Editoriale 11/02/2001

Riprendiamo il discorso sulla Rete che cambia e vediamo quello che secondo me, e secondo molti lettori, sta cambiando in peggio

Che Internet sia cambiata e stia cambiando è evidente, e lo è ancor di più per chi ha assistito al suo travaglio adolescenziale, quello che ha visto la nascita del World Wide Web e il passaggio dalla fase accademica a quella commerciale. Questa maturazione, per certi versi ancora in corso, ha portato Internet ad uscire dai centri di ricerca e dalle università entrando sempre più prepotentemente nelle aziende e nelle case. Nel passaggio si è forse perduta la netiquette, quelle regole non scritte ma ossequiosamente rispettate dai ?pionieri?, come è andato in buona parte perso quel ruolo informativo e divulgativo che un tempo avevano i newsgroup e le mailing-list. Di certo queste sono però cose meno importanti di quelle che si rischia di lasciarsi alle spalle se non si matura più consapevolezza delle ?pressioni? a cui è soggetta la Rete. In questi anni si sono visti applicati i primi casi di censura, segno che il mitizzato ?governo della Rete? sta venendo meno, lasciando il posto ad un ?governicchio? formato di volta in volta dagli interessi di singole nazioni o di poteri economici. Si è poi fatta avanti la prepotenza di quella porzione di old economy che ha dominato il secolo appena trascorso e che ha forgiato il concetto di ?copyright?. Oggi quello stesso concetto in Rete ha perso gran parte del suo valore, ma non perché non sia giusto riconoscere i sacrosanti diritti intellettuali ad autori ed editori, ma semplicemente perché le regole ed i monopoli del passato non possono essere trasportati di peso nel mondo digitale. Eppure già si parla di sistemi di protezione da inserire addirittura in hardware, ad esempio nei dischi fissi (vedi articolo sul CPRM), oppure di tecniche per impedire il copia&incolla o la visualizzazione del codice HTML nelle pagine Web. C?è poi il rischio che il mondo dell?informazione torni nelle mani dei grossi editori, con le stesse ricette e le stesse regolette del giornalismo ?old style?. Dal passato abbiamo invece ereditato il caro buon vecchio SPAM, solo che adesso si è trasformato in un vero e proprio business su cui sembrano campare ?rispettabilissime? aziende.
Per questa settimana mi fermo qui, perché non ho più spazio. Vorrei solo fare gli auguri a Plug-In che compie il suo primo anno di vita.
Alessandro Del Rosso