Informatica italiana, il cuore torna a battere

I dati dell'ultimo rapporto Aitech-Assinform per la prima volta dopo anni parlano di una crescita, un dato che infonde ottimismo in una situazione che rimane critica. Ecco cosa sale e cosa scende, e cosa probabilmente accadrà domani

Roma - Si è arrestato un ciclo negativo per l'informatica italiana? Così si direbbe ad una prima lettura dei dati sciorinati dal rapporto annuale dell'associazione delle imprese ICT italiane Aitech-Assinform sullo sviluppo del settore, un rapporto che segna una crescita dell'1,1 per cento dell'IT italiano nei primi sei mesi dell'anno.

Il 2005 si era chiuso con un aumento dello 0,9 per cento, troppo poco consistente per dar adito a speranze. Ma nel primo semestre di quest'anno la crescita si è consolidata portando il settore dell'informatica italiana ad un valore, in termini di fatturato, di 9.758 milioni di euro.

Alle buone notizie sul fronte informatico corrispondono anche le telecomunicazioni, in particolare per la crescita della banda larga (+ 37 per cento nei primi sei mesi dell'anno). Di interesse in questo senso il fatto che all'aumentare di servizi e utenti il fatturato sia cresciuto relativamente poco, + 0,6 per cento, un dato ascrivibile secondo l'associazione alla riduzione delle tariffe.
Italia lontana dalle tendenze internazionali
I tassi medi di crescita per l'Information Technology nel mondo non sono fermi a 1,1 per cento, ma si proiettano sul 5 per cento annuo. Ciò nonostante gli analisti di Aitech-Assinform leggono nel contesto italiano segni importanti di sviluppo destinati a riflettersi anche nel settore: il Prodotto interno lordo, il PIL, è salito dell'1,6 per cento contro il calo dello 0,1 per cento registrato nello stesso periodo dell'anno scorso. Ma ad aumentare sono anche gli investimenti fissi e quelli in macchinari ed attrezzature.

"Forse non siamo ancora all'uscita del tunnel, ma almeno se ne intravede la luce - ha dichiarato Ennio Lucarelli, presidente di Aitech-Assinform - Nel primo semestre 2006 sono cresciuti PIL, investimenti fissi, investimenti in nuovi macchinari e attrezzature. Ma soprattutto è cresciuta l'Information Technology, fattore che, dopo anni di trend negativo, costituisce un segnale di novità da non sottovalutare in questa fase moderatamente positiva dell'economia italiana in cui ci giochiamo le possibilità competitive e di sviluppo dei prossimi anni. Per strutturare la ripresa occorrono scelte coraggiose, puntando su produttività, innovazione e riduzione della presenza dello Stato imprenditore".

L'idea, dunque, è che vi sia un aumento degli investimenti in innovazione, trainati da settori che hanno riscoperto l'importanza della "rivoluzione tecnologica", dalle banche alle assicurazioni, dalla grande distribuzione fino alla media impresa.

Concorrenza... sleale
Rimangono invece poco dinamici sul fronte informatico la piccola impresa e il grosso della pubblica amministrazione centrale, mentre cresce anche quest'anno la domanda nella PA locale. Dove permane però una grossa discriminazione di mercato: in quella sede sono le società controllate dagli enti pubblici stessi ad occuparsi dell'ambito informatico.

Godendo di uno status particolare e dei rapporti privilegiati con la PA, queste società, come accusano da sempre gli imprenditori ICT italiani, operano in modo protetto, esprimendo così una concorrenza insostenibile per le imprese che invece si confrontano sul mercato. Il tutto si traduce, evidentemente, in spese maggiori e qualità inferiore. "Per creare le condizioni di una nuova fase di sviluppo - ha insistito Lucarelli - bisogna operare scelte politiche a favore della concorrenza e della trasparenza di regole e ruoli. Lo Stato imprenditore deve fare un passo indietro, dando con ciò concretezza alle indicazioni già contenute nel programma di Governo e ribadite dallo stesso Presidente Prodi anche nel corso delle sue ultime dichiarazioni".

