Nel biotech il futuro del computing

La quantità di risorse informatiche necessarie all'industria del biotech sarà un acceleratore di sviluppo per la produzione di computer superpotenti

Roma - Nel vicino futuro la quantità di risorse informatiche necessarie all'industria della bio-tecnologia che lavora con proteine e geni sarà tale da rappresentare da sola un acceleratore di sviluppo per il computing. I profitti di queste aziende saranno infatti molto elevati e una parte consistente delle spese, fino al 50 per cento, andranno in macchine di calcolo dalle prestazioni eccezionali.

Questa è la previsione che emerge da un convegno internazionale che si è tenuto a Singapore, nel corso del quale è stato spiegato come la spesa in tecnologia informatica nel mondo da parte del settore della ricerca salirà ulteriormente, con un tasso di sviluppo del 24 per cento l'anno, per sfondare, nel 2006, l'incredibile somma di 38 miliardi di dollari americani.

Stando agli intervenuti, tutta l'industria della biogenetica non può lesinare in spese di questo tipo perché proprio nell'interpretazione delle complesse mappature e dell'interazione tra le diverse componenti si cela la speranza di nuove soluzioni, ergo di nuovi profitti, per esempio nel settore della medicina.
Tutto questo dovrebbe riverberarsi anche sull'industria del supercomputing. Secondo George Lake, che alla NASA dirige la divisione High Performance Computing, tutto è trainato dalla necessità per gli scienziati di avere dei mezzi straordinari, magari ancora non esistenti, di cui devono avere l'assoluta padronanza.
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