Entri in Sudan? Lascia il laptop

Il travagliato paese africano si fa notare per una nuova policy alle frontiere, che prevede la requisizione dei portatili dei viaggiatori in arrivo. La scusa ufficiale? La pubblica moralità

Roma - Qualunque viaggiatore voglia recarsi in Sudan, paese controllato da una giunta militare, dovrà consentire alle autorità di frontiera di sequestrare il proprio laptop affinché vi vengano condotte ispezioni. Portatili che, assicurano le autorità, vengono restituiti entro 24 ore. Il motivo ufficiale è la preoccupazione delle autorità di incastrare gli avversari politici di impedire la circolazione nel paese di contenuti occidentali immorali, pornografia in primis.

La notizia l'ha pubblicata Reuters e sta rapidamente girando in rete attirando anche l'attenzione del guru della sicurezza Bruce Schneier, secondo cui "chiunque porti un computer nel paese, dovrebbe preoccuparsi per le proprie informazioni personali, per i testi che possono sembrare di natura politica alle autorità sudanesi, informazioni business confidenziali e via dicendo".

Secondo Schneier, però, il problema non riguarda solo il Sudan. Sono molti i paesi, afferma, dove questo può avvenire e dunque "se si attraversa un confine internazionale con un laptop, si dovrebbero cancellare tutti i file non necessari e cifrare tutto il resto".
NGO Security si spinge ad offrire ulteriori consigli ai viaggiatori internazionali:
- assicurarsi che non vi sia porno sul computer (neanche in cache)
- utilizzare una chiavetta USB o una memory card da tenere a parte per le informazioni sensibili
- cambiare le password quando si riottiene il portatile
- cifrare tutto

Viaggiatore avvisato mezzo salvato.
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