Preso il trio del cheat cinese a pagamento

Truccavano un celebre MMORPG per vendere agli utenti del gioco online armi e potenziamenti illegali. Si spacciavano come gestori dell'infrastruttura di gaming

Shanghai - Il cheating non paga. Lo sanno molto bene tre cittadini cinesi che nel periodo di tempo a cavallo tra il 2004 e il 2005 vendevano cheat per giocatori di multiplayer game online (MMORPG), ossia armi virtuali molto potenti ottenute smanettando abusivamente sul codice di Legend of Mir 2, titolo molto popolare tra i gamer cinesi.

I tre, individuati dai cybercop asiatici, si trovano ora ad affrontare un processo con l'accusa di violazione di copyright. Agli spippolatori col pallino del MMORPG si è arrivati perché col tempo i gestori del gioco si sono accorti che qualcosa non andava: alcuni utenti registrati da poco tempo, i cui personaggi nel game erano stati creati di recente e dunque dovevano risultare meno "potenti" di altri, sempre più spesso disponevano di armi che nel regolare svolgimento del gioco sono concesse solamente a giocatori di alto livello.

Da qui l'azione legale dei gestori contro quello che nel tempo è divenuto un vero e proprio business con tanto di clienti abituali. Con l'aggravante che il terzetto, secondo gli investigatori, si presentava agli utenti come parte del management di Legend of Mir 2. E, in effetti, uno di loro, Wang Yihui, è stato in passato dipendente della casa distributrice del gioco, "Shanghai Shanda Network Development Co. Ltd", dove ha anche appreso come cambiare le carte in tavola e lucrare sull'operazione.
Stando alle fonti locali, al trio cinese questo giochino ha fruttato una cifra che sia aggira intorno ai due milioni di yuan, equivalenti a circa 210mila euro: in caso di condanna dovranno pagare una ingente ammenda, ma il tribunale distrettuale di Pudong che si occupa del caso deve ancora giungere alla sentenza.

Nel mondo dei MMORPG attività "oscure" si sono registrate più volte, come quando a circa 2mila utenti coreani vennero sottratti i dati dei documenti di identità.

Giorgio Pontico
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