Internet, lezioni di civiltà americana

Così vengono accolte due decisioni legali che in questi giorni hanno sollevato molta polvere in rete. Spammer e pornografi cattura-mouse nei guai

Roma - Riguardo ad Internet, in tempi di Patriot Act e di sorveglianza totale, non sono molte le notizie provenienti dagli Stati Uniti delle quali rallegrarsi. Ma in due casi c'è da fare una eccezione. Si tratta delle scelta dello Stato di New York di perseguire giudizialmente uno spammer e della condanna caduta sulla testa di un gestore di siti pornografici da cui è difficile uscire.

MonsterHut è un generatore di messaggi commerciali che ha tentato di far credere che 500 milioni di tali messaggi erano stati richiesti dagli utenti internet a cui sono stati diretti, affermando che erano frutto di regolari operazioni di opt-in.

Secondo il procuratore generale dello Stato di New York, la difesa di MonsterHut è fasulla perché la stragrande maggioranza degli indirizzi colpiti dallo spam sarebbe stato ottenuto senza il consenso degli interessati. I dati indicano che 750mila utenti hanno chiesto di essere rimossi dalle liste di MonsterHut e che decine di migliaia si sono lamentate di quanto accaduto.
Le email inviate da MonsterHut promuovevano quegli stessi prodotti che gli utenti di tutto il mondo, loro malgrado, hanno iniziato a conoscere molto prima dell'avvento di internet: dalle "diete veloci" alle "creme di virilità", e via elencando. Ora sulla strada di MonsterHut non c'è solo il provider Paetec, che non vuole più fornire alcun servizio all'azienda, ma anche lo Stato di New York, deciso a chiedere i danni, il rimborso delle spese legali e a sapere come quei milioni di indirizzi sono finiti nel database dello spammatore.

La seconda notizia che rasserena molti è la condanna al pagamento di 1,8 milioni di dollari comminata da un tribunale della Pennsylvania al manager di un network di siti pornografici noto perché caratterizzato da tecniche "cattura-mouse". In altre parole, l'uomo promuoveva i propri siti presentando link apparentemente innocenti con qualsiasi mezzo a qualunque utente internet e, una volta che questi vi accedeva, rendeva assai complicato chiudere una quantità di finestre pop-up pronte ad aprirsi non appena l'utente avesse tentato di chiudere il browser.

Le azioni di John Zuccarini sono ben note a molti anche perché una parte della sua attività "cattura-utenti" era basata sulla registrazione di nomi a dominio di marchi molto noti e che, in realtà, portavano ai propri siti pornografici e alla loro pubblicità aggressiva. Zuccarini era finito a suo tempo nei guai anche per azioni di cybersquatting, ovvero di accaparramento di nomi a dominio corrispondenti a celebri marchi affermati sul mercato.
1 Commenti alla Notizia Internet, lezioni di civiltà americana
Ordina