Contrappunti/ Telco all'italiana. E agli italiani?

di Massimo Mantellini - C'è da chiedersi se nell'inusitato bailamme di questi giorni su Telecom ne esca qualcosa di buono per gli utenti. Da una prima analisi, di buono non ne esce niente. Ecco perché

Contrappunti/ Telco all'italiana. E agli italiani? Roma - Ho alcune cattive notizie per quanti credono che il riscatto del paese in cui abitano, passi (anche) attraverso lo sviluppo di un ambiente tecnologico libero e sostenibile, basato in parte sul libero mercato delle telecomunicazioni ed in parte su un opportuno e illuminato indirizzo politico da parte del governo. Che è poi ciò che accade da qualche anno in molte nazioni occidentali, dagli Usa all'Inghilterra, dai paesi scandinavi alla Francia.

Dal Berlusconi delle "tre I" all'attuale governo Prodi che fin dai primi passi ha mostrato una qualche rinnovata sensibilità in materia, tutta la nostra classe politica sostiene e auspica da anni la centralità di ogni forma di innovazione tecnologica, plaude allo sviluppo di Internet, predica l'alfabetizzazione telematica attraverso cui il paese domani potrà competere ecc, ecc. Siamo però fino ad ora rimasti alle buone intenzioni.

Le cattive notizie dunque.
La settimana appena trascorsa è stata caratterizzata dalle schermaglie politico-finanziarie a margine del futuro di Telecom Italia. Ciò che a noi interessa oggi capire meglio è cosa sia accaduto (o meglio cosa sarebbe dovuto accadere) limitatamente all'annunciato scorporo della rete fissa Telecom: il punto centrale dello sviluppo tecnologico del paese nei prossimi anni.

Le cronache raccontano che Angelo Rovati, fidato consigliere finanziario del Presidente del Consiglio Prodi, qualche settimana fa abbia recapitato sul tavolo del Presidente di Telecom Marco Tronchetti Provera, una ipotesi di scorporo della rete fissa della compagnia, da molti considerato passo necessario all'apertura reale del mercato delle TLC in Italia. Ebbene, nonostante gli iniziali entusiasmi (il Governo vuole scorporare la rete! abbiamo pensato in molti) tale documento e le vicende che lo hanno circondato, sembrano molto deludenti e piene di cattive notizie.

Cattiva notizia n.1
Non solo i cittadini non contano molto nei processi decisionali della politica (già lo sapevamo, in effetti) ma nemmeno i partiti della coalizione e nemmeno le stanze deputate alla politica mostrano traccia della "conversazione" sul futuro della rete trasmissiva in Italia. L?amico e consigliere di Romano Prodi (sorvoliamo sulla barzelletta della dichiarata ignoranza di Prodi sull'intera vicenda) porta a Telecom un progetto di riordino della maggiore compagnia telefonica privata italiana, con tanto di loghi statali acclusi, e lo fa come se andasse a proporre una partita a canasta ai vicini di casa.
Curioso che nessuno degli alleati abbia trovato (in pubblico) nulla da ridire. Tutto sembra del resto rimanere sempre uguale in questo paese. Berlusconi riuniva il governo ad Arcore, Prodi sembra indirizzare le scelte più importanti della politica industriale del paese insieme ai 4 amici del bar.

Cattiva notizia n.2
Il documento contiene due ipotesi di scorporo della rete fissa di Telecom ma il Governo (o Rovati o la sua segretaria o il fidanzato della sua segretaria) caldeggia per qualche ragione la seconda delle due. La stessa rete che lo Stato ha regalato a Telecom al momento della privatizzazione dell'ex compagnia nazionale dei telefoni oggi potrebbe essere incastrata dentro un complicato progetto pensato sul modello già utilizzato per lo scorporo della rete elettrica.
Lo Stato parteciperebbe al 30% ad una nuova società quotata in borsa (quindi finanziata in buona parte con i soldi degli italiani) in grado domani di produrre utili per milioni di euro che andranno amichevolmente divisi fra Telecom, altri soci e la Cassa depositi e Prestiti. Si tratta di un progetto primariamente finanziario (ed anche un ritorno parziale ad un impegno pubblico dentro una società di fatto privata) pieno di incognite e centrato non tanto (come sarebbe stato auspicabile) sulla primaria necessità di scorporo della rete trasmissiva come presupposto per lo sviluppo del paese, ma sul salvataggio della italianità dell'unico gestore di telefonia mobile rimasto nella penisola, o più in generale della società stessa che naviga da tempo in brutte acque.

