Laptop per i poveri? Andrà male

La scomunica del progetto di Negroponte arriva dal CEO di una organizzazione che lavora per sostenere lo sviluppo informatico dei paesi più arretrati: il progetto - dice - è fallato

New York (USA) - Nuova pesante scomunica quella piovuta sul progetto One Laptop per Child di Nicholas Negroponte: dopo le clamorose dichiarazioni di esperti della sicurezza è infatti intervenuto sulla questione anche Tony Roberts, CEO di Computer Aid International considerato un guru nel suo campo.

Secondo Roberts, che ha rilasciato una intervista a Zdnet UK, "il motivo per cui questa cosa non avrà successo è una errata interpretazione della storia della tecnologia. Stanno cercando di introdurre una piattaforma che non è standard e non è testata e che venderanno solo ai governi. La decisione di acquistare sarà fatta da politici eletti ogni cinque anni, ed in genere i politici non mettono a rischio il loro futuro politico investendo in tecnologie non standard".

Le osservazioni di Roberts arrivano proprio mentre il progetto, qui il sito ufficiale, sta conoscendo il momento di massimo sviluppo: è recentissima la presentazione ufficiale dei prototipi dei portatili che si vogliono diffondere nei paesi poveri, laptop che costeranno ai paesi che decideranno di "distribuirli" alla popolazione, l'equivalente di circa 140 dollari a pezzo.
L'iniziativa di Negroponte, spalleggiato dal "suo" MIT e capace di suscitare interesse in tutto il mondo, secondo Roberts (che pure ne auspica il successo) sta persino distraendo le Nazioni Unite da progetti più rilevanti.

Il boss di Computer Aid, affermato esperto proprio delle modalità di diffusione della tecnologia nei paesi meno sviluppati, critica anche la natura centralistica del progetto che a suo dire mal si sposa con le realtà sociali dei paesi che si vorrebbero "aiutare".

La stessa Computer Aid, che ha diffuso fin qui circa 70mila computer in vari paesi grazie anche ad una sistematica operazione di riutilizzo e riciclaggio di dispositivi obsoleti nei paesi più avanzati, sfrutta una rete di rapporti con organizzazioni locali che si occupano di affidare i dispositivi a scuole, università ed altri soggetti.
112 Commenti alla Notizia Laptop per i poveri? Andrà male
Ordina
  • Qualche anno fa sono stato nelle Filippine, paese di grandi risorse, ma di pochi soldi. La povertà si vede in tutte le strade.
    Lo sapete però cosa non manca da nessuna parte? Nella zona dove ero io, vicino a Malabacat, isola di Luzon, in tutte le strade principali, ogni pochi chilometri c'è un baracchino con la scritta enorme COCACOLA, dove si fermano i camionisti a bere e riposarsi. Ma non solo loro. Ci sono i bambini che camminano scalzi, ma hanno in mano una bottiglia di cocacola. Vivono in baracche, hanno il pozzo dell'acqua fuori casa e i bagni all'aperto, ma tutti conoscono la cocacola, e tutti ne bevono quantità industriali.

    Secondo voi, in fondo, soldi ce ne sono in questo posto?
    E' davvero un sogno portare il pc a manovella in questi paesi?

    Che ne dite?

    ciao, iced
    -----------------------------------------------------------
    Modificato dall' autore il 28 giugno 2006 07.27
    -----------------------------------------------------------
    iced
    188
  • Non solo è un sogno, ma è anche una grande stupidaggine.
    Il tuo collegamento poi tra Pc a manovella e Coca Cola è una caxxata di proporzioni bibliche.
    Che il Signori ti perdoni.
    non+autenticato

  • - Scritto da:
    > Non solo è un sogno, ma è anche una grande
    > stupidaggine.
    > Il tuo collegamento poi tra Pc a manovella e Coca
    > Cola è una caxxata di proporzioni
    > bibliche.
    > Che il Signori ti perdoni.

    Grazie del contributo.
    iced
    188
  • Mi pare di aver capito diverse cose:

    1. Siamo tutti d'accordo che bisogna fare qualcosa per i paesi poveri. Le idee che abbiamo forse non sono chiare, o non sono espresse chiaramente, ma non dobbiamo averle per forza noi, visto che paghiamo chi ci governa per averle e, soprattutto, per agire. Perché questi signori non si muovono, visto che vorremmo tutti fare qualcosa?

    2. Serve promuovere l'alfabetizzazione, ma solo per quelle persone (non parlo di luoghi, ma di persone) che hanno già risolto problemi quali nutrimento e salute: per chi sopravvive a stento, l'alfabetizzazione è superflua e nessuno accetterebbe di sacrificare tempo necessario al proprio sostentamento

    3. Il laptop di Negroponte è un oggetto destinato agli insegnanti dei paesi poveri, perché, con poche eccezioni, non ci sono abbastanza soldi, né govenativi, né personali, per consegnarne uno a ogni alunno. Allora si pone il problema di fare arrivare i contenuti testuali ai ragazzi. Occorre un bel videoproiettore da minimo un migliaio di euro o una stampante laser. Ma allora ritorniamo ai problemi dei costi e della carta e tanto vale usare il libro.

    4. Nel caso in cui il laptop sia distribuito agli studenti (ma qui non parliamo di paesi poveri, ma di paesi emergenti)... Avete mai provato a studiare su un monitor? È più difficile: niente sottolineature, appunti a matita e la vista si affatica molto. In questo caso potrebbe guadagnarci Luxottica, visto che, a ogni inerrogazione o compito in classe, se ne andrebbe via qualche diottria.

    5. Dove c'è mancanza di corrente al punto di dover usare la manovella, si pone il problema anche di internet che è l'infrastruttura attorno alla quale, più che al computer di per se stesso, è nato e si è sviluppato il concetto di digital divide. Ci sono generatori - come scrive qualcuno - a pedali e altri a gasolio. Sarebbe il caso, in quei posti di fare arrivare una vera rete elettrica assieme al laptop negropontino...

    6. Il computer di Negroponte può essere adeguato per i paesi poveri-ma-non-troppo e per l'aggiornamento professionale degli insegnanti

    7. Lo strumento principe dell'istruzione è e rimane il libro. Al più, il computer serve per contenuti integrativi.

    8. Per insegnare a scrivere serve carta e penna (scrivere non è conoscere l'alfabeto, ma anche e soprattutto compiere precisi movimenti con la penna, possibilmente in scioltezza). E per insegnare a leggere, basta la carta stampata (o scritta): qualunque cosa: dal tubetto del dentifricio a un vecchio giornale.

    9. Carta per il libri, come dice qualcuno, significa alberi. Ma la carta riciclata, che dovremmo tutti imparare a usare di più, è di gran lunga meno inquinante e più ecologica: una tonnellata di carta riciclata fa risparmiare 1.500 litri di petrolio - fonte:http://sportelloecoequo.comune.firenze.it/cgi-bin/...
    (sono consigli utili, perdete 5 minuti e leggeteveli)
    © Sarebbe anche il caso di incominciare a utilizzare libri e giornali in materiale plastico, invece che di carta ©. Sono più durevoli, più igienici e potrebbero durare molti anni scolastici. Qualcuno in un post chiedeva un'idea per la veicolazione dei contenuti. Eccola! Ci metto sopra il ©, e mi salvo questa pagina in .pdf così non se la brevetta, in barba alle buone intenzioni, il più delle volte solo a parole.

    10. È forse il caso di riciclare i nostri vecchi computer, regalandoli al terzo mondo. Se funzionano non sono spazzatura, come sostiene qualcuno. Anche un Pentium II, per la didattica può risultare un oggetto molto prezioso. I nostri governi ricchi dovrebbero distribuirli gratis, come tappa intermedia di un processo di smaltimento a spese nostre (magari anch(e con in "grazie", visto che spremiamo il terzo mondo in cambio di nulla).
    Inoltre, per l'istruzione superiore, si può allestire un grid computer (come fanno anche istituzioni dei paesi ricchi) e fare ricerca seriamente.

    11. Il sistema operativo e il software dovrebbe essere di pubblico dominio (free o open source). L'OS più indicato è, allo stato attuale, Linux (e simili).

    12. Il computer per lo studio è uno strumento utile, ma non indispensabile. La dimostrazione è che siamo arrivati fin qui senza l'ausilio informatico e molti paesi poveri hanno uno stile di vita poco superiore a quello neolitico. Per tirarli fuori dalla miseria la cura è la politica, non l'informatica (mi spiace se è una "frase fatta", ma è la verità).

    Per chi vuole sviluppare insieme a me qualche idea espressa in questo post, il mio indirizzo di posta è:

    wiz_of_id@tiscali.it
    non+autenticato
  • in linea di massima sono d'accordo su quasi tutto.
    qualche appunto però verrei farlo.
    visto che i caratteri sono contatti uso una lista numerata al cui punto n corrisponde il punto n della tua lista.
    cerca di contestualizzare un attimino perchè ho già provato e se lascio anche solo la parte del tuo post a cui mi riferisco sforo con il numero max di caratteri


    1) perchè non è una cosa prioritaria per loro nel senso che non è su questi temi che si giocano le poltrone.
    comunque abbiamo ancora in sospeso la questione del mezzogiorno e quella del digital divide in Italia; da buon intenditor....

    2)quoto in pieno.
    Anzi spendere quei pochi soldi che si possono usare per problemi più urgenti per laptop significa essere incoscienti.
    Fare sia 1 che l'altro insime non solo è inutile (il secondo ha senso solo risolti i problemi più importanti) ma non è fattibile perchè nella realtà le risorse sono limitate e sono pure in meno di quelle che servono per il solo problema fame e salute.

    3) d'accordo al 100%

    4) anche nei paesi tra i più industrializzati e ricchi come l'America il supporto standard per lo studio rimane il libro e la carta da appunti.
    Si consideri poi che tutti i tentativi di migrare la formazione su strutture interamente telematiche hanno evidenziato problemi che non sono stati risolti ne in America ne tanto meno in Italia.
    La formazione a distanza non è così facile da gestire e le infrastutture sono spesso più onerose delle infrastutture tradizionali.
    Senza dimenticare che un libro dura generazioni mentre un monitor lcd (specialmente se proviene da un laptop economico) non raggiunge i 5/10 anni.

    5) dove manca la corrente spesso manca anche cibo; acqua; medicinali.
    Per il punto 1 sarebbe il caso di pensare prima a queste cose e poi al resto.
    Poi il punto sarebbe di darli una vera rete elettrica invece di manovella.
    Solo che una volta che si ha una rete elettrica non capisco perchè pagare un laptop a manovella quando di potrebbero usare in pc 'scarto' dell'occidente a costo ZERO.

    6) in italia gran parte dell'aggiornamento si fa senza bisogno di computer.
    I paesi poverti ma non troppo dovrebbe tenere un tenore di risparmio maggiore e non il contrario.
    Meglio dei corsi di formazione aggiornamento per gli inseganti che non un laptop.
    Maggiori risultati e forse minor spesa.

    7) quoto

    8) quoto

    9) quoto

    10) è quello che continuo a ripetere

    11) penso che l'ultima cosa di cui preoccuparsi sia il sistema operativo da usare.
    Terrei lontano la corsa alla staffetta tra ms e linux.
    Si usa quello che c'è:
    in parte le licenze 98 che si rottamno, in parte os oss e se ms dedice di regalare license os si useranno anche quelle.
    Teniamo le miserie di questa gente ben distaccate dalle stupide guerre ideologiche che possiamo permetterci noi occidentali industrializati e obesi non certo loro.

    12) quoto
    non+autenticato

  • > 11) penso che l'ultima cosa di cui preoccuparsi
    > sia il sistema operativo da
    > usare.
    > Terrei lontano la corsa alla staffetta tra ms e
    > linux.
    > Si usa quello che c'è:
    > in parte le licenze 98 che si rottamno, in parte
    > os oss e se ms dedice di regalare license os si
    > useranno anche
    > quelle.
    > Teniamo le miserie di questa gente ben distaccate
    > dalle stupide guerre ideologiche che possiamo
    > permetterci noi occidentali industrializati e
    > obesi non certo
    > loro.


    Non ne faccio affatto una questione ideologica, tanto più che uso Mac. Il fatto è che l'accesso a un sistema operativo Open Source, oltre a consentire il risparmio di denaro sulle licenze, permetterebbe a chiunque lo desideri di mettere le mani sul codice di programmi e OS già esistenti e, in un'ottica didattica, non è una questione da poco.
    Comunque, sono d'accordo con te: non è questo il nodo della questione.
    Scusa il ritardo nella risposta, ma - sai com'è - ogni tanto si lavora anche...
    non+autenticato
  • > I computer da riciclare sono molto interessanti,
    > ma la piattaforma Negroponte, dimostra come siano
    > anche poco utilizzabili nei paesi in via di
    > sviluppo in quanto richiedono per l'impiego
    > risorse molto
    > elevate.
    > Questo perché sono stati pensati per una società
    > diversa.
    > Noi dovremmo pensare a riciclare la nostra
    > immondizia, no a darla ai
    > "poveri".

    I computer usati non sono immondizia. In questo momento sto usando un G3 B&W del 1999 con OS X Tiger (e una Ati Radeon 9200)... Funziona, funziona... Vedo anche i dvd e i divx... Il tuo non lo considero un insulto, intendiamoci...
    Quello che voglio dire è che per l'impiego didattico non c'è bisogno di una cpu di ultima generazione. La cosa migliore sarebbe dare ai poveri la nostra "immondizia" funzionante e poi, visto che sono poveri, pensare noi allo smaltimento.
    Invece diamo ai poveri l'immondizia vera e propria e un'infinità di rifiuti tossici (conoscete il meccanismo, vero?*) e l'immondizia che a loro sarebbe utile, come un vecchio computer, la buttiamo via.
    Credo che occorra una rivoluzione etica, prima che tecnologica. Anche perché se il terzo mondo prende il nostro andazzo è finita per tutti. Prima di esportare il nostro benessere, dovremmo sederci a un tavolo e ridefinirne radicalmente il concetto.

