Londra studia il rating dei video web

Il governo britannico deciderà se estendere ai video su Internet le attività dell'ufficio per la censura degli audiovisivi tradizionali: in arrivo bollini e divieti?

Londra - La British Board of Film Classification, l'ente britannico che vigila sui contenuti dei film per il piccolo e grande schermo, ha proposto l'adozione di rating per gli audiovisivi online. Se l'amministrazione Blair dovesse approvare la proposta normativa, i filmati distribuiti attraverso le piattaforme interattive come il celebre YouTube, ad esempio, dovranno essere controllati e "marchiati" con bollini, così da fornire indicazioni immediate sulla natura dei contenuti proposti.

La notizia arriva dal quotidiano The Guardian, che commenta: "La BBFC corre il rischio di dover passare qualche secolo a censire i contenuti online, se vuole applicare i metodi classici finora utilizzati per la regolamentazione di TV e cinema". La possibilità di fruire dei contenuti multimediali direttamente dal browser, in modo immediato e pratico grazie a connettività veloce ed interfacce web intuitive, ha portato ad una crescita esponenziale e senza controllo dei contenuti audiovisivi, soprattutto per quanto riguarda i filmati autoprodotti.

È per questo che i portavoce degli uffici di BBFC fanno sapere che la proposta di censire i contenuti online è un'occasione per sperimentare un approccio alternativo alla questione. "Non vogliamo bloccare l'accesso a nessun tipo di sito, così come non vogliamo oscurare alcunché", dice la rappresentante di BBFC, Sue Clark: "Crediamo soltanto che la maggior parte dei filmati pubblicati su Internet non siano adatti alla totalità del pubblico e non sia esattamente ciò che la maggior parte delle persone vorrebbero vedere".
Clark parla ad esempio di alcuni montaggi amatoriali, diffusi soprattutto sulle reti P2P, che uniscono numerosi filmati estrapolati sul terrorismo islamista: immagini violente e forti, dove ad esempio viene mostrata la decapitazione di un ostaggio. Secondo la legge britannica, un tale montaggio distribuito attraverso i canali tradizionali avrebbe ottenuto un rating simile al nostrano "VM 18", mentre su Internet non esiste alcun tipo di etichetta o codice che ne permetta l'identificazione immediata.

È per questo che, conclude Sue Clark, "servirebbe un sistema standard per separare le categorie dei contenuti online, così che le persone capiscano subito se si tratta di materiali che possono vedere o meno". BBFC intende avviare trattative direttamente con i content provider e con tutte le aziende che operano nel settore della diffusione dei contenuti online: l'obiettivo sarebbe una sorta di codice d'autoregolamentazione per gli editori digitali.

La domanda nasce quindi spontanea: se al giorno d'oggi chiunque può diventare editore, come è possibile avere un sistema di autoregolamentazione talmente ampio e condiviso da comprendere tutta la popolazione online? Il problema, almeno per il momento, non sembra sfiorare i pensieri dei legislatori e dei censori britannici.

Tommaso Lombardi
8 Commenti alla Notizia Londra studia il rating dei video web
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  • Chi governa con la scusante che siamo un popolo di imbecilli che non sa distiguere cio' che e' bene da cio' che e male continua a decidere per noi, ok va bene ma almeno il regime comunista che decideva tutto per te si prendeva la briga di farti almeno sopravvivere.
    non+autenticato

  • - Scritto da:
    > Chi governa con la scusante che siamo un popolo
    > di imbecilli che non sa distiguere cio' che e'
    > bene da cio' che e male continua a decidere per
    > noi, ok va bene ma almeno il regime comunista che
    > decideva tutto per te si prendeva la briga di
    > farti almeno sopravvivere.

    Decideva tutto per te e quindi anche quando era l'ora di diventare un eroe postumo, o di sparire semplicemente.
    non+autenticato
  • Totalitarismo ovunque...fa parte del piano!?