Secondo le imprese del settore, dunque, occorre rinnovare da capo a piedi le politiche sull'IT. "Il sostegno all'alfabetizzazione digitale - spiega il Rapporto - com'è stato finora non è più sufficiente. Ora occorre far crescere l'efficienza del pubblico e la competitività delle tantissime imprese private italiane, ricche di creatività e imprenditorialità, ma spesso mancanti di valide risposte tecnologiche per affrontare le nuove esigenze imposte dalla globalizzazione. Occorrono progetti ben definiti in settori critici, quali la sanità, l'ambiente, il welfare, i rapporti tra PA e cittadini, l'energia, la sicurezza".

Nei giorni caldi della Finanziaria, dunque, le società produttrici di tecnologia si appellano al governo affinché si superi il digital divide industriale, quello che oggi vede le piccole imprese ed interi distretti produttivi ben lontani dall'adozione di strumenti, tecnologie e processi di crescita. "Si rende necessario - spiega il Rapporto - modernizzare filiere e distretti produttivi, introdurre quelli virtuali, spingere sulle specializzazioni territoriali. Da qui, oltre a contributi al rinnovamento del Paese, nasceranno nuove competenze e opportunità di lavoro qualificato, capaci di coinvolgere anche i giovani nella creazione di nuovi prodotti e servizi IT, che, sperimentati sul mercato italiano, siano poi esportabili".

Il dettaglio dei dati dei diversi comparti industriali analizzati dal Rapporto è disponibile a questo indirizzo.
91 Commenti alla Notizia Informatica italiana, il cuore torna a battere
Ordina
  • In Italia aumentano i consumatori di Informatica:

    Utenti esperti con la Patente Europea del Computer;
    Cacciavitari;
    Utonti + Blogger;
    Aranzulliani;
    Pirati informatici;


    Bel futuro!!!A bocca aperta



    non+autenticato
  • Mi tiro la zappata sui piedi.
    Ma credo che siano proprio queste che hanno
    eroso un mercato che poteva rimanere imbattibilmente fiorente.
    Oggi, per un'azienta, essere competitiva vuol dire che sia in grado anche di raggiungere a casa il cliente attraverso vie semplici e veloci.
    Internet, si, ma quello solo dal lato cliente.
    Dal lato azienda ci deve essere un'infrastruttura bella robusta, sia dal punto di vista hardware che software, sia dal punto di vista umano. Ci vogliono persone "adatte".
    Adatte vuol dire che: o hanno molta esperienza e quindi non devono pernsarci tanto per far funzionare qualcosa, o sono talmente sveglie che anche senza esperienza non hanno problemi se devono far funzionare qualcosa.
    Adatte non vuol dire laureate in ingegneria! Anzi, non vuol dire proprio laureate!
    E soprattutto non vuol dire "laureati di fresco".
    E invece... il collasso è andato avanti da sei anni a questa parte proprio per il fatto che venivano preferite persone laureate o con finti curriculum che elencavano i più disparati linguaggi, mentre non ho mai visto un vero metro valutativo della capacità dalle persona.
    E queste persone sono state introdotte nel mercato soprattutto dalle così dette "ditte esterne", perchè dire "di consulenza" è roba pesa.
    Il capo del personale piglia mazzette, il direttore generale piglia mazzette, e qualcun altro un po' più in basso prende le briciole. Evitano di assumere con i concorsi (anche quelli un po' più finti richiedevano un'abilità minima!) e assoldano, a fior di quattrini al di', giovanotti incompetenti a cui gli ci vuole per lo meno tre mesi per capire dove sta la loro scrivania.
    Tempi morti, analisi sconosciute, infrastrutture mistiche... e valanghe quattrini sono volate via per il NULLA!!!
    Oddio, da una parte c'è chi spende ma dall'altra c'è chi riceve.
    Solo che poi si è innescato il meccanismo che chi riceve deve pigliare con un ritardo di cinque, sei mesi... a volte due anni!!!
    E allora anche le ditte esterne hanno iniziato ad accusare il colpo. E adesso siamo più o meno tutti con il cu*o per terra. E ci rimarremo per parecchio altro tempo, finchè il "magna magna" non smette.
    Programmatori! Sistemisti! RIBELLATEVIIIII!!!!
  • Se mi dai da mangiare tu giuro che smetto di fare il consulente...
    A bocca apertaA bocca aperta
    non+autenticato
  • straquoto
    hai descritto perfettamente la nostra situazione

