USA, condannato al carcere per link BitTorrent

USA, condannato al carcere per link BitTorrent

Non era mai accaduto: pesante la sentenza contro un utente accusato di spacciare link torrent. Passerà cinque mesi dietro le sbarre. In Finlandia gli operatori di un sito BitTorrent ne escono in modo del tutto diverso
Non era mai accaduto: pesante la sentenza contro un utente accusato di spacciare link torrent. Passerà cinque mesi dietro le sbarre. In Finlandia gli operatori di un sito BitTorrent ne escono in modo del tutto diverso

Wise (USA) – “Wise” in inglese significa “saggio” ma la cittadina da cui proviene, Wise appunto, non è stata di buon auspicio per il 23enne Grant Stanley, condannato in questi giorni da un tribunale americano per aver messo in piedi e gestito un sito di link . Si tratta della prima condanna in assoluto negli States per il gestore di un sito dedicato agli utenti BitTorrent , una sentenza che prevede cinque mesi di carcere , altrettanti di arresti domiciliari, tre anni di libertà vigilata con accesso condizionato ad Internet e 3mila dollari di multa.

Della condanna informa il Ministero della Giustizia americano : Grant avrebbe ammesso di aver gestito, in associazione con altri, il sito EliteTorrents.org e di aver violato il Family Entertainment Copyright Act . A poco è valsa la tesi della difesa secondo cui Grant non aveva creato il sito che indicizzava link per scopo di guadagno: l’idea dell’accusa degli studios della MPAA sposata dal giudice è che comunque Grant avrebbe ottenuto un vantaggio commerciale perché non avrebbe pagato per materiali protetti da diritto d’autore diffusi tramite il proprio sito.

Grant, il cui sito era stato sottoposto a sequestro da parte dell’FBI più di un anno fa, è stato all’epoca denunciato all’autorità giudiziaria nel corso di una operazione denominata D-Elite , che ha colpito anche altri due utenti ritenuti “associati” di Grant nella gestione del sito. L’operazione, osserva The Register , era scaturita dal fatto che il sito si era messo in evidenza per aver ospitato, a sei ore dall’uscita ufficiale del film nelle sale, un link ad un download dell’ultimo episodio della saga Star Wars .

A detta della MPAA e del ministero della Giustizia, il sito avrebbe avuto 133mila utenti registrati e “facilitato la distribuzione illegale di più di 2 milioni di copie di film, software, musica e videogiochi”. A dar conforto all’FBI sulla popolarità del sito il fatto che, nella prima settimana dal sequestro, la home page che riportava l’annuncio dell’operazione della polizia sarebbe stata letta, secondo il Ministero, quasi mezzo milione di volte.

Che i dati raccolti dalla MPAA siano stati ritenuti fondamentali dall’FBI lo dice lo stesso Ministero, come nota Ars Technica , quando afferma che “la Motion Picture Assocation of America ha fornito un supporto sostanziale a questa inchiesta”. “La cosa curiosa – scrive Autistici/Inventati – è che nessuno degli utenti (ovviamente) che attualmente scambiava file è stato interessato dall’operazione, mentre la sentenza colpisce chi amministra un sito in cui utenti si scambiavano semplici informazioni di per sé innocue, come settaggi di programmi e suggerimenti per ottimizzare i propri download”.

Va detto, come si legge su Afterdawn.com , che già all’epoca dell’operazione D-Elite il Ministero riteneva il sito un vero e proprio fucile puntato sull’industria dei contenuti americani. “Con le azioni esemplari di oggi – spiegava un funzionario del Ministero – (..) è stato fermato un gruppo di criminali” (..) “Il nostro scopo è di chiudere queste operazioni illegali il prima possibile per fermare i seri danni finanziari alle vittime di questa pirateria ad alta tecnologia, la gente che lavora per produrre queste opere protette dal diritto d’autore”.

“Questo è il primo caso criminale di azione contro la violazione del diritto d’autore su una rete P2P commessa tramite tecnologia BitTorrent – ha dichiarato il procuratore americano John Brownlee – Speriamo che questo caso mandi un messaggio, quello che il cyberspazio non fornisce la protezione dell’anonimato per chi sceglie di violare le nostre leggi sulla proprietà intellettuale”.

Vista la pesante sentenza contro Grant, ora la comunità BitTorrent si chiede cosa accadrà agli altri utenti invischiati in un processo penale dopo D-Elite. Il prossimo 12 dicembre, informa TorrentFreak , arriverà la sentenza per Scott McCausland, considerato un “avido frequentatore” del sito.

In modo del tutto diverso si è svolto in Finlandia il processo contro 21 utenti BitTorrent conclusosi con una condanna. Di seguito i dettagli. Per la Finlandia si tratta di un caso senza precedenti: la condanna di 21 persone che a vario titolo operavano con e sul sito FinReactor chiuso dalla polizia finlandese nel 2004 non ha precedenti sebbene si sia risolta in modo del tutto diverso di come è andata al gestore di EliteTorrents .

Sono infatti 21 gli operatori di FinReactor condannati nelle scorse ore da un tribunale di Turku che ha utilizzato nel processo sia le prove raccolte dall’associazione finlandese dei discografici Teosto sia quelle contenute negli hard disk e negli altri supporti che all’epoca furono sequestrati dalla Keskusrikospoliisi , la polizia finlandese.

Il giudice ha ritenuto 14 di loro colpevoli di violazioni alle norme sul diritto d’autore e gli altri 7 di aver operato al fine di favorire queste violazioni. Secondo il tribunale, il sito era il più popolare nel suo genere nel paese, contava almeno 10mila iscritti e per questo ai 21 verrà chiesto di versare nell’insieme 700mila euro come compensazione, a copertura dei danni subiti dall’industria e delle spese legali.

Va detto che alcuni dei condannati sono minorenni , una evidenza che non sembra aver mitigato l’impostazione della condanna ma che certo non aiuta la reputazione dell’industria discografica nella comunità Internet.

In una nota l’associazione internazionale dei discografici IFPI parla di “verdetto esemplare”. A detta di IFPI il magistrato che ha presieduto il caso ha ritenuto che tutti i coinvolti fossero consapevoli che il materiale messo a disposizione fosse illegale e che quindi hanno volontariamente agito al di fuori della legge.

Ad aggravare la posizione processuale dei gestori del sito, il fatto che agli utenti iscritti veniva richiesto di pubblicare un numero minimo di link a materiali da scaricare per poter mantenere attivo il proprio account sul sito.

A nulla è servita la tesi della difesa secondo cui l’attività del sito si fondava sulla semplice pubblicazione di link e non sullo scambio di materiale protetto tra gli accusati. “Il tribunale – sostiene IFPI – ha dichiarato che il servizio debba essere visto nel suo insieme e ha condannato gli imputati in quando coinvolti direttamente o essenzialmente nelle attività abusive condotte dagli utenti del servizio”.

IFPI ritiene inoltre che negli ultimi tre mesi di attività del sito i file scaricati nel complesso comprendevano 16mila videogiochi, 136mila film e 274mila album discografici. “Questa stima – dichiara IFPI – è basata solo sui download completati”.

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Pubblicato il
30 ott 2006
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