Indignano i censori di Singapore

Con un singolare happening politico, un gruppo di contestatori organizzati via SMS decide di sfidare il Governo del paese in nome della libertà di parola

Singapore - Alcuni sostenitori di Lee Kin Mun, il più noto blogger del paese asiatico, non hanno affatto gradito la pervicacia con cui il ministero delle comunicazioni si è accanito nei suoi confronti, arrivando a provocare la sospensione della sua rubrica su un giornale locale

In un paese tradizionalmente dominato da un controllo piuttosto rigido sulla stampa e sui contenuti circolanti, l'idea che un blogger possa essere de facto censurato per i contenuti di un articolo che ha scritto, peraltro solo ironizzando sul costo della vita nell'isola, agli utenti internet del paese sembra non più accettabile.

I reporter di Agence France Press riferiscono di una trentina di "supporter" che, vestiti di marrone in onore dello pseudonimo letterario di Lee (Mr.Brown), si sono radunati nel primo pomeriggio in una delle principali stazioni della metropolitana, un flash mob dal chiaro sapore politico che secondo gli osservatori segnala ancora di più una crescente intolleranza degli utenti-scrittori verso gli atteggiamenti dispotici del governo di Singapore.
L'happening politico e pacifico contro il modus operandi dell'attuale esecutivo rafforzerà senza dubbio la pessima immagine di Singapore nell'ambito libertà di stampa. Reporters Sans Frontières ha di recente collocato il paese tra gli ultimi nella classifica sulla libertà dei giornalisti e dell'informazione.

Ciò che incuriosisce gli osservatori è la natura spontanea della manifestazione, organizzata perlopiù tramite SMS scambiati dai partecipanti, pronti a sfidare il divieto di manifestare senza preventiva autorizzazione delle autorità.

"Penso sia molto importante avere una voce indipendente nella stampa" ha dichiarato ad AFP un ragazzo, intervenuto per protestare dopo aver ricevuto un SMS. Lee dal canto suo nega di essere la mente organizzatrice di questa protesta e di aver quindi mandato lui il primo messaggio. Tuttavia manifesta una certa soddisfazione nel constatare il fatto che la propria opera di informazione alternativa abbia raccolto proseliti tanto coraggiosi da formare addirittura un sit-in a suo favore.

I quotidiani di Singapore oggi confermano la sospensione della rubrica di Mr.Brown ma non riferiscono di motivazioni addotte dal Governo per questo intervento. La penna di Mr.Brown è ancora ferma, ma la sua tastiera continua a sfornare documenti bollenti diffusi in rete.

Giorgio Pontico
5 Commenti alla Notizia Indignano i censori di Singapore
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  • Certo che i "contestatori rischiano parecchio. Li ammiro molto, ammiro il loro gesto che è una vera lezione di vita che insegna l'importanza della libertà d'espressione politca culturare e sociale.
    Noi, così liberi di sproloquiare, di mugugnare e di agire senza rischiare nulla, nel nostro bel mondo occidentale non muoviamo un dito per difendere i diritti di libertà contro i governi che in virtù di un famtomatico Bin Laden stanno per censurarci anche la virgola.
  • Cioè tu invidi questi che rischiano la vita per potere parlare liberamente e sputi sulla tua di libertà, garantita da secoli di cultura liberale oltre che scritta sulla Costituzione?
    Addaveni Baffone, compagnera!


    - Scritto da: puffetta
    > Certo che i "contestatori rischiano parecchio. Li
    > ammiro molto, ammiro il loro gesto che è una
    > vera lezione di vita che insegna l'importanza
    > della libertà d'espressione politca culturare e
    > sociale.
    >
    > Noi, così liberi di sproloquiare, di mugugnare e
    > di agire senza rischiare nulla, nel nostro bel
    > mondo occidentale non muoviamo un dito per
    > difendere i diritti di libertà contro i governi
    > che in virtù di un famtomatico Bin Laden stanno
    > per censurarci anche la
    > virgola.
    non+autenticato
  • Ho letto attentamente il messaggio di Puffetta e penso che la tua interpretazione sia stata sbagliata. Secondo me, quello che voleva dire era molto semplice: lei ammira il coraggio di quei manifestanti (rischiavano grosso, a Singapore la censura regna sovrana e la libertà di espressione è ancora un tabù); noi invece, che abbiamo più diritti di loro, siamo molto più apatici, egoisti e menefreghisti, e non muoviamo un dito per difenderli da quei governi che vorrebbero privarcene e controllarci senza pietà, con il pretesto della sicurezza antiterrorismo.

    P.S.: Quando Elio definì l'Italia "paese dei cachi", si riferiva anche a questo?
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    Modificato dall' autore il 12 luglio 2006 23.59
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  • - Scritto da:
    > CONTINUATE COSI'!
    ... che a noi ci viene da ridere (nascosti al caldo e al sicuro)
    non+autenticato