Dove sta allora la cattiva notizia n.2? La cattiva notizia è che il Governo (o chi per lui) mostra di aver più a cuore le sorti di un azienda privata (sulla quale in quanto tale nulla dovrebbe eccepire) rispetto a quelle più distribuite ed importanti di un interesse comune della nazione. Se così non fosse stato sarebbe bastato, com'era nei programmi di Prodi stesso e dell'Autorità Comunicazioni, imporre (e non proporre) la prima opzione contenuta nel documento Rovati (vale a dire la nascita di una società terza che gestisca la rete offrendo parità di accesso ad ogni operatore) disegnata sul modello vincente applicato da Oftel in Inghilterra nei confronti di British Telecom. Una ipotesi semplice, senza alcuna esposizione finanziaria per lo Stato e senza incertezze nel medio periodo, in grado di ribilanciare il mercato dell'accesso alla rete che oggi Telecom Italia gestisce in regime di sostanziale monopolio.
Se ciò non bastasse ce la vedete voi la Cassa Depositi e Prestiti gestire e dirigere una società tecnologica di accesso alla rete? Con quali competenze? Con quali esperienze? Aleggia il rischio di un nuovo inedito carrozzone statale.

Cattiva notizia n.3
Esiste una retorica usuale che troviamo citata sempre in situazioni del genere. Quella dei rischi per l'occupazione, per l'industria del paese, per le pressioni sindacali, perfino per l'orgoglio del marchio italiano nel mondo. Si tratta di argomenti spesso utilizzati per giustificare scelte vagamente protezionistiche quando non francamente antieconomiche.
Chi ragiona sotto l'impiccio di simili pesi desidera farci credere che il salvataggio della italianità di Tim è una missione politicamente rilevante, mentre invece il blocco decennale del mercato delle TLC in Italia in relazione al monopolio di Telecom tanto rilevante da un punto di vista politico non è. Senza malignare (lo si potrebbe fare facilmente in questi giorni) sulle ingerenze della politica nelle scelte industriali di aziende private, rimane da capire, oggi come altre volte in passato, se da qualche parte nei palazzi del governo esista un criterio che consenta scelte razionali e quantitative basate sull'interesse diffuso per la comunità, quello che si è sempre chiamato, con grande enfasi, "l'interesse del paese". Perché se in quelle stanze un simile diagramma esiste, beh, deve essere stato appeso al contrario.

Resta il fatto che oggi l'operazione sembra tramontata nel peggior modo possibile. Telecom ha dichiarato che cercherà autonomamente soggetti disposti ad acquistare la propria rete trasmissiva e di fronte al "non sono stato informato" del Presidente del Consiglio ha malignamente estratto dal cassetto il progetto segreto di Angelo Rovati, come a dire "eccome se sapevi!". Ma si tratta di un triste gioco delle parti. A parte il Governo o qualche sua parte più o meno doppiogiochista, non vedo francamente chi potrebbe essere interessato ad un simile acquisto, sottoposto com'è alle medesime forche caudine della futura possibile parità di accesso a soggetti terzi. Sarebbe un po' come comprare una casa senza sapere di aver invece acquistato una multiproprietà.

Poi di che rete stiamo parlando? Perché anche questo è importante. Stiamo discutendo dei doppini in rame sui quali Telecom negli ultimi anni non ha speso un soldo o di tutto l'insieme che va dalle apparecchiature dentro le centrali fino al domicilio degli utenti? Insomma si tratta di una partita complicata che lo Stato ha certamente giocato malamente. Delle altalenanti scelte di Telecom che da domani ha deciso di trasformarsi in media company, francamente non ci importa troppo, ma di come questo paese prepari la propria ulteriore precipitazione nelle classifiche mondiali dell'innovazione tecnologica, beh di questo francamente ci importa. E ci dispiace.

Massimo Mantellini
Manteblog


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35 Commenti alla Notizia Contrappunti/ Telco all'italiana. E agli italiani?
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  • Benché io sia all'estero non vedo il perché non debba tentare di favorire una situazione politica all'interno del mio paese che, cambiando, puo' favorire il mio rientro nello Stivale.
    E' chiaro che é più difficile dire di essere italiano fuori che dentro. Il mio paese non gode di una buona reputazione e io e la mia famiglia dobbiamo darci da fare per essere anche migliori lavoratori di quanto avremmo potuto esserlo in Italia.

    E' anche vero che all'estero, ho avuto aiuti, possibilità, fiducia. Cio' mi ha permesso di costruire impresa stabile e di esprimere il mio potenziale. Mi hanno permesso di cominciare senza tartassarmi..., appoggiarmi e di vivere degnamente all'altezza di cio' che penso di valere.
    E' chiaro che l'italiano all'estero é di tendenza un coraggioso costruttore di idee, uno che ha il coraggio di mancare dal paese e dalle radici perché vuole essere trattato bene, mica subire e mangiarsi il fegato a 1300 euro al mese davanti all'isola dei famosi...a grandi linee.
    Io credo che l'Italia sia un grande paese dal potenziale incredibilmente interessante. Se non c'é un'istituzione che mi permette di esprimerlo, provero' a votarla dall'estero...per vedere se qualche cosa cambia.
    Resto comunque italiano. L'italia é anche mia, e sono più fiero di essere italiano all'estero che se lo fossi all'interno del paese.
    Peccato che ci siano troppi tacchini (come dice Zucchero) senza coraggio e un pochino troppi parassiti, che si abituano a prendere schiaffi a nero. Io gli schiaffi ho preferito darli. (metaforici s'intende). Non mi faccio certo addomesticare e sedare dalla televisione, ne zittire da chicchessia. Voglio e pretendo. Ma se mi batto per averlo con onestà, lo ottengo.   

    Sapete, al tempo dei romani, c'erano "pane et circensi" per far star calmo il popolo. Castro offre alcol e musica di domenica ai cubani, noi dalle 20 in poi, abbiamo i programmi scemi da guardare per non pensare, non incontrarci sul pianerottolo, in piazza, per unirci, decidere, e fare. Noi facciamo si, ma solo i cavoli nostri. Ecco perché siamo un popolo intelligentissimo ma sfigato disunito e pigro. Forse era meglio essere un po' meno furbi e un po' più nazionalisticamente vivaci come i francesi.

    Se tu mi dai un pezzo di terra, io ci costruisco sopra qualche cosa e la faccio funzionare, poi, la rivendo e ricostruisco il doppio; non mi ci stendo sopra per prendere il sole. Spero che chi ha scritto i messaggi precedenti sul voto all'estero capisca.
    Poi, quando vengo in Italia, pago la mia autostrada, compro a tassa incluse e non chiedo nessun tipo di sovvenzione ne aiuto. Non mi privo di difendere il mio paese e le sue bellezze (quelle del passato) non quelle di adesso, perché stiamo distruggendo tutto. Non facciamo più niente di bello da 40 anni. Inventiamo poco e rinnoviamo ancora meno. Per colpa di chi non dedica una consistente percentuale delle finanze pubbliche allo sviluppo, alla ricerca, alla scuola e alla medicina.

    Se ragionassi cosi', capiresti che gli italiani all'estero sono una ricchezza indispensabile che scappa, ma che tornerebbe volentieri. Se un giorno potro' tornare degnamente lo faro' e paghero' le tasse che devo pagare. Se pero' mio figlio dopo gli studi alti sarà obbligato a finire in un callcenter a 800 Euro neri in durata precaria, ce ne andremo ancora, e rivoteremo.
    Staccate la spina alla tele. Chi vi isola vi regna e vi controlla. Se ti unisci, regni e controlli tu. Con le idee, con il cuore e con un poco di coraggio.
    ciao
    mig 20

  • ma se hanno dato tutto in mano a terzisti dai call center alle gestione dei guasti alle nuove utenze.........chi licenziano i manager ?
    non+autenticato

  • - Scritto da:
    >
    > ma se hanno dato tutto in mano a terzisti dai
    > call center alle gestione dei guasti alle nuove
    > utenze.........chi licenziano i manager
    > ?
    asd, lol
    non+autenticato
  • ..ovvero : come noi gestiamo gli affari in Italia . E' inutile lamentarsi di come vanno le cose in Italia , davvero non sopporto le persone che si lamentano di tutto . E' ora di finirla e tirare fuori quel poco di dignità che ci è rimasta , se è ancora esiste , e accettare la sconfitta . Arrendersi all'evidenza di che niente cambierà , accettare con virilità il fatto che SIAMO STATI NOI a rendere possibile tutto cio' , con il nostro nascondere la testa nella sabbia a mò di struzzo davanti alle difficoltà e dire : così vanno le cose , cosa posso farci ? E invece no . Perchè le cose non vanno così . NON DOVREBBERO ANDARE COSI . La vicenda Telecom è uno dei tanti affari su cui un piccolo ma influente gruppo di potere conta di farci dei bei soldoni . Accollando come al solito il conto agli italiani e spartendosi i dividendi tra di loro . Mica fessi questi . E tutto questo condito tra intrallazzi più o meno evidenti come quello del prof. Rossi che andrà ad organizzare il riassetto della company e al contempo manterrà la poltrona in FIGC . Ma come la mettiamo con il conflitto di interessi ? O come quello di Rovati che temo dovrà dimettersi per aver turbato la gita cinese di Prodi . Ma siamo sicuri che sia una gita ? In effetti un migliaio di persone al seguito sembra più un contingente militare che non una visita di un primo ministro A bocca aperta . Vedremo . Certo che , chi guardava alle vicende Telecom con la speranza che finalmente qualcosa cambiasse per gli utenti , temo rimarrà ancora una volta deluso .
    Del resto c'era da aspettarselo con questi attori e con lo stesso copione . Triste
    non+autenticato
  • A questo punto, visto l'andazzo, suppongo che chi stava aspettando la copertura adsl da anni, dovrà mettersi il cuore in pace. ArrabbiatoArrabbiatoArrabbiato
    non+autenticato

  • - Scritto da:
    > A questo punto, visto l'andazzo, suppongo che chi
    > stava aspettando la copertura adsl da anni, dovrà
    > mettersi il cuore in pace. ArrabbiatoArrabbiato
    >Arrabbiato


    dovra' semplicemente metter mano al portafoglio, oppure virare su una connessione wi-fi.
    non+autenticato
  • Vi ricordate Fazio? Anche lui, nell'affaire Antonveneta, spiegava di voler difendere l'Italianità.

    Complimenti per l'articolo, condivisibile, documentato e non piegato a quella demagogia pelosa dell'amor patrio che da qualche giorno è spuntata sui giornali quando si tratta di Telecom.
    non+autenticato

  • - Scritto da:
    > Vi ricordate Fazio? Anche lui, nell'affaire
    > Antonveneta, spiegava di voler difendere
    > l'Italianità.


    Non è la stessa cosa, è impensabile non avere un operatore nazionale di telefonia mobile.

    Non è questione di Italianità.. è questione di sicurezza nazionale.
    non+autenticato
  • Avere gente come il Tronchetto, Fazio e quelli di Parmalat ti sembra meglio?
    Quelli si che mettono in pericolo la sicurezza nazionale!!!
    Se devono finire in mano a stranieri che non hanno legami coi politici nostrani e la mafia, io vado a stendergli il tappeto rosso...
    Arrabbiato
    non+autenticato
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