USA, il VoIP paga pegno?

La FCC ha stabilito che gli operatori VoIP debbano avere gli stessi doveri di quelli tradizionali. Anche in ordine al balzello che finanzia la realizzazioni di reti TLC nelle aree disagiate

New York - Nubi coast-to-coast all'orizzonte del VoIP. La telefonia su internet negli USA potrebbe presto costare di più: la Federal Communication Commission ha equiparato gli operatori VoIP a quelli di telefonia tradizionale, stabilendo che anch'essi dovranno versare il proprio contributo allo Universal Service Fund.

Si tratta di un fondo finalizzato a sovvenzionare i progetti di telecomunicazioni per ridurre il "communication divide" nelle aree rurali, a cui in precedenza erano tenuti a contribuire solo gli operatori convenzionali "landline".

FCC ha così eliminato le distinzione fra le tipologie di aziende in quanto, sostanzialmente, in entrambi i casi forniscono servizi di telefonia. FCC stima che circa il 65% delle telefonate siano relative a chiamate su lunga distanza. Situazioni in cui i servizi VoIP danno, per così dire, il meglio di sé in termini di convenienza.
Il nuovo impegno finanziario che dovrà essere sostenuto dagli operatori VoIP andrà, come ovvio, a riflettersi sulle tariffe che questi applicheranno ai servizi offerti ai propri clienti. Che, stando alle previsioni di alcuni analisti, a fronte di una bolletta mensile media dell'ammontare di 30 dollari, potrebbero subire un rincaro di circa 2,5 dollari. Praticamente il doppio di quanto dovuto dagli utenti degli operatori tradizionali.

Brooke Schulz, portavoce dell'operatore Vonage, ha affermato che la compagnia non si aspetta un impatto di rilievo sull'utenza, in quanto era già prevista una riduzione del 3% per l'abbattimento di un'accisa precedentemente calcolata in bolletta.

Saranno comunque le evoluzioni del mercato a stabilire in che misura questo evento influirà sulla crescita della telefonia su internet in USA.

D.B.
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