    Tempo dieci anni e THX 1138 sarà un sogno(almeno lì potevi fuggire)A bocca aperta

  • Daii, che paranoie! Stanno parlando di mettere uno stupido bollino per informare gli utenti sulla natura del filmato. A parte che è un'impresa titanica, burocraticamente complessa e inutile, ma mi spieghi dove sta lo scandalo?
    Aspetta, aspetta! E' per quella manciata di pixel che verranno coperti dal bollino che t'incazzi, giusto?
    No alla censura dei pixel!!
    Merda ai bimbi!!
    La censura non dovrebbe esistere perchè dovrebbe essere l'umanità intera a dimostrare di non averne bisogno. Finchè ci comportiamo come bambini viziati che pretendono di fare tutto e in barba al rispetto del prossimo e della sua sensibilità, allora non meravigliamoci se poi si fanno avanti iniziative di vario tipo.
    Comunque quella dell'articolo è una censura "all'acqua di rose" e non è assolutamente il caso di fare chiasso per questo. Anzi, permette a chi vuole cibare la propria psiche con la merda di continuare a farlo e, informando a priori, toglie possibilità di rivalsa a chi è contrario a certe immagini.
    Oh ma voi contenti mai, eh?
    non+autenticato
  • Non potranno mai obbligare l'aborigeno australiano ad inserire un tag su un video che eventualmente mettesse in rete. Un'altra iniziativa inutile e quindi, poiché regolamentare, dannosa e foriera di censure.
    Ipse dixitSorride
  • Se la normativa prevede un tag per identificare il contenuto di un film non vedo dove sia lo scandalo che tali tag vengano imposti a chi distribuisce fil su internet. Poi che questo serva a poco e' un altro discorso ma...

  • - Scritto da: medioman
    > Se la normativa prevede

    La normativa di quale paese?
    Non son mica tutte uguali.

    > un tag per identificare
    > il contenuto di un film non vedo dove sia lo
    > scandalo

    Non c'e' nessuno scandalo, per questo non lo vedi.
    E' solo un proposito inapplicabile.

    > che tali tag vengano imposti a chi
    > distribuisce fil su internet.

    Imposti da chi a chi e come, in base a che norme? Quale legislazione deve prevalere? Quella inglese? Quella finlandese? Quella saudita? E come ad esempio farebbe lo stato finlandese a imporre ad un cittadino messicano le proprie norme?

    Piu' che non vedere lo scandalo, non vedi l'ovvio.
    non+autenticato

  • - Scritto da:
    >
    > - Scritto da: medioman
    > > Se la normativa prevede
    >
    > La normativa di quale paese?
    > Non son mica tutte uguali.

    L'articolo vuole ovviamente puntare sulle incongruenze che tali prese di posizione dei governi tendono ad alimentare, ma il succo del discorso che fanno gli inglesi e' quello di applicare il rating sui contenuti online distribuiti commercialmente. E' evidente che nessun montaggio distribuito sul p2p potra' mai essere taggato. Se un paese (democratico) obbliga i !propri! content provider a identificare il contenuto di quello che distribuiscono fa solo un favore ai suoi cittadini. Un inglese sapra' che alcuni distributori gli permettono di vagliare cosa sia o meno adatto per i propri figli ed altri no. Ognuno poi sceglera' liberamente
    >
    > > un tag per identificare
    > > il contenuto di un film non vedo dove sia lo
    > > scandalo
    >
    > Non c'e' nessuno scandalo, per questo non lo vedi.
    > E' solo un proposito inapplicabile.

    Certo, qualora il rating dovesse riguardare ogni contenuto multimediale che circola sul web, ma
    nonostante quello che dice l'articolo l'attenzione sara' rivolta ai distributori commerciali.

    > > che tali tag vengano imposti a chi
    > > distribuisce fil su internet.
    >
    > Imposti da chi a chi e come, in base a che norme?

    Imposti ai distributori che agiscono come societa' residenti sul suolo di quel paese, non stiamo parlando di censura preventiva ma di un meccanismo che consenta l'identificazione dei contenuti. Un inglese sapra' che i distributori inglesi gli consentono di vagliare i contenuti da sottoporre ai propri fgli mentre gli altri no. Poi, ancora, ognuno decide in liberta'.

    > Quale legislazione deve prevalere? Quella
    > inglese? Quella finlandese? Quella saudita? E
    > come ad esempio farebbe lo stato finlandese a
    > imporre ad un cittadino messicano le proprie
    > norme?

    Quali norme? la mia idea te l'ho esposta sopra, e non vedo il problema. Se un inglese vorra' scaricare materiale da un sito messicano sapra' che non puo' usufruire dell'identificazione preventiva perche' in messico non si usa o si usa in modo diverso. Non stiamo parlando di paesi come l'arabia o la cina che impongono il filtraggio in base al contenuto ma di advertising. Lasciamo perdere perfavore le baggianate sul voler taggare il contenuto web globalmente.

    > Piu' che non vedere lo scandalo, non vedi l'ovvio.

    Forse, ripeto pero' che sarei ben lieto che per i distributori online di film in italia venisse utilizzato un sistema di rating.

    hola