Clonare i chip sottopelle? Ci vuol poco

Gli hacker della conferenza HOPE 6 sono riusciti ad emulare e contraffare perfettamente un Verichip, il dispositivo RFID che può essere innestato sotto pelle come elemento di identificazione univoco

New York (USA) - Un tempo si clonavano le chiavi, in futuro si potranno clonare i chip sottopelle d'identificazione. Verichip, l'azienda statunitense che produce impianti RFID sottopelle per il tracking di esseri umani, sembra uscita sconfitta dal confronto con alcuni hacker della conferenza internazionale HOPE 6, svoltasi nei giorni scorsi a New York.

Alcuni hacker nel corso di una presentazione sono riusciti a contraffare una copia del chip, proposto come sistema sicuro e "chiave biometrica" per accedere a porte, dispositivi elettronici e sistemi d'identificazione anagrafica.

Annalee Newitz e Jonathan Westhues, questi i nomi dei due esperti, sono i responsabili di questa impresa. "È la prima volta che qualcuno riesce a clonare un chip impiantato sotto la pelle di un essere umano". Newitz è una giovane studentessa universitaria che ha deciso di inserire un Verichip dentro il proprio braccio destro. Attraverso l'uso di un lettore RFID ed un software per l'analisi dei dati contenuti all'interno del Verichip, Westhues è riuscito a registrare il segnale dell'impianto e ricrearlo alla perfezione.
In questo modo, hanno spiegato i due, una persona armata delle tecnologie necessarie potrebbe accedere ad una zona protetta di un particolare edificio - sempre che, evidentemente, VeriChip finisca per trovare davvero impiego in numerosi ambienti riservati. "Il sito web ufficiale dell'azienda dice che i Verichip sono completamente sicuri ed impossibili da clonare", ha detto Westhues, "ma evidentemente abbiamo dimostrato il contrario". L'operazione, secondo il duo di smanettoni, sarebbe estremamente semplice. Basta "leggere" l'ID numerico contenuto all'interno del Verichip e ritrasmetterlo grazie ad un antenna RF.

L'azienda ha immediatamente preso le distanze da quanto presentato alla conferenza HOPE 6. "Non possiamo verificare la veridicità di quanto accaduto", ha detto il portavoce John Procter all'agenzia Reuters. "Non abbiamo ancora controllato con i nostri occhi", ha poi aggiunto: "Rubare un Verichip rimane comunque molto più difficile rispetto a rubare qualsiasi cosa da un portafoglio o da una tasca".

Tommaso Lombardi
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