USA, un quarto della pubblicità online è di Google

Il gigante statunitense, con un fatturato di 4 miliardi di dollari, domina incontrastato nella pubblicità online; e la sua ascesa potrebbe continuare anche grazie al cost-per-action

Roma - Sorprendere gli analisti finanziari è difficile, ma questo è quello che è successo al team di eMarketer quando ha scoperto, dati alla mano, che Google entro la fine del 2006 conquisterà una share del 25,3% dell'intero mercato pubblicitario online statunitense. Un record senza precedenti, che vale più di 4 miliardi di dollari di fatturato.

Grazie all'analisi degli ultimi report finanziari di Google e Yahoo! è stato possibile procedere con la redazione di un documento previsionale - e comparativo - piuttosto dettagliato. Se nel 2005 i due giganti, in qualche modo, erano partiti da fatturati pubblicitari analoghi (circa 2,4 miliardi di dollari), quest'anno Yahoo! è destinato a non superare i 2,8 miliardi di dollari - in pratica il 30% in meno rispetto al diretto competitor.

Google dimostra di essere quasi un'anomalia. Il suo trend di crescita non è paragonabile ad alcuna realtà finanziaria IT. Nel 2004 aveva registrato una crescita del 96% e nel 2005 del 93%. Nel 2006 si parla di un incremento più moderato: attorno al 64,9%. Insomma, tutte le aziende del settore, compresa Yahoo!, non possono che levarsi il cappello in segno di rispetto e, considerando le previsioni, volendo, possono anche mangiarselo. Perché nel 2007, sempre secondo eMarketer, Google continuerà a dominare, raggiungendo quota 5,4 miliardi di dollari; Yahoo! "solo" 3,3 miliardi di dollari.
L'unica consolazione per i competitor è che queste previsioni non includono il cosiddetto TAC (traffic acquisition costs), ovvero il calcolo dei costi per l'acquisizione del traffico. È difficile valutare quanto possa pesare questa voce sui rapporti di forza dato che le previsioni 2007, sulle share di mercato, indicano una quota del 30% per Google e del 18,4% per Yahoo.

"L'acquisizione di YouTube rinforza ulteriormente Google, ma è evidente che nei prossimi anni la competizione con Yahoo!, MSN e gli altri sarà ancora più dura; non basta un solido introito proveniente dalla pubblicità", ha dichiarato David Hallerman, analista di eMarketer.

Ma Google sta già pensando al futuro, implementando una soluzione marketing chiamata "cost per action" (CPA). Alcuni affiliati del suo network stanno testando un sistema di pubblicazione pubblicitaria che non si basa solo sui click degli utenti, ma sulle loro "azioni" all'interno dei siti correlati alle inserzioni.

In pratica, ogni volta che un utente clicca su un link sponsorizzato o su un banner, presente all'interno di un sito, il gestore guadagna la sua classica quota pubblicitaria - magari anche qualcosina in meno rispetto al solito. Se la visita dell'utente sul sito inserzionista si trasforma poi in una richiesta ulteriore di informazioni o porta all'acquisto di un prodotto, ecco allora concretizzarsi un extra per il gestore. Il passaggio dal cost-per-click al CPA, di fatto responsabilizza i proprietari dei siti, e per questo motivo Google darà - a questi - la possibilità di scegliere la tipologia di inserzioni ed editare testi aggiuntivi in autonomia.

Google ha confermato, comunque, che il programma CPA non è destinato a sostituire il sistema AdSense, ma diventerà una soluzione complementare. Inoltre, secondo Google, potrebbe trasformarsi in un ottimo strumento per far fronte al fenomeno del click-fraud. I visitatori potrebbero essere, infatti, incoraggiati dai gestori a interagire maggiormente sui siti degli inserzionisti. Va detto comunque che le ultime analisi sulla frode dei click danno il fenomeno in netta diminuzione.

Dario d'Elia
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