Contrappunti/ Il ministro? Un blogger

di Massimo Mantellini - Riuscirà il ministro Gentiloni, da tempo blogger che anima la blogosfera italiana, a condurre le proprie attività di ministro e continuare a pubblicare il suo blog? Lui dice di sì

Roma - Scrive Paolo Gentiloni, neo Ministro delle Comunicazioni, sul suo blog: "Questo nuovo incarico ovviamente cambia la vita, ma forse a maggior ragione serve conservare alcune abitudini. Come tenere un blog, o andare a lavorare a piedi la mattina" .

Io non conosco personalmente Gentiloni e so per certo che andare a lavorare a piedi la mattina è una ottima idea. Eppure trovare il tempo per continuare a tenere un blog, uno spazio anche minimo di confronto con i propri lettori al di fuori delle convenzioni comunicative della vita politica, è pure meglio. Vediamo se al Ministro delle Comunicazioni del nostro Paese accadrà davvero.

Del resto le premesse ci sono tutte. A differenza di molti altri politici di rilievo che in questi anni hanno aperto un blog per più o meno evidenti ragioni di convenienza mediatica, Gentiloni è da tempo un blogger vero. Uno che scrive in rete in maniera per nulla ingessata, che usa il proprio spazio personale sul web per confrontarsi sulle cose che lo interessano ed è in grado di usare proficuamente uno strumento che è tipicamente molto difficile da gestire quando si è un personaggio pubblico, obbligato a mediare fra comunicazione privata e sfera pubblica.
E tuttavia andare a piedi a lavorare è lo stesso una pratica da sottolineare. Ed è un po' quello che mi pare sia accaduto al partito di Gentiloni, la Margherita, negli ultimi tempi. Sono usciti di casa a piedi, abitavano certamente lontano, ma si stanno avvicinando.

Se ci riferiamo alle questioni legate allo sviluppo tecnologico la storia recente del partito di Rutelli è infatti costellata di passi falsi e prese di posizione davvero discutibili che sembra necessario ricordare. Lo stesso del resto è accaduto a gran parte dei partiti dell'arco costituzionale. Dall'appoggio alla riforma della legge sull'editoria nel 2001 fino al recente Decreto Urbani, le scelte politiche della Margherita sono state nel tempo orientate al solito disinteresse per le questioni centrali dello sviluppo della rete Internet e dell'accesso libero alla informazione ed ai contenuti per i suoi utenti.

Eppure qualcosa sembra mutato negli ultimi tempi. Nel corso dell'ultima campagna elettorale lo schieramento di Gentiloni si è reso protagonista di una delle poche ventate di freschezza per ciò che attiene alle questioni legate all'ITC che ci sia accaduto di registrare. In particolare, esprimendo punti di vista programmatici su questioni importati come la diffusione della banda larga, l'utilizzo dell'open source nella P.A., la ridefinizione degli equilibri di mercato fra i fornitori di connettività e la tutela della neutralità della rete: tutte tematiche centrali, che lo diventano ancora di più se si osservano i più recenti numeri di Eurostat, nei quali il grave ritardo dell'Italia rispetto alle altre nazioni europee per ciò che attiene alla penetrazione della larga banda e lo sviluppo tecnologico in genere, è come al solito assai ben fotografato.

La ridiscussione del Decreto Urbani, la ridefinizione dei rapporti fra gestori delle reti e ISP, prendendo esplicitamente a modello esperienze inglesi innovative di scorporo delle infrastrutture come quella di Open Reach, rendono l'agenda politica in materia di ITC della Margherita ed il lavoro di Paolo Gentiloni al Ministero delle Comunicazioni, se possibile, ancora più gravoso. Forse troppa carne è stata messa al fuoco dopo tanti anni di sostanziale inazione. Resta il fatto che le tematiche che la Margherita ha sostenuto in campagna elettorale sono oggi davvero quelle dell'interesse diffuso di quanti, al di fuori di ogni connotazione politica, vedono la rete Internet e lo sviluppo tecnologico come uno strumento per rendere questo paese un paese migliore.

Dopo molti anni di grandi delusioni politiche in materia tecnologica, delusioni puntualmente alimentate sia dagli schieramenti di centro sinistra sia da quelli di centro destra, ci troviamo oggi ad osservare con feroce curiosità la figura di un nuovo ministro delle Comunicazioni che va a piedi e che è un blogger.
Noi non abbiamo fretta e nemmeno ci sfugge la complessità del tutto: ma davvero questa sembrerebbe la volta buona per assistere ad un fenomeno perfino più raro delle aurore boreali. Il progetto politico che, almeno in parte, si trasforma in azione concreta.

Incrociamo le dita e ci affidiamo, per quanto possibile, al nostro nuovo blogger-ministro.

Massimo Mantellini
Manteblog
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