Fanno SPAM e cercano di tutelarlo

Sono quelli della Hormel, produttori del celebre prosciutto in scatola, che non riescono per˛ ad ottenere una tutela sul proprio trademark a livello europeo

Roma - È una vecchia e lunga storia che rischia di diventare una retenovela: Hormel, produttrice della carne in scatola SPAM, non è riuscita ad ottenere dall'ufficio trademark dell'Unione Europea la tutela del proprio brand dall'uso nei prodotti e servizi antispam.

Secondo Hormel il pubblico quando sente parlare di "Spam" pensa alla carne in scatola e non certo ai prodotti contro l'immondizia elettronica, prova questa della necessità di tutelare il marchio. Ma secondo l'ufficio europeo non è così: i prodotti antispam si rivolgono ad un genere di utenza, quella internet, che al termine "spam" associa prima di tutto proprio la posta elettronica spazzatura.

A dimostrazione di questo, sostiene l'ufficio, anche il fatto che eseguendo una ricerca su Google i risultati di spam come email non richieste sono assai più numerosi di quelli riferiti alla carne in scatola.
Per Hormel questa è l'ennesima sconfitta di una durissima guerra combattuta da cinque anni a questa parte per difendere il proprio marchio. Fino a questo momento i ricorsi in tribunale non sono serviti, né pare essere servita una massiccia campagna promozionale. Ed ora quest'ultima bocciatura. Su Internet lo spam non si mangia perché fa vomitare.
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