Bully, videogioco autorizzato negli USA

Rockstar Games schiva la censura dal sapore d'Australia inseguita negli States dal noto moralizzatore Jack Thompson, che in tribunale non riesce a dimostrare la pericolositÓ del titolo

Roma - Bully batte Jack Thompson. È questo l'epilogo della bagarre legale tra il procuratore americano e la Rockstar Games, casa produttrice del videogame. Dopo aver visionato il gioco per due ore, il giudice Ronald Friedman lo ha ritenuto adatto al range di pubblico cui esso mira, decretando il nulla osta per la commercializzazione. Ma l'arcigno Thompson non ci sta e medita ricorso.

Dopo solo due delle 100 ore di gioco precedentemente richieste per valutare se Bully dovesse uscire sul mercato in edizione integrale o rivista e corretta, il giudice ha espresso il suo pensiero: "Nonostante non voglia che i miei figli giochino a Bully, non trovo in esso nulla di strano o differente da ciò che si può vedere in tv ogni notte".

Un impiegato della Take Two, da cui dipende Rockstar Games, ha velocizzato l'esecuzione del gioco grazie all'ausilio di vari cheats&tricks, conducendo così in poco tempo il giudice in una molteplicità di livelli e ambienti di Bully, suscitando l'ira di Thompson il quale ha definito l'esecuzione della dimostrazione "una farsa". E ha dichiarato alla stampa che gli impiegati della Take Two avrebbero mostrato al giudice solo quello che hanno ritenuto opportuno mostrare, celando alcuni aspetti del gioco che ritiene cruciali.
Che Bully fosse ben diverso da altri titoli con sane dosi di "mazzate" e rivoli di sangue ovunque, è opinione comune a molti: sia per mezzo di tutti i filmati disponibili sul sito dedicato al gioco, sia da quanto emerso dalla dimostrazione in aula, non si vedono scene ad alto contenuto violento, tantomeno splatter; non vi sono pistole o armi, solo un po' di sana cattiveria, qualche scazzottata e vari dispetti più o meno crudeli. In definitiva la solita solfa di cui ormai anche molti film sono colmi.

Questa volta il procuratore Thompson, da tempo erettosi paladino contro la violenza nei prodotti videoludici ha preso un abbaglio, ma è lungi dal darsi per vinto: ha prima presentato una denuncia contro due catene di distribuzione, Wal-Mart e GameStop, e poi ha presentato una memoria alla corte d'appello nella speranza di far slittare l'uscita del gioco nello stato della Florida, release che la corte presieduta dal giudice Friedman ha confermato per domani.

Difficile dire se finirà qui, ma appare chiaro che Rockstar Games possa iniziare a tirare il fiato: dopo il divieto di commercializzazione di Bully deciso dalle autorità australiane lo scorso marzo, una release condizionata negli USA avrebbe potuto rappresentare un grosso danno economico per lo sviluppatore videoludico.

Vincenzo Gentile
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