro l'anno, 100 euro al mese

    linux:
    0 o il costo di un pc, 700 euro.

    Ora parliamo di riscrittura di software. Ogni mese di lavoro di un programmatore che prende 1000 euro costa anche 3000 euro.
    Un software in .net che faceva bene il suo lavoro sviluppato da 5 programmatori in 6 mesi sono
    15000*6=75000 euro. Pari a 30 e più postazioni windows vista.
    Ci sono aziende che potrebbero dover riscrivere programmi per centinaia di migliaia di euro (i programmatori linux costano anche di più).
    Non sento mai questi problemi.
    Riscrivere tutto il software comunemente utilizzato non è una spesa esageratamente grande per obbligare il passaggio?
    Posso capire un affiancamento e poi il progressivo abbandono di un vecchio sistema ma queste migrazioni repentine mi paiono molto costose ed inutili.
    Se pensiamo di dover riscrivere ogni software prodotto per windows nell'ultimo anno da una azienda di 30 persone si parla di 3000 x 30= 90000 al mese, più di un milione di euro.
    Alla fine il costo del software mi pare veramente un'inezia



    non+autenticato

  • - Scritto da:
    > non capisco perchè la gente dice che migrare a
    > Vista costa di più che migrare a
    > linux.

    considera che chi passa da WindowsX a windowsX+1, molto facilmente il SW gia' lo possiede.

    Vero che esiste wine.......

    Be allore esistera' anche ReactOs.....

    ciao
  • La pubblica amministrazione è diffidente o semplicemente preferisce sperperare (leggi magnare!) il denaro pubblico (leggi mio, tuo, vostro) magari a favore dell'amico fornitore di turno?
    Fan Linux
    non+autenticato

  • - Scritto da:
    > La pubblica amministrazione è diffidente o
    > semplicemente preferisce sperperare (leggi
    > magnare!) il denaro pubblico (leggi mio, tuo,
    > vostro) magari a favore dell'amico fornitore di
    > turno?
    >
    > Fan Linux
    o preferisce sperperare arricchendo l'amico di turno che proporrà costosissime migrazioni?
    I costi di migrazione di un ufficio di 20 pc costa quanto 20 anni di licenze windows e office
    non+autenticato
  • >costa quanto 20 anni di licenze windows e office

    ma comunque solo un millesimo di una migrazione
    a quella schifezza di vista os e vista office

    solo dei pazzi scatenati in vena di svenare
    i contribuenti cambieranno pc e migreranno
    a vista con costi enormi se paragonati a una
    migrazione a linux

    questo lo sanno tutti
    non+autenticato

  • - Scritto da:
    > >costa quanto 20 anni di licenze windows e office
    >
    > ma comunque solo un millesimo di una migrazione
    > a quella schifezza di vista os e vista office

    argomentazioni tipiche da utente linux e cioè rabbia da stadio
    non è colpa di nessuno se tifi inter Rotola dal ridere

    >
    > solo dei pazzi scatenati in vena di svenare
    > i contribuenti cambieranno pc e migreranno
    > a vista con costi enormi se paragonati a una
    > migrazione a linux

    inferiori visto che si parla delle solo licenze e installazioni e non di buttare tutto il sw e le macro che le pa già usano ne di riformare il personale

    >
    > questo lo sanno tutti

    per quel che mi riguarda e per quel che serve le pa potrebbero rimanere benissimo a xp e office xp senza spendere niente
    non+autenticato
  • >le pa potrebbero rimanere benissimo a xp e >office xp

    sono d'accordo: si tiene xp, w2k e w98 finchè
    dura, poi si passa a sistemi decenti, come
    linux

    in tal modo si smette di gettare via denaro
    non+autenticato
  • I soldi sono loro ? No.
    Però li amministrano ? Si.
    Quindi se gli gira li usano anche come carta igienica.
    Siamo noi che non dobbiamo più votarli
    non+autenticato
  • Lo scritto del Prof. Brunozzi ha generato un tread estremamente interessante.

    Ho avanzata la proposta di aprire un apposito forum per continuare a discutere seriamente sull'argomento, e di consentirne la partecipazione ai soli utenti registrati.
    Si trattava di due appelli accorati, motivati dall'interesse circa l'approfondimento del tema, e dal desiderio che la sua trattazione proseguisse in modo civile e concretamente produttivo.

    L'articolo di oggi tocca un aspetto molto importante, strettamente connesso al tema aperto dal Professore, ma, a quanto mi e' dato ricordare, gia' affrontato in sede pubblica, con la creazione di un organismo governativo di coordinazione fra le variegate realta' amministrative presenti con i loro problemi IT, organismo destinato a raccogliere tutte le proposte sorte in tale campo, migliorative del servizio pubblico, curandone la diffusa conoscenza a tutte le parti interessate, per giungere gradualmente ad una sorta di standard libero di utilizzo delle stesse, al fine precipuo di:
    - ottimizzare l'utilizzo delle risorse esistenti;
    - armonizzare nei limiti del naturalmente possibile tale utilizzo da parte delle varie amministrazioni;
    - permettere lo scambio e l'utilizzazione incrociata dei dati riferentesi a fattisfecie condivise (argomento che meriterrebbe un approfondimento suo proprio);
    - realizzare il graduale allineamento dei livelli di competenza dei soggetti coinvolti nella gestione dei sistemi, e dell'utilizzazione degli stessi;

    nell'ottica desiderata di migliorare la competitivita' e la produttivita' aziendale, e l'accessibilità da parte del grosso pubblico alle nuove tecnologie di contatto ed utilizzo delle nuove procedure (con un enorme risparmio su molteplici fronti, tutti convergenti al miglioramento della convivenza civile).

    Questo nei voti; che ovviamente mi trovano largamente concorde.

    [Ma sin dalla mia gioventu' ho compreso di essere una voce che grida nel deserto]

    Cordialmente,
    doct.alfridus
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