    ===
    * In base ad accordi internazionali ogni nazione ha a disposizione una quota di produzione di sostanze inquinanti. Se la supera deve pagare una sanzione. Ma ci sono nazioni che non producono rifiuti tossici perché troppo arretrate. Allora le nazioni ricche che sforano la loro quota possono evitare le sanzioni acquistando la quota "libera" dalle nazioni povere. Esportano i rifiuti nel terzo mondo (dove vi lascio immaginare che fine facciano) per un tozzo di pane che, per altro, spesso non pagano neppure perché offrono una (irrisoria) diminuzione del debito dei paesi poveri nei loro confronti. Così sparpagliamo i rifiuti nocivi in tutto il mondo, rimandando il problema del loro smaltimento a quando sarà così grande da non poter più essere risolto.
    non+autenticato
  • ...my five cents. Frutto di qualche anno di vita in un paese "di frontiera" nel senso che pur non potendolo definire terzo mondo, vede al suo interno una contrapposizione lacerante tra fasce più o meno ricche di popolazione.
    In primo luogo, credo che la critica al progetto di Negroponte non sia teoricamente del tutto campata in aria.
    Prendendo per l'appunto il Brasile, una repubblica federale dove ogni quattro anni si vota sia il presidente della repubblica e i candidati agli organi federali, sia il governatore di stato e i candidati ai relativi organi, a meno di rielezione è probabile che l'opposizione che sale al governo non dia seguito ai progetti varati dall'amministrazione precedente. Ho usato il termine "probabile" ma in realtà trattasi di un dato di fatto. A complicare le cose ci si mettono pure gli organi locali, i quali hanno un potere e un'influenza che talvolta eclissa quelli superiori.
    Nessuna meraviglia dunque se in ogni stato, ogni ente pubblico, ogni comune si adotti una differente velocità di adeguamento alle direttive superiori. Nella fattispecie, mia moglie che lavora nell'equivalente di un provveditorato agli studi, quindi dipendente diretta della segreteria per l'educazione del Paranà, è già sotto pressione in vista della migrazione delle strutture informatiche di stato al software libero (http://www.softwarelivreparana.org.br e http://www.celepar.pr.gov.br); l'amministrazione municipale presso cui opero, a prescindere da un appoggio formale al software libero e ad alcuni server Debian, fuziona in gran parte con software MS; il miio settore specifico all'interno del municipio, dipartimento di sanità, utilizza al 90% software per sistemi MS (il più recente quasi tutto realizzato in Delphi/Interbase più altre cosucce antiche in DBase e Clipper) o al limite sistemi anagrafici via web e pertanto multipiattaforma. Vige quindi una discreta anarchia e sto alla finestra per vedere cosa accadrà dopo le elezioni di fine anno.
    Terminato questo lungo preambolo, aggiungo che è fuorviante affrontare la questione in termini di contrapposizione tra bisogni esistenziali(cibo, sanità, etc.) e bisogni culturali. Non esiste contrapposizione ma complementarietà. E come non ha senso dar da mangiare all'affamato senza insegnargli a pescare, è altrettanto assurdo insegnargli a pescare senza al contempo fornirgli di che sopravvivere fino alla stabilizzazione. In questo senso se, come ho scritto in fase di esordio, le motivazioni della critica a Negroponte sono degne di attenzione, non bisogna lasciarsi indurre a generalizzazioni tipo "prima dell'infomatica, i bisogni esistenziali...etc...". C'è bisogno di entrambi! Non credo che quegli acquisti governativi di laptop "dei poveri" siano orientati ai singoli utenti quanto piuttosto alle strutture educative, per le quali disporre di tali risorse di facile gestione e movimentazione costituisce un notevole passo in avanti nell'evoluzione dei metodi di insegnamento. Rendetevi conto che qui ci sono tantissimi alunni nelle scuole pubbliche - la maggioranza, per dirla tutta - che non hanno nessuna possibilità economica di acquistare materiale didattico. Il governo cerca di aiutare fornendo il materiale gratuitamente ma è ovvio che la carta ha un processo di obsolescenza molto rapido, specialmente nelle mani di ragazzi provenienti da famiglie di livello culturale bassissimo o analfabete. Un PC del tipo di Negroponte, specialmente portatile, giunge provvidenziale offrendo una risorsa con un ciclo di vita più lungo e riutilizzabile a piacere. I libri di testo cui può dare accesso sono aggiornabili, a differenza dei testi su supporto cartaceo. Può, con ovvi limiti, sostituire vari tipi di laboratorio scientifico offrendo simulazioni a video.
    Ma soprattutto: l'istruzione è FONDAMENTALE per uscire dalla povertà e dalla sottomissione sociale. Con l'istruzione esiste una scelta, senza istruzione l'unica opzione è finire nelle piantagioni di canna da zucchero o a pulire le case dei ricchi per quattro palanche. Magari il problema della fame è risolto, ma non di solo cibo vive l'essere umano.
    Per concludere: è ragionevole criticare Negroponte, ma solo in termini di ampiezza di prospettiva. Onestamente, esistono scelte in termini di hardware/software migliori delle sue, scelte che garantiscano una gamma di opzioni più ampie? Non mi si portino a esempio software proprietari, è assurdo che nel settore della pubblica educazione si debba dipendere dai privati di software chiuso pagando fior di licenze. Anche se il fornitore facesse un'offerta iniziale allettante, sappiamo tutti benissimo che equivale all'offerta iniziale di un pusher: prima crei la dipendenza a gratis e poi la sfrutti.
    Non dico che su quei portatili debba esserci per forza linux. Potrebbe esserci un BSD, un Minix, qualsiasi altro sistema aperto non proprietario. L'importante è che sia uno standard.
    -----------------------------------------------------------
    Modificato dall' autore il 24 giugno 2006 14.30
    -----------------------------------------------------------
  • Quoto completamente. Il fatto è che bisogna utilizzare tutte le nostre risorse in modo selettivo. È evidente che un computer per chi non ha cibo è cosa inutile, ma in quella stessa nazione dove c'è chi lotta contro la denutrizione, verosimilmente, ci sarà una parte di popolazione che non ha fame di cibo ma di conoscenza. Ma allora perché aspettare Negroponte e non fornire da subito computer "ordinari" e infrastrutture per sfruttarne le superiori potenzialità?
    Il computer esiste dagli anni '40 del secolo scorso, ma solo oggi si parla di "digital divide". È evidente che la discriminante, più che il computer in sé stesso, è la rete Internet. In questo caso, dunque, le infrastrutture si rendono assolutamente indispensabili.
    non+autenticato
  • ... Barzelletta o parabola?

    Nicholas Negroponte va a visitare una missione africana. I missionari lo accolgono e i bambini del villaggio accerchiano in festa questo signore occidentale ben vestito che fa il giro del villaggio.
    Lo toccano, lo tirano, gli tendono le mani e Negroponte ne prende in braccio uno. Un bimbo magrino, un po' scavato, con due occhioni neri grandi così. Gli dà una carezza sul capo e lo mette giù. Poi, un po' commosso per l'affetto dei fanciulli, si rivolge a tutti loro e promette: "Non preoccupatevi, bambini, quando torno in America vi mando tre container pieni di computer".
    I missionari si guardano sbigottiti e uno di loro, con compassionevole garbo, dice: "Mister Negroponte, ma... ma questi bambini non mangiano!!!".
    Negroponte sussulta, si gira verso i bimbi ed esclama: "Ahi-ahi-ahi bambini, non mangiate? E allora... Niente computer!".
    non+autenticato
  • Dunque dovremmo solo continuare a sfamarli e curarli senza dare accesso ad altre opportunità?
    non+autenticato
  • - Scritto da:
    > Dunque dovremmo solo continuare a sfamarli e
    > curarli senza dare accesso ad altre
    > opportunità?

    Finalmente una domanda provocatoria, ma sensata...
    La risposta è "no".
    In cambio delle risorse che postiamo via a molti di questi paesi, dovremmo costruire centrali elettriche, reti elettriche, a scavare pozzi, a costruire ospedali, reti idriche, reti fognarie, strade, a dargli i mezzi per coltivare la terra e a costruire strutture per l'educazione scolastica e l'alfabetizzazione.

    Se l'occidente avessesenso di umanità condividerebbe con loro la sua grande conoscenza, trasmettendo il sapere a chi non ne ha e mettendo a disposizione una parte delle sue risorse per far crescere tutto il pianeta.

    Non è sbagliata l'idea di un computer ai paesi poveri, è sbagliata l'idea di fornire computer prima che abbiano tutto ciò che serve al suo utilizzo.

    Se sei febbricitante di malaria, non hai bisogno del computer.
    Se hai la tubercolosi, non hai bisogno del computer.
    Se non hai l'acqua potabile, non hai bisogno del computer.
    Se non hai abbastanza cibo, non hai bisogno del computer.
    Se non hai la corrente elettrica, non hai bisogno del computer.
    Se non sai leggere, non hai bisogno del computer.

    Il computer lo usi quando sei sano, nutrito, quando il tuo paese è in grado di raccogliere il contributo del tuo lavoro, quando ha le risorse per utilizzare i tuoi progetti e le tue idee.

    Per risollevare le sorti del terzo mondo, guarda, basterebbe una generazione. Prima gli regali infrastrutture, risorse e conoscenza e li aiuti a indirizzare le loro risorse in modo sensato, poi li assisti nel loro sviluppo cercando di evitare che commettano gli stessi errori nostri. una generazione e un po' di volontà politica.

    Il problema è che siamo così accecati dal denaro e dall'interesse personale che non riusciamo nemmano a capire che permettere al terzo mondo di svilupparsi porterebbe all'occidente ancora più ricchezza. Solo che questa ricchezza non arriverebbe oggi, ma domani e chi comanda qui da non è disposto ad aspettare o non ha abbastanza lungimiranza. E sì che l'attesa sarebbe anche breve...

