Blogosfera? Tanto gossip, poco giornalismo

I dati di una ricerca negli USA: solo un terzo dei blogger controlla l'attendibilità delle fonti e considera la propria attività come informazione giornalistica. Lo dicono gli esperti di Pew

New York (USA) - L'ultima ricerca del Pew Internet & American Life Project, rinomato istituto dedicato allo studio dei nuovi media, tenta di fotografare la blogosfera statunitense, scoprendo che i blog sono soprattutto un prodotto amatoriale frutto della voglia di esprimersi.

La scoperta dell'acqua calda? Non sembrano pensarla così gli esperti che si sono spinti a snocciolare i dati delle proprie rilevazioni su 233 blogger, evidentemente considerati rappresentativi di una "popolazione" di centinaia di migliaia di persone: il 77% degli intervistati ha dichiarato di dedicarsi alla propria attività microeditoriale solo ed esclusivamente per divertimento.

Solo il restante 23% degli intervistati, secondo l'analista Amanda Lenhard, vede i blog come una fonte di profitto. Nonostante questo, il mezzo di comunicazione sembra aver fatto breccia nel cuore degli utenti: l'8% degli utenti Internet mantiene un blog, mentre il 39% del totale, pari a circa 57 milioni di adulti, consulta abitualmente blog come fonte d'informazione e d'intrattenimento. Il 37% dei blog ha carattere strettamente personale e, dato che preme soprattutto alla classe giornalistica che si sente sotto pressione per colpa dei blog, soltanto il 30% degli autori verifica la veridicità delle informazioni pubblicate.
C'è da fidarsi delle informazioni provenienti dai blog? L'autorevolezza di un sito personale, misurata dal motore di ricerca Technorati secondo criteri di popolarità, sarebbe inficiata dall'alta percentuale di blogger che si nascondono dietro uno pseudonimo, pari al 55%, così come da quella di chi non ha mai citato fonti e collegamenti ai media tradizionali, intorno al 40%.

In linea di massima, si può dire che i risultati dello studio condotto dal Pew se presi sul serio sgonfiano le aspettative di chi vuole vedere nei blog un grimaldello dell'informazione tradizionale. "I blog sono soprattutto diari personali", si legge nello studio pubblicato da Pew, "e solo secondariamente di politica ed altri argomenti: intrattenimento, sport, notizie, affari e tecnologia". Il 52% degli intervistati è spinto ad aprire un blog, o "bloggare", quasi esclusivamente dalla libertà d'espressione offerta dalla piattaforma.

Per il 7% dei blogger, in base all'esito di ricerche condotte tra il 2005 ed il 2006, la possibilità di fare soldi coi blog è l'unico motivo che gli ha spinti in questa impresa. Coloro che scrivono per "vocazione", per dialogare con l'opinione pubblica o condurre campagne d'attivismo politico, sarebbero meno del 55%.

Nel frattempo, in Francia, è scoppiato un interessante caso giuridico legato all'impiego di un sito personale per motivare il licenziamento di un impiegato. Una anonima blogger residente a Parigi, chiamata Catherine ma conosciuta come La Petite Anglaise, sostiene di esser stata licenziata per aver pubblicato appunti piuttosto critici riguardo la propria azienda. La lingua, si sa, tante volte è bene tenerla a freno, specie quando tutta Internet può ascoltare e le leggi di tutela scarseggiano.
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