Chi vuole la televisione su Internet?

di M. F. Pedarsi - Nel momento più caldo per operatori, provider e authority sulla televisione via Internet, val la pena chiedersi se di questa IPTV ci sia davvero bisogno. O di chi sia il bisogno vero di IPTV

Chi vuole la televisione su Internet? "Negli ultimi tempi - informa Ruggero - siamo andati avanti, come Telecom, vendendo soprattutto banda larga, ma la crescita nel medio periodo potrebbe rallentare. E poi che cosa vendiamo? E, più in generale, che cosa facciamo? E mi riferisco non solo alla Telecom, ma più in generale a tutti gli attori del mercato. Siamo tutti nella stessa situazione: dobbiamo trovare il modo di continuare a far crescere il mercato delle TLC".

Dunque la prima ad avere bisogno di IPTV è Telecom. Il bisogno disperato di un animale che si sente in trappola: ai fianchi, ha già costantemente combattuto la concorrenza degli altri player del mercato per lunghi anni, finendo per alimentare l'insoddisfazione generale; in basso, e basta girare in rete per vederlo, molti utenti sono stanchi perfino di sentirla nominare; in alto, il mercato saturo delle TLC si confonde ? converge ? sempre di più con quello dei contenuti, accavallandosi quel tanto che basta da diminuirne sensibilmente le dimensioni; e dietro, proprio lì, ha sia i debiti sia l'Europa - che incalza il sistema Italia affinché produca più di quello che consuma.

Ma dietro Telecom c'è anche tutta la filiera che scalcia furibonda perché, se non ci sarà la collaborazione di Telecom, rimarrà esclusa dai giochi che contano: quelli tripli (internet, voce, tv). Nessuno infatti può competere con Telecom: neanche Fastweb che ha la tecnologia per farlo, ma solo in metà Italia, e non ha interesse a farlo altrove.
Ma non abbiamo ancora finito: chi altro ha necessità dell'IPTV? Non gli utenti, per i quali in fondo il passaggio da satellite e DTT a IPTV si riduce alla sola possibilità di poter fare a meno delle videoteche, che sono certamente più scomode della poltrona: video-on-demand, che potrebbe essere però raggiunto anche semplicemente avendo un mega a disposizione in tutta Italia per pilotare a piacere i contenuti disponibili sui tradizionali canali di broadcasting.

Sicuramente c'è anche Murdoch, cioè SKY, che risparmierebbe molto se potesse abbandonare la costosa tecnologia satellitare ed esternalizzare quei costi. E che potrebbe temere l'idea che i contribuenti italiani paghino la realizzazione di una rete di nuova generazione che, rispetto a quella precedente, serva solo a veicolare l'IPTV. D'altra parte quanti sono pronti a buttare nel secchio parabole, impianto e ricevitore semi-nuovi?

Ma il punto chiave è chiedersi se tutto questo bailamme riguardi davvero solo i mezzi di "trasporto" della televisione. No, evidentemente no: c'è tutto un business nuovo, dai codec a/v ai software media center, dai router alle apparecchiature powerline per distribuire il video dentro casa, dai televisori con decoder integrati ai DRM che costringono all'acquisto, da una leggera inflessione dei prezzi dei contenuti alla possibilità di una nuova fase più violenta della repressione del P2P. Tutto un mondo nuovo di possibilità per i pusher dei contenuti ad ogni costo, un mercato nuovamente gonfiato e nuovamente dominato dai soliti noti.
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