Cina, il verdetto lo decide un software

Le rivelazioni del South China Morning Post: un tribunale nella provincia di Shandong ha emesso oltre 1500 sentenze grazie ai suggerimenti di un software. Il programma serve per garantire omogeneità tra le sentenze

Zibo (Cina) - Può una macchina condannare alla reclusione un essere umano? Pare di sì, specialmente se il software utilizzato deve supplire alle lacune nella preparazione accademica dei giudici di una città nello Shandong, in Cina. La storia, raccontata dall'autorevole South China Morning Post e ripresa dall'agenzia Reuters, vuole che il tribunale della circoscrizione di Zibo abbia utilizzato un programma per giudicare ben 1500 casi.

"Il software assicura che le decisioni dei giudici siano in linea con gli standard", ha dichiarato in un'intervista lo sviluppatore di questo insolito strumento giuridico, Qin Ye. Il software è stato sviluppato nel 2003 e contiene un database con tutta la giurisprudenza degli ultimi anni. Il giudice deve semplicemente inserire i dettagli sul caso: circostanze, attenuanti ecc., ed il programma restituisce una vera e propria "sentenza impacchettata", riporta il Morning Post.

L'opinione delle autorità locali è che l'uso di questo strumento possa limitare la partigianeria delle sentenze, un problema piuttosto diffuso in tutta la Cina. La corruzione e la scarsissima preparazione dei giudici, specialmente nelle città più piccole, è al centro delle attenzioni di molti osservatori.
Da China Radio International, megafono del governo cinese, si apprende che il sistema gode del supporto di alcuni accademici delle università di Pechino e Tsinghua: "L'uso del software aumenta l'efficacia delle sentenze ed evita che ci possano essere condanne differenti per due crimini dello stesso tipo".

Tommaso Lombardi
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