    Il caso di Moggi (tanto per fare un esempio, anche se il calcio è un bieco sotto-sotto-prodotto) è solo la punta dell'iceberg. Come possiamo sperare nel buon cuore di chi, in nome dell'interesse personale, ***non ha avuto pietà nemmeno dei propri figli*** e ha insegnato loro a vivere nella disonestà, nell'illegalità e nella frode?
    non+autenticato
  • >Non è sbagliata l'idea di un computer ai >paesi poveri, è sbagliata l'idea di fornire >computer prima che abbiano tutto ciò che >serve al suo utilizzo.

    bene, mentre la parte piu sensibile dei cittadini occidentali preme per devolvere
    parte di quanto l'occidente ha depredato per fare quello che dici, con cui personalmente sono d'accordo, anche a scapito del proprio tenore di vita e del livello insostenibile dei consumi a cui si è arrivati, che sta bruciando il mondo, si pone anche il problema di come in questo momento formare i ragazzi dei paesi poveri, o una certa percentuale di loro

    fai una proposta alternativa a un piccolo laptop che contiene un giga di testi scolastici ed è in grado di funzionare in qualsiasi condizione, senza tirare fuori la
    storia dei gessetti e della lavagna, che in molte situazioni può non essere adeguata:
    qualsiasi paese che vuole uno sviluppo ha bisogno di ridurre l'analfabetismo e di
    avere una formazione di buon livello ovunque
    si possa, nello stesso tempo


    è infatti chiaro che se la lavagna potrebbe servire per combattere l'alta percentuale di analfabetismo, non basta più per formare il livello successivi di cui c'è evidentemente anche bisogno in tutti i settori di un qualunque paese

    non credo che tu voglia pensare che sia il caso di importare medici, tecnici, amministratori, etc dall'occidente con costi altissimi, né credo tu voglia sostenere che la popolazione africana non abbia bisogno anche di queste figure già ora, e questi dispositivi sembrano essere un ottimo strumento didattico
    di supporto

    se tu sei al corrente dell'esistenza di strumenti didattici per le scuole di questi paesi a costi minori e altrettanto efficienti
    segnalamelo perché mi interessa

    io resto del parere che in una scuola alcune decine di questi laptop per sostituire alcuni quintali di testi cartacei sarebbero molto utili, e non solo in africa

    l'africa non è solo fatta di villaggi sperduti dove una lavagna e qualcuno che sappia leggere e scrivere che lo insegni agli altri è già tanto, ma è una realtà molto piu complessa
    e articolata di come tu vuoi dipingerla

    stai attento che partendo da principi condivisibili tu non finisca per arrivare a un
    puro esercizio di benaltrismo, che, come si sa, non serve assolutamente a nulla
    non+autenticato

  • > non credo che tu voglia pensare che sia il caso
    > di importare medici, tecnici, amministratori, etc
    > dall'occidente con costi altissimi, né credo tu
    > voglia sostenere che la popolazione africana non
    > abbia bisogno anche di queste figure già ora, e
    > questi dispositivi sembrano essere un ottimo
    > strumento didattico di supporto

    Per la verità sì. Direi che in cambio delle loro risorse si potrebbe avviare una politica di condivisione delle risorse. Qui c'è un mare di laureati disoccupati e una parte di loro potrebbe partecipare a progetti di quel tipo. Una volta impiantate le giuste (e dovute) infrastrutture, si procederebbe alla formazione professionale e all'istruzione superiore.

    Tu hai ragione: hanno bisogno fin da ora di quelle figure professionali. Purtroppo, però, per formare tecnici, amministratori e medici occorrono 3 o 4 lustri. Durante quei 20 anni che fare? Condividere con loro una parte delle nostre risorse mi sembra il minimo che possiamo fare.
    E che fare per qualla parte di popolazione per la quale, al momento, l'istruzione scolastica è l'ultimo dei problemi? In quest'ultimo caso il computer è superfluo.

    Quanto all'alfabetizzazione, la lavagna e il gessetto (et similia) è, almeno all'inizio, insostituibile, in quanto scrivere non significa solo far trottare le falangette su una tastiera, ma anche saper armeggiare una penna, una matita o un gessetto, coordinando i movimenti di dita, mano e braccio. Io ho imparato a leggere atre anni e mezzo con le letterine magntiche colorate e una lavagna di metallo. Più tardi ho imparato a scrivere, perché la coordinazione dei movimenti necessari alla scrittura manuale è più complicata per un bambino.
    E per fare esercizio di lettura, non occorre l'e-book, basta un vecchio giornale o un libro. Alle elementari, per imparare a leggere come facevi senza il computer?

    Quindi la proposta per l'istruzione di base è semplice: fare in modo che sia il passo successivo a problemi già risolti.
    non+autenticato
  • >.. Barzelletta o parabola?

    io la metterei così la tua parabola

    Mr Negroponte, i bambini non hanno da mangiare

    Nessun problema, basterebbe che l'Italia rinunciasse a pagare la tangente di una
    miliardata ogni anno per fare assistenza
    sociale a mr gates, uomo piu ricco del mondo
    comprando le sue schifezze e vi sarebbero
    risorse per sfamare alcuni milioni di bambini,

    Se poi questo diventasse vero anche nel privato
    a traino del pubblico, si potrebbe dare loro
    gratuitamente anche il laptop con centinaia di
    libri di testo in modo che possano acquisire
    competenze simili alle nostre e non essere piu
    sfruttati nei modi piu vari

    Ma evidentemente è meglio buttare nel cesso
    enormi montagne di denaro piuttosto che aiutarvi.

    Quindi crepate pure, mr gates ha bisogno anche di questo: poi tra un pò tirerà fuori qualche
    dollaro per fare dell'elemosina pelosa per non
    pagare tasse e ungere qualche governo e poter
    installare windows con tessera prepagata,
    in modo da prendervi anche il dollaro al giorno che ancora vi resta

    non una barzelletta come la tua,
    ma la vera realtà
    non+autenticato

  • > Nessun problema, basterebbe che l'Italia
    > rinunciasse a pagare la tangente di
    > una
    > miliardata ogni anno per fare assistenza
    > sociale a mr gates, uomo piu ricco del mondo
    > comprando le sue schifezze e vi sarebbero
    > risorse per sfamare alcuni milioni di bambini,
    >

    L'italia rinuncia anche a pagare la tangente a bill però esige che l'alternativa fornisca:

    A) lo stesso livello di immediatezza all'uso onde non far crescere i costi di assistenza per poter fornire più risorse ai bambini morti di fame

    B) standard allo stesso livello riconosciuti da tutti in quanto il costo di eventuali conversioni ridurrebbe le famose risorse destinate al terzo mondo


    Chiaramente non si può puntare alle mele giobbe quindi cosa resta ? Linux ? Forse se tutta la nazione usasse la stessa distro ci sarebbe qualche possibilità di salvare il punto B... la libertà di scelta andrebbe di nuovo a puta e si formerebbe un nuovo monopolio ma vabbè...
    Il punto A invece...
    non+autenticato
  • Ma hai mai usato Linux? Dal tuo post direi nettamente di no.Deluso
    non+autenticato
  • Anche troppo l'ho usato per rendermi conto che non bastava a gestirlo.
    L'unico os sostituibile a winz in semplicità è haiku
    non+autenticato
  • >il giro del villaggio.

    farei un distinguo :
    i paesi c.d. in via di sviluppo, e soprattutto i più popolosi, ovvero cina, india, indonesia, brasile, che costituiscono il 50% della popolazione terrestre, sono già di gran lunga i mercati più grandi per i prodotti informatici, che hanno ormai saturato l'occidente

    già ora la sola cina acquista piu computer di tutta l'europa

    come vedi la situazione è molto ma molto piu diversificata di quella che tu dici

    si tratta di raggiungere però anche le fasce che non si possono ancora permettere l'accesso alla formazione resa possibile dall'ausilio di questi strumenti

    discorso a parte merita l'africa, la cui situazione è di gran lunga la peggiore di tutte le altre, ma nel cui contesto strumenti quali il laptop di negroponte possono comunque aver senso in svariate situazioni, pur lasciando irrisolti gravissimi problemi di cui le grandi potenze politiche ed economiche hanno una forte responsabilità

    pensiamo al problema dei farmaci, per es, non distribuiti a basso costo in quanto coperti da brevetto delle multinazionali farmaceutiche

    l'ultima cosa che si possa quindi desiderare quanto al settore in oggetto, è che pressioni di qualche genere, magari condite con elemosine pelose, promuovano l'entrata di altre multinazionali che agiscono come benefattori solo inizialmente, per poi assumere il solito ruolo di ennesimi parassiti
    per i decenni a venire: questo non deve succedere e il progetto in causa è un'alternativa per evitarlo, anche se è molto probabile che purtroppo finisca per succedere, perlomeno in ampie zone

    e' infatti chiaro che tu non puoi pensare che anche in africa, ma dappertutto, non si proceda all'introduzione di strumenti informatici, perché questa eventualità
    è irreale: resta quindi il problema della scelta tra strumenti proprietari di multinazionali monopoliste e strumenti aperti che non sono di proprietà di nessuno

    naturalmente questo discorso è parziale e non affronta, nè può farlo, la globalità della situazione dei paesi africani, che è tra l'altro diversa da zona a zona e da paese a paese
    non+autenticato

  • > >il giro del villaggio.
    >
    > farei un distinguo :
    > i paesi c.d. in via di sviluppo, e soprattutto i
    > più popolosi, ovvero cina, india, indonesia,
    > brasile, che costituiscono il 50% della
    > popolazione terrestre, sono già di gran lunga i
    > mercati più grandi per i prodotti informatici,
    > che hanno ormai saturato
    > l'occidente

    Sono d'accordo, anche perché è un dato di fatto.

    > già ora la sola cina acquista piu computer di
    > tutta
    > l'europa
    > come vedi la situazione è molto ma molto piu
    > diversificata di quella che tu
    > dici

    Non ho mai parlato di situazioni omogenee. Dico che dove non c'è elettricità o dove l'erogazione è tanto difficoltosa da rendere indispensabile una manovella, anno altri problemi. L'istruzione che manca in quei posti non è l'istruzione superiore, per la quale i libri di testo e i loro omologhi elettronici sono importanti, ma quella elementare. Intendo dire l'alfabeto e il saper fare di conto.
    Posto che ovviamente ci siano le risorse materiali per avere risorse temporali da dedicare all'apprendimento scolastico. Se mancano le risorse primarie (nutrimento e salute), sarà la stessa popolazione a non accettare l'istruzione perché non ha tempo da investire in quell'attività.

    > si tratta di raggiungere però anche le fasce che
    > non si possono ancora permettere l'accesso alla
    > formazione resa possibile dall'ausilio di questi
    > strumenti

    Bene. Allora parliamo di un computer per "un certo tipo" di mondo, che ha già raggiunto un livello di sicurezza (alimentazione e salute) tale da permettere di spostare parte del proprio tempo alla formazione e all'istruzione.

    > discorso a parte merita l'africa, la cui
    > situazione è di gran lunga la peggiore di tutte
    > le altre, ma nel cui contesto strumenti quali il
    > laptop di negroponte possono comunque aver senso
    > in svariate situazioni, pur lasciando irrisolti
    > gravissimi problemi di cui le grandi potenze
    > politiche ed economiche hanno una forte
    > responsabilità

    Ok, siamo d'accordo.
    Ho imparato a scindere colpa e responsabilità: sono due concetti diversi. La colpa è certamente di quella parte di Occidente che li spreme, ma la responsabilità è, oltre che dei loro governanti (spesso messi dove stanno dalle multinazionali), anche della parte di Occidente che, pur non spremendoli, non fa nulla per evitare che siano spremuti e continua a comprare il parquet di legno tropicale.

    > pensiamo al problema dei farmaci, per es, non
    > distribuiti a basso costo in quanto coperti da
    > brevetto delle multinazionali
    > farmaceutiche

    Occorre una legislazione che freni le logiche della concorrenza in certi settori (per esempio quelli legati alla salute e allo sviluppo tecnologico), per assicurare etica e un tasso di sviluppo più rapido a vantaggio di tutti. In altri settori del mercato, per esempio l'abbigliamento, la concorrenza va bene, ma nei settori pharma, energia, agroalimentare di base, è una tragedia. Oltretutto potrebbero così allargare il mercato anche a quei paesi oggi esclusi.

    > l'ultima cosa che si possa quindi desiderare
    > quanto al settore in oggetto, è che pressioni di
    > qualche genere, magari condite con elemosine
    > pelose, promuovano l'entrata di altre
    > multinazionali che agiscono come benefattori solo
    > inizialmente, per poi assumere il solito ruolo di
    > ennesimi
    > parassiti
    > per i decenni a venire: questo non deve succedere
    > e il progetto in causa è un'alternativa per
    > evitarlo, anche se è molto probabile che
    > purtroppo finisca per succedere, perlomeno in
    > ampie
    > zone

    Siamo d'accordo ancora, anche se per quell'obiettivo che dici non serve *necessariamente* il computer di Negroponte. Basta il free software e l'open source e una piattaforma qualunque.

    > e' infatti chiaro che tu non puoi pensare che
    > anche in africa, ma dappertutto, non si proceda
    > all'introduzione di strumenti informatici, perché
    > questa eventualità
    > è irreale: resta quindi il problema della scelta
    > tra strumenti proprietari di multinazionali
    > monopoliste e strumenti aperti che non sono di
    > proprietà di
    > nessuno

    Sì che si deve procedere. Ma solo dove ciò che sta a monte del computer è già cosa acquisita.

    > naturalmente questo discorso è parziale e non
    > affronta, nè può farlo, la globalità della
    > situazione dei paesi africani, che è tra l'altro
    > diversa da zona a zona e da paese a
    > paese

    Ok. E anche, all'interno della stessa nazione, dal villaggio alla città e da quartiere a quartiere.
    Riesci a pensare a qualche trovata tecnologica più utile di un computer per quei Paesi in cui la sopravvivenza è un problema?
    non+autenticato
CONTINUA A LEGGERE I COMMENTI
1 | 2 | 3 | Successiva
(pagina 1/3 - 12 discussioni)