ATI: abbiamo ancora le licenze Intel

Smentendo categoricamente le voci circolate nelle scorse ore, il produttore canadese ha affermato che l'imminente fusione con AMD non le impedirà di continuare a produrre chipset per le piattaforme Intel

Roma - L'annunciato matrimonio tra AMD e ATI ha scatenato, com'era presumibile, una ridda di voci e speculazioni. Fra queste si è fatta sempre più insistente, tanto da guadagnare carattere di ufficialità, la notizia secondo cui Intel avrebbe revocato ad ATI la licenza per produrre e commercializzare chipset per le proprie piattaforme. Notizia che il produttore canadese, nella giornata di ieri, ha però smentito con forza.

"Non c'è alcun fondamento di verità nel pettegolezzo che Intel avrebbe revocato ad ATI la licenza per i chipset", ha affermato Phil Eisler, senior vice president e general manager di ATI. "Continueremo a commercializzare chipset Intel sotto licenza".

"Manteniamo la licenza che ci consente di usare brevetti Intel per qualsiasi dei nostri prodotti", ha aggiunto Chris Hook, capo delle pubbliche relazioni di ATI per il mercato EMEA. "Crediamo che non vi sia alcuna azione legale che Intel possa intraprendere, sia prima che dopo la conclusione della transazione, per impedirci di continuare a vendere i nostri chipset Intel compatibili a chiunque noi vogliamo".
Alcune fonti sostengono che i chipset destinati alle schede madri Intel-based rappresentano circa l'80% dell'intero fatturato di ATI relativo al business dei chipset. Detta così, dunque, la questione non sembra di poco conto. Va tuttavia considerato che, nei bilanci di ATI, i chipset per PC rivestono un ruolo di secondo piano rispetto ai pocessori grafici. A questo va anche aggiunto che l'azienda canadese ha con Intel accordi commerciali che riguardano soprattutto la fascia di mercato entry-level, dove i margini di guadagno sono minori, e che in questi anni ha saputo ritagliarsi un'importante fetta del mercato mobile: ad esempio, il 90% dei cellulari Motorola V3 Razor monta un chipset ATI.

ATI ha anche confermato che dopo la fusione con AMD continuerà a commissionare la produzione dei propri chip alla taiwanese TSMC: i rapporti con quest'ultima non subiranno dunque cambiamenti di sorta.
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