    - Scritto da: Donald111
    > Mi tiro la zappata sui piedi.
    > Ma credo che siano proprio queste che hanno
    > eroso un mercato che poteva rimanere
    > imbattibilmente
    > fiorente.
    > Oggi, per un'azienta, essere competitiva vuol
    > dire che sia in grado anche di raggiungere a casa
    > il cliente attraverso vie semplici e
    > veloci.
    > Internet, si, ma quello solo dal lato cliente.
    > Dal lato azienda ci deve essere un'infrastruttura
    > bella robusta, sia dal punto di vista hardware
    > che software, sia dal punto di vista umano. Ci
    > vogliono persone
    > "adatte".
    > Adatte vuol dire che: o hanno molta esperienza e
    > quindi non devono pernsarci tanto per far
    > funzionare qualcosa, o sono talmente sveglie che
    > anche senza esperienza non hanno problemi se
    > devono far funzionare
    > qualcosa.
    > Adatte non vuol dire laureate in ingegneria!
    > Anzi, non vuol dire proprio
    > laureate!
    > E soprattutto non vuol dire "laureati di fresco".
    > E invece... il collasso è andato avanti da sei
    > anni a questa parte proprio per il fatto che
    > venivano preferite persone laureate o con finti
    > curriculum che elencavano i più disparati
    > linguaggi, mentre non ho mai visto un vero metro
    > valutativo della capacità dalle
    > persona.
    > E queste persone sono state introdotte nel
    > mercato soprattutto dalle così dette "ditte
    > esterne", perchè dire "di consulenza" è roba
    > pesa.
    > Il capo del personale piglia mazzette, il
    > direttore generale piglia mazzette, e qualcun
    > altro un po' più in basso prende le briciole.
    > Evitano di assumere con i concorsi (anche quelli
    > un po' più finti richiedevano un'abilità minima!)
    > e assoldano, a fior di quattrini al di',
    > giovanotti incompetenti a cui gli ci vuole per lo
    > meno tre mesi per capire dove sta la loro
    > scrivania.
    > Tempi morti, analisi sconosciute, infrastrutture
    > mistiche... e valanghe quattrini sono volate via
    > per il
    > NULLA!!!
    > Oddio, da una parte c'è chi spende ma dall'altra
    > c'è chi
    > riceve.
    > Solo che poi si è innescato il meccanismo che chi
    > riceve deve pigliare con un ritardo di cinque,
    > sei mesi... a volte due
    > anni!!!
    > E allora anche le ditte esterne hanno iniziato ad
    > accusare il colpo. E adesso siamo più o meno
    > tutti con il cu*o per terra. E ci rimarremo per
    > parecchio altro tempo, finchè il "magna magna"
    > non
    > smette.
    > Programmatori! Sistemisti! RIBELLATEVIIIII!!!!
    non+autenticato

  • Eccone un'altro che non ha capito come funziona il mercato IT:

    *DEVI* aprire una societa' di consulenza, sfruttare i ventenni e trombarti le stagiste.

    Oramai sei grande per fare il ragazzino "consulente", passa la barrocata, che e' pieno di neo-laureati che si prestano a 800 euro/mese cocopro ... e fanno tutto (davanti e di dietro)....

    S.





    non+autenticato

  • - Scritto da:
    >
    > Eccone un'altro che non ha capito come funziona
    > il mercato IT:
    >
    >
    > *DEVI* aprire una societa' di consulenza,
    > sfruttare i ventenni e trombarti le
    > stagiste.
    >
    > Oramai sei grande per fare il ragazzino
    > "consulente", passa la barrocata, che e' pieno di
    > neo-laureati che si prestano a 800 euro/mese
    > cocopro ... e fanno tutto (davanti e di
    > dietro)....
    >
    > S.

    sacrosanta verità
  • Io mi sono "ribellato": lavoro all'estero


    Ciao
  • ... presto dovranno tornarci anche i programmatori In lacrime
    non+autenticato

  • - Scritto da:
    > ... presto dovranno tornarci anche i
    > programmatori
    > In lacrime

    Rotola dal ridereRotola dal ridereRotola dal ridere

    REDAZIONE: Ovviamente questa va su virgolette!!! (nonostante sia una battuta dolce-amara)

    TAD
  • "...lo stato imprenditore deve fare un passo indietro..."
    Sì, figuriamoci! Con questo governo e con questa maggioranza...
    non+autenticato
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