
Kuala Lumpur (Malaysia) - Arrivano dall'Asia i nuovi strali della corporation americana Microsoft contro il software open source e il movimento che lo sostiene. Dichiarazioni con le quali l'azienda che ha la sua sede principale a Redmond, negli Stati Uniti, intende convincere il mondo della insostenibilità del mercato basato sull'open source.
"Temiamo - ha dichiarato il direttore della divisione marketing di Microsoft Malaysia, Alex Fong - che il movimento open source non abbia la motivazione economica necessaria a sostenere lo sviluppo e l'innovazione sul lungo periodo dal momento che, dopo tutto, qualcuno deve dar da mangiare agli sviluppatori".
Non sono tesi nuove per Microsoft ma è di chiaro interesse la necessità per la mamma di Windows di difendere il business del software proprietario che, pur essendo assolutamente dominante nel mondo tecnologico, da diverso tempo si trova minacciato dalla crescita di Linux, dell'open source e del software libero in generale. In questo senso basti pensare a quanto emerso recentemente in
Perù o a quanto
sta accadendo in Italia.
Secondo Fong, per la Malaysia il software open source non rappresenta un possibile veicolo di sviluppo. Pur senza negare il ruolo che questo genere di sviluppo può rappresentare nel complesso del panorama del software, sul lungo periodo Fong ritiene che non possa affermarsi e che, sgonfiandosi, rischi di portarsi con sé energie ed aziende.
"Per esempio - ha affermato Fong - da quando Torvalds ha lanciato il kernel di Linux nel 1991 ci sono state poche aziende open source di successo. E i termini della GNU General Public Licence (il cuore dell'open source, NdR) rendono impossibile per gli sviluppatori proteggere la loro proprietà intellettuale".
Fong segnala anche un diverso approccio di Microsoft al mondo open source. Dopo aver aspramente criticato Linux, che il presidente dell'azienda Steve Ballmer
definì "comunista",
"cancro" e
"giocattolo", ora Microsoft sembra disponibile ad accreditare, per alcuni versi, il modello open source che potrebbe convivere con quello tradizionale.