Sesso cyber contro la censura australiana

Finalmente l'industria della pornografia e dell'entertainment adulto si batte nel paese dei canguri per combattere le tendenze censorie e le leggi repressive varate di recente

Sydney (Australia) - Sulla rete per gli utenti australiani non devono essere disponibili "contenuti adulti" espliciti: questo il "succo" di una legge già contestata e ora ufficialmente nel mirino dell'industria del sesso che intende dare battaglia. "Perché, chiedono gli imprenditori del settore, è lecito vendere per posta o per corriere e non via internet o via modem?".

Secondo quelli di Eros Foundation e altre imprese "a luci rosse" sarà la Corte suprema australiana a dover decidere se le nuove leggi repressive siano o meno costituzionali. In particolare, oltre alla censura sul porno in rete, viene presa di mira la legge sulla vendita online che pone forti limiti al settore "adulto" e che è entrata in vigore il primo gennaio.

Secondo alcuni esponenti dell'industria pornografica intenzionati a percorrere la strada giudiziaria, ci sono numerose anomalie nella legge che la faranno naufragare. Una di queste prevede una multa colossale, quasi 26mila euro, ai provider che non filtrano adeguatamente i contenuti pornografici, una misura che pone sulle spalle dei fornitori di accesso un fardello del tutto sconosciuto nei paesi più avanzati e a più alta diffusione della rete. In Europa e in America, infatti, è finora prevalso il principio della non responsabilità dei fornitori web sui contenuti che girano sul proprio network, proprio come le compagnie telefoniche non possono essere accusate per conversazioni svolte tra propri abbonati.
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