La guerra mondiale per le professionalità IT

Nuovi allarmi per la mancanza di manodopera specializzata nei paesi più sviluppati. Non ce la fa nemmeno l?India, patria dell?outsourcing tecnologico mondiale. E gli italiani? Emigrano

Roma - Facendo eco a quanto denunciato da Bill Gates nel corso del Microsoft Business Forum moscovita dei giorni scorsi, ieri si sono fatti registrare nuovi allarmi sulla scarsa disponibilità di esperti e lavoratori specializzati per il settore dell'Information Technology. E questa volta a segnalare la grave mancanza è anche l'India, patria degli ingegneri del software con il più alto tasso di crescita IT al mondo.

Secondo le aziende IT del paese, entro i prossimi quattro anni il mercato si troverà a dover affrontare un buco di mezzo milione di lavoratori altamente specializzati, mancando gli obiettivi di crescita previsti per uno dei più importanti motori dell'economia asiatica e mondiale. L'indice GDP (Gross Domestic Product, né più né meno che il "PIL" locale) cresce attualmente di un notevole 9% all'anno, e a trainare è proprio l'IT, con incrementi che, in alcuni casi, arrivano a +40% del fatturato.

Kiran Karnik, presidente dell'associazione di settore Nasscom, approfittando dell'occasione di una conferenza nella città di Hyderabad denuncia: la scarsa disponibilità di ingegneri del software e laureati specializzati sarà la sfida più grande che l'industria IT del paese dovrà affrontare. Il settore necessita attualmente di 350.000 ingegneri all'anno, ma la disponibilità è di sole 150.000 unità lavorative tra quelle più preparate. Il trend negativo sta così creando un gap di talenti che preoccupa per i suoi possibili effetti sul medio termine.
Il numero complessivo di laureati è altissimo, ma una quantità insufficiente di questi possiede le abilità tecniche, di comunicazione e di team-working necessarie per inserirsi proficuamente nell'industria. Per cercare di ovviare alla situazione, molte aziende sono costrette a formare la manodopera con lunghi periodi di training per integrare le conoscenze di base apprese nelle università.

Ci sono poi compagnie, come la Intel indiana, che si rivolgono ai lavoratori autoctoni che, dopo aver lavorato negli USA per molti anni, sono disponibili a tornare nel proprio paese natale: secondo Frank Jones, presidente della sussidiaria locale del chip-maker, il 10% della forza lavoro dell'azienda è stato recuperato con questo "programma di ritorno".

Naturalmente, quanto più il numero di forze qualificate disponibili diminuisce, tanto più si fa prezioso il loro valore in seno alle aziende estremamente specializzate del settore: andando oltre il caso indiano, agenzie di consulenza come PricewaterhouseCoopers descrivono una vera e propria guerra globale per la conquista dei nuovi talenti.

L'azienda parla di una riduzione generale dei serbatoi di lavoratori ad alta qualificazione (al di fuori degli Stati Uniti) entro i prossimi tre anni. Secondo l'indagine condotta dalla PricewaterhouseCoopers, il 41% dei responsabili di azienda trova difficile assumere lavoratori adeguatamente specializzati, e il 48% ha problemi a "trattenerli". Tra i motivi principali per cui i lavoratori lasciano i posti di lavoro indicati da una recente ricerca di Gallup sono la perdita di fiducia nel gruppo di comando dell'azienda e nella sua visione generale, il modo di gestire il personale da parte del management e la mancanza di spazi di crescita professionale.

Come contrastare queste gravi problematiche? Una delle possibili soluzioni indicate è quella di un nuovo programma di training e formazione rivolto ai lavoratori senior che volessero reintegrarsi nel mercato, alle minoranze svantaggiate e ai disabili. Se infatti diventa difficile spartirsi e fidelizzare i professionisti IT già affermati, non rimane altro da fare che allargare lo stesso bacino da cui pescare la forza lavoro.

E l'Italia? Al solito sta a guardare: i nostri specialisti vedono minacciata la propria posizione da parte di nuovi lavoratori provenienti dai paesi dell'est, disposti ad offrire le loro skill per stipendi ridicoli. Ai professionisti del bel paese non rimane altro da fare che emigrare in quei paesi che si dimostrano capaci di apprezzarli e valorizzarli in maniera adeguata. Sul medio/lungo termine, il fenomeno potrebbe diventare un boomerang dagli effetti estremamente negativi su tutta l'economia nazionale.

Alfonso Maruccia
73 Commenti alla Notizia La guerra mondiale per le professionalità IT
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  • In Italia si pagano molto i calciatori, dei veri geni che ci apriranno la strada al futuro...
    non+autenticato

  • Sono fortunato!
    Abito e lavoro a Milano, CoCoCo/CoCoPro da 3 anni nella stessa società, stipendio lordo 2100 euro (1546 netti) , 40 ore alla settimana (eventuali straordinari vanno in banca ore), mensa interna gratuita , 10 giorni all'anno di ferie/malattia pagati.

    Sono fortunato?
    L'aggiornamento professionale me lo faccio da solo la sera, nessuna possibilità di assunzione a tempo determinato, nessuna possibilità di carriera.   Ogni tanto faccio un paio di colloqui, tutti con condizioni peggio (ma molto peggio) di quelle attuali.

    non+autenticato
  • sì sei fortunato:
    lavoro per un ente pubblico
    1100 netti
    contratto da un anno, rinnovato per 2 in attesa di concorso
    nessuna possibilità di carriera se non faccio politica
    faccio la marionetta tra riunioni, help desk, lamentele
    non metto le mani sui programmi perchè solo i fornitori possono.

    In Italia mi vien da pensare che gli esperti non servono. Vogliono solo le scimmie da codice e gli informatici del doppioclick.
    L'importante è fare le cose in fretta, non farle bene.
    Tanto poi gli utenti finali non hanno voce in capitolo o si devono accontentare.
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    Modificato dall' autore il 09 novembre 2006 16.37
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  • ya emigrare... 3400 eur netti al ms, tempo indet. in svizzera per soc USA... si si e' meglio emigrare e che quei c... di 'imprenditori' italiani si f ...
    non+autenticato
  • Sottoscrivo e ribasso
    1000€/M

    laureato in informatica cerca lavoro....
    non+autenticato

  • - Scritto da:
    >
    > Sono fortunato!
    > Abito e lavoro a Milano, CoCoCo/CoCoPro da 3 anni
    > nella stessa società, stipendio lordo 2100 euro
    > (1546 netti) , 40 ore alla settimana (eventuali
    > straordinari vanno in banca ore), mensa interna
    > gratuita , 10 giorni all'anno di ferie/malattia
    > pagati.
    >
    > Sono fortunato?
    > L'aggiornamento professionale me lo faccio da
    > solo la sera, nessuna possibilità di assunzione a
    > tempo determinato, nessuna possibilità di
    > carriera.   Ogni tanto faccio un paio di
    > colloqui, tutti con condizioni peggio (ma molto
    > peggio) di quelle
    > attuali.
    >

    E ti ritieni fortunato?
    40 ore settimanali? Tutele 0? Se stai male per più di 10 giorni l'anno? Niente più ferie? E se fossi una donna, la maternità immagino ti costerebbe il posto, o no?
    Ti ritieni fortunato per quei 1546 euro al mese?
    I soldi non sono tutto. Vanno commisurati alle condizioni e al tipo di lavoro, oltre che a quanto lavoro ti tocca fare.
    Quindi, non illuderti, non sei fortunato. Sei solo meno sfigato della maggior parte degli sfigati.
    E non te lo sto dicendo dall'alto del mio favoloso stipendio da millemilamilioni di euri, ma dal basso dei miserabili 1000 euro al mese alle stesse tue condizioni o quasi (36 ore e non 40 e 30 giorni di ferie/malattia) da una vita.
    non+autenticato
  • > Quindi, non illuderti, non sei fortunato. Sei
    > solo meno sfigato della maggior parte degli
    > sfigati.

    Come scrivevo ogni tanto mando in giro il mio curriculum e visti skill/referenze mi arrivano subito delle proposte di colloquio. Ma anche scremandole mi ritrovo ad avere offerte peggiorative della mia attuale posizione.

    Un responsabile HR mi ha fatto vedere una pigna di curriculum sulla sua scrivania di gente con laurea certificazioni etc che si propone per stage a 500 euro al mese.

    Magari mancano gli infermieri ma il settore informatico a Milano è ormai saturo sopra ogni logica, e la legge della domanda e offerta vale anche per i posti di lavoro...
    non+autenticato
  • Mi succede una cosa strana. Recentemente ho aggiornato il mio CV su Monster, specificando chiaramente che voglio lavorare in Italia. Ebbene, mi sono già arrivate decine (si, decine) di mail da società indiane (anche famose, IBM, Accenture) che stanno cercando di tutto, anche cose abbastanza distanti da quello che faccio io.

    Al che mi sono chiesto:

    - ma in India sono 1 miliardo, hanno bisogno proprio di me?

    - il vantaggio di fare outsourcing in India è che il lavoratore indiano dell'IT è bravo e costa poco... ma se ci vado io mi devono pagare come qui, e non costo poco... per cui il sistema viene (in parte) a cadere.

    Cosa ne dite?

    Fabio D.
    non+autenticato
  • L'informatica in Italia è una accozzaglia di marketing, sfruttamento di ragazzini smanettoni (lo sono stato anche io, e comunque ancora oggi mi sento sfruttato visto che SO di valere almeno il doppio), favoritismi e pedate nel culo nelle scelte politiche di chi "adoperare" per svolgere un determinato lavoro/progetto/attività.

    io sono abbastanza nazista per certi versi, ma un bel sindacato ci vorrebbe proprio. E ci vorrebbe un contratto a parte (conosco gente assunta con contratti nazionali del genere più disparato).
    non+autenticato
  • finchè siete in tempo. Che cosa aspettate?

    Finchè vi lamentate e subite a testa bassa, rimanendo in Italia con questi stipendi da fame nessuno si accorgerà di voi!

    se siete / vi sentite:
    1) giovani
    2) senza legami (no fidanzata, famiglia che odiate, nessun amico! ...)
    3) specializzati e in gamba.
    4) avete anche qualche usuraio che vi aspetta sotto casa, in compagnia di qualche sgherro
    5) avete sufficiente capacità di giudizio per capire che il sistema Italia si sta sgretolando e che potrà essere seriamente riformato solo quando si raggiungerà il fondo (vedi Argentina).

    bene, allora fate fagotto e andatevene.
    "Bello o' sole, bello o' mare"
    Si vive una volta sola. Se volete tirare a campare dai 20 agli 80 anni (se ci arrivate)... beh, sarà sempre e solo una vostra scelta.

    Io me ne sono andato a Locarno, girando prima per Londra e Francoforte... non è stato facile ma alla fine rifarei tutto. Sono partito giovincello... certo, adesso all'alba dei mie 35 anni sarebbe tutto piu' difficile... ho altri impegni, ma se siete piu' giovani di me (e molti di voi lo sono, ne sono sicuro) prendete seriamente in considerazione di andarvene.
    non+autenticato
  • Ho tutto quello che dici (ho anche una compagna però Occhiolino ), ma mi manca una cosa: il coraggio.

    ...e migliorare il mio ingleseA bocca aperta
    non+autenticato
  • Diffido di simili annunci. Ne ho sentiti troppi campati in aria, mancavano mungitori (4.000.000 milioni al mese e alloggio nel 2000, mi sono fatto avanti, tanto si impara in cinque minuti, non mi hanno mai preso, e stando a Prodi tutti i mungitori della Val Padana sono indiani, ci deve essere sotto qualcosa di losco). Idem per il data entry, e tante altre cose. Spesso alla fin fine offrono non lavoro, ma solo inutili corsi professionali. Quanto all'informatica, idem, per anni dicevano imparate a programmare, adesso agli informatici disoccupati dