La Guerra del VoIP. Giordania fuori

Un provvedimento del governo vieta l'uso di Skype nel Paese per problemi di sicurezza. Monta la protesta degli utenti e arriva la retromarcia: l'Authority dichiara risolto ogni problema

Amman - Anche la Giordania può essere annoverata nell'elenco dei paesi in cui si è tentato di rendere la vita difficile al VoIP e, in particolare, a Skype: nel mese scorso il governo locale ha imposto agli ISP di inibirne l'utilizzo nei network attivi nel paese. Per poi tornare sui propri passi nel giro di poche settimane, come segnala ArsTechnica.

Il TRC, la Commissione per le regole nelle TLC, nel motivare il non gradimento dell'applicazione, si era appellata a non meglio definite ragioni di sicurezza. Sfortunatamente per il governo, nessuno aveva ritenuto credibili motivazioni così labili e vaghe. Tanto più che rumors danno come certo che il diveto di Skype sia una richiesta che arriverebbe da Jordan Telecom, operatore di telefonia infastidito dalla concorrenza della piattaforma VoIP, il cui utilizzo a livello domestico per telefonate locali e internazionali ha conosciuto una crescita importante negli ultimi tempi, erodendo quote di mercato al gestore locale, che opera con una licenza rilasciata dal TRC.

Gli utenti della Giordania si sono così visti tagliati fuori dal mondo di Skype da un momento all'altro. Appresa la ragione (il "veto" del TRC), la protesta è montata ed è arrivata alle orecchie dell'Authority che, non essendo in grado di fornire spiegazioni più approfondite per il provvedimento assunto, si è vista costretta a lasciarlo cadere dopo un solo mese dalla sua adozione. Al Ansari Al Mashaqbah, direttore del TRC, ha dichiarato ufficialmente che il VoIP di Skype poteva essere nuovamente utilizzato perché i problemi di sicurezza erano stati risolti.
La vicenda riporta alla memoria ciò che è accaduto, intorno a Skype, in Cina e in alcune università californiane, ma anche negli Emirati Arabi Uniti.

D.B.
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