RIAA canta vittoria contro il P2P

Il CEO dell'associazione ritiene di essere riuscito a mettere sotto controllo la pirateria. Scettici gli analisti: il numero complessivo degli utenti P2P è cresciuto del 12,4% rispetto al 2005

Los Angeles (USA) - Il numero degli utenti dei servizi di condivisione file P2P continua a crescere, dicono gli analisti di Big Champagne. Dal maggio del 2005, secondo un recente studio di settore, il popolo del filesharing ha superato la soglia dei dieci milioni d'utenti connessi contemporaneamente alle piattaforme di scambio. Un dato poco rassicurante per gli addetti ai lavori: nell'ottica di molte major discografiche, più utenti P2P equivalgono matematicamente ad un incremento globale dell'attività di download abusivo.

Tuttavia Mitch Bainwol, CEO di RIAA, non sembra pensarla così: è sicuro che il fenomeno della pirateria multimediale sia ormai sotto controllo: "Il problema non è stato eliminato", ha detto Bainwol in un'intervista rilasciata a USA Today, "ma crediamo che il numero di persone impegnate nello scambio di file sia rimasto invariato".

Per Eric Garland, direttore di Big Champagne, "le campagne di comunicazione antipirateria hanno avuto un buon effetto" ed insieme alle oltre 18mila denunce effettuate da RIAA, i pesci più grossi e pericolosi della pirateria internazionale hanno desistito. Una vera e propria crociata antipirateria, quella di RIAA, che malgrado i risultati vantati è stata duramente criticata dalla stessa Hilary Rosen, ex boss dell'organizzazione e ideatrice della lotta al P2P.
Rosen non è l'unica persona ad aver messo in dubbio la validità della strategia adottata da Bainwol, della quale sembra andare fiero. Insieme ad Hilary Rosen c'è anche Albhy Galuten, vicepresidente della divisione digitale di Sony America. Secondo Galuten, RIAA "non sta vincendo la battaglia contro la pirateria", come ha sottolineato in un intervento durante il Digital Media Summit svoltosi a Los Angeles.

"La pirateria musicale sulle reti P2P non preoccupa quanto quella audiovisiva", ha precisato Garland: le canzoni scaricabili illegalmente dalle maggiori reti si aggira attorno al numero record di un miliardo e mezzo di unità, ma non cresce. "Hollywood", conclude Garland, "sta invece vivendo un periodo di alto rischio, ed il numero di film pirata disponibili sul P2P sta crescendo a ritmi galoppanti".

Per Mark Litvack, avvocato per conto di MPAA ed esperto di cause legali contro i pirati del cinema, "il motivo principale per il quale gli utenti si trasformano in pirati è che gli attuali sistemi di distribuzione dei contenuti non riescono a soddisfare le esigenze della clientela". L'industria cinematografica americana ha da poco adottato la vendita di film online, secondo il modello indicato da iTunes di Apple, ma finora non è riuscita ad ottenere il successo sperato.

I canali di distribuzione più promettenti, secondo gli esperti, sono il cosiddetto P2P sponsorizzato lanciato da EMI, così come il jukebox web di MTV e Microsoft, chiamato URGE: il negozio online permette scaricare un numero illimitato di tracce audio dietro il pagamento di un canone mensile d'abbonamento al servizio.

Tommaso Lombardi
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