
Riassumendo dunque, della IPTV ne hanno bisogno solo Telecom, le grandi società della televisione tradizionale, tutti gli omologhi del mondo digitale e tutte le aziende adiacenti, tutti impegnati ad applicare una strategia
push.
Loro spacciano contenuti e mirabolanti prospettive, inducendo aspettative e approfittando della pirateria, e quando non hanno più bisogno di spingere
noi paghiamo, eccome
se paghiamo.
I primi a cascarci sono stati i nostri nonni con le
lamette da barba, e poi ancora i padri con impianti satellitari e calcio, noi ci stiamo per cadere con i computer e i sistemi operativi, e i nostri figli pagheranno quello che oggi rischia di accadere con la connettività e l'IPTV.
Tutto questo senza alcuna necessità di mettere in mezzo la dialettica politica, o davvero non ne usciamo più: le storielle di fantasia a riguardo delle amicizie di Prodi con Tronchetti o Berlusconi con Murdoch, o altre accoppiate più o meno improbabili, sono irrilevanti. Sono tutti legati a doppio nodo dal PIL: se i consumatori comprano la televisione, le aziende producono, quindi il PIL sale, dunque il governo ha fatto bene e può andare in televisione a raccontarlo e per questo è pagato dalla televisione.
Era così 20 anni fa, era così 5 anni fa, è così oggi. Indipendentemente da chiunque sia amico di qualcun altro e indipendentemente se la spesa pubblica
comporti sviluppo concreto o l'ennesima buca.
Benvenuti nel mondo delle meraviglie di Alice 50 Mega: se non piace cercate una
alternativa. Nel frattempo molte cose le si possono fare
da soli. E che il migliore sia
il più gettonato.
Michele Favara Pedarsi