PI: Qual è la reazione dei dirigenti scolastici alle vostre proposte?MC: Solitamente i dirigenti nutrono diversi dubbi riguardo l'effettiva possibilità di poter riutilizzare PC obsoleti. Di solito questi PC risultano già dismessi e "accatastati" presso magazzini (aree che potrebbero essere sfruttate per uso didattico...).
PI: Come superate questa diffidenza?MC: Abbiamo approntato una procedura dimostrativa piuttosto convincente: direttamente presso la scuola, facciamo scegliere il PC più "vecchio" e "lento" presente in un'aula informatica, lo trasformiamo in client, lo colleghiamo ad un portatile dove è installato il sistema server sfruttato dal Progetto Butterfly, e così mettiamo in opera il nuovo ambiente operativo per l'utenza e dimostriamo l'efficienza e le differenze con la situazione precedente.
PI: È un'operazione semplice...MC: Per effettuare la trasformazione del PC come dimostrato sul sito web, serve un tempo variabile fra 5 e 10 minuti. Otteniamo in questo modo un consenso immediato, anche se è molto difficile in fase di contrattazione far capire quanto sia importante il valore aggiunto ottenuto dai servizi derivanti dalla nostra opera: eliminazione dei costi per la rottamazione, riduzione dei costi per le licenze software, riduzione del TCO e maggiore sicurezza e stabilità del sistema.
È proprio questo che fa la differenza rispetto ad una soluzione tradizionale (acquisto di nuovi PC, ovvero "Fat Client"). Il vero problema è che la tipologia di architettura di sistema costituita da "Thin Client" connessi in rete con un Server non è molto diffusa in ambito scolastico.
Proprio per le caratteristiche funzionali richieste da un'aula didattica, questa soluzione si adatta meglio di quella "tradizionale" dei Fat-Client, purtroppo è comune e diffusa la mancanza di interesse ad approfondire temi
tecnologici presso la maggior parte degli istituti scolastici italiani.
PI: Un progetto di riuso delle risorse informatiche nelle scuole molto celebre è il Progetto Lazzaro, in che modo vi differenziate? Avete rapporti con i promotori di quell'iniziativa?MC: Non abbiamo rapporti con i promotori del Progetto Lazzaro, ma esso costituisce un'operazione che non solo ci è nota ma ha pure costituito per noi oggetto di studio ed analisi funzionale. In effetti possiamo dire che il Progetto Butterfly si colloca nei confronti del Progetto Lazzaro in posizione di evoluzione ed anche antagonismo.
PI: In che senso?MC: In definitiva, il Progetto Lazzaro è monodimensionale, mirando esclusivamente all'uso di ambienti operativi grafici in GNU/Linux mediante la distribuzione di sessioni XWindow presso PC facenti funzione di terminali per quell'unico ambito, ed inoltre è di implementazione più rigida, basandosi sull'allestimento di "isole" di elaboratori (5 terminali più un piccolo server per questi) e su interventi di revisione più invasivi per le vecchie workstation, considerato che non prescinde dalla distribuzione via rete dello stesso sistema operativo dei terminali mediante protocollo PXE e rinuncia alla possibilità di tenere installato in pianta stabile su ogni macchina un sistema compiuto e flessibile.
Il Progetto Butterfly invece offre la possibilità di scegliere l'ambiente operativo che si desidera, fra XWindow e MS-Windows, ricorrendo ad interventi sull'hardware più circostanziati ed assistiti dall'implementazione di un nuovo server, ovvero dalla riconversione di un potente server già a disposizione dell'ente, il che costituisce comunque un buon investimento di lungo periodo.
PI: Avete pensato di interessare il Ministero dell'Istruzione alla vostra iniziativa? Con quali risultati?MC: Per ora il progetto è ancora in fase di sperimentazione. Appena terminata questa fase (altri 6 mesi), valuteremo se coinvolgere il Ministero dell'Istruzione.
a cura di Lamberto Assenti