Come l'Europa scelse l'opt-in

Si avvicina una decisione storica sul diritto alla scelta per gli utenti dei nuovi mezzi di comunicazione in Europa. Ma è una decisione legata a doppio filo al gravissimo rischio della conservazione dei dati personali. Tutti i dettagli

Come l'Europa scelse l'opt-inRoma - L'Europa sembra un passo più vicina all'inserimento dell'opt-in per quanto riguarda la ricezione di cookies e di email da parte dell'utente: l'Europarlamento domani dovrebbe infatti approvare la direttiva che afferma il principio del diritto alla scelta da parte dell'utente internet.

L'opt-in, come noto, si traduce nella possibilità per l'utente di ricevere comunicazioni di carattere commerciale o propagandistico, via email, SMS ed altri mezzi, soltanto dopo aver esplicitamente affermato di volerle ricevere. La direttiva - voluta anche dal Consiglio europeo dei ministri - certamente non fermerà lo spam ma potrà contribuire a ridurre grandemente quello generato da soggetti che si trovano all'interno del territorio dell'Unione europea. Tutto bene dunque? Non proprio.

Oltre a regolare l'opt-in, la nuova normativa decide di lasciare ai singoli paesi membri la scelta di quali misure imporre in materia di conservazione dei dati personali a chi fornisce servizi di comunicazione (internet e telefonia in particolare). Quella dell'Europarlamento appare una scelta pericolosa perché non risolve un elemento chiave per la privacy nell'era digitale, quello della "data retention". Un problema vastissimo e dalle conseguenze potenzialmente gravissime più volte inutilmente denunciato anche dal Garante italiano per la privacy, Stefano Rodotà.
Proprio su questo fronte, Marco Cappato, europarlamentare della Lista Bonino e autore del rapporto su questa direttiva che ha sollevato un accesissimo dibattito in sede europea (qui una intervista rilasciata a Punto Informatico), ha invitato tutti alla mobilitazione, lanciando insieme ad altri una raccolta firme in calce ad una lettera che denuncia i rischi insiti nella nuova normativa. La lettera, nominalmente indirizzata al presidente del Parlamento Europeo Pat Cox, è un appello rivolto a tutti i parlamentari affinché affossino la normativa nei termini in cui è stata "disegnata" dai tardivi emendamenti proposti da socialisti europei e popolari. Cappato propone di stralciare dalla normativa la questione della "data retention" che, così affrontata, apre gravi punti di domanda sul futuro del diritto alla riservatezza nella UE.

"Il punto politicamente più controverso - ha infatti spiegato ieri Cappato - è quello sui poteri che il Consiglio vuole lasciare agli Stati membri nell'imporre ai fornitori di accesso Internet ed agli operatori telefonici di conservare i dati personali relativi a ogni comunicazione telefonica (anche su schede prepagate, che in tal caso potrebbero essere vendute solo dietro il rilascio di un documento di identità), SMS, emails, navigazione in rete. L'emendamento popolare-socialista (forzando la stessa base giuridica della direttiva che dovrebbe limitarsi all'armonizzazione del mercato interno) inserisce negli articoli la possibilità per lo Stato di imporre la conservazione dei dati, mentre affida le garanzie di riservatezza al riferimento ai principi generali del diritto e alla Convenzione europea, relegando nei "considerando" i riferimenti alla giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell'uomo (che invece il Parlamento in prima lettura aveva incluso nell'articolo). Mi appello ai parlamentari europei perché, al di là delle indicazioni dei rispettivi gruppi, appoggino la mia richiesta di eliminare dagli articoli della direttiva il riferimento alla conservazione obbligatoria dei dati personali".

Il testo (in inglese) della proposta di direttiva è disponibile qui. Una pagina con tutti i principali riferimenti sulla questione è invece stata allestita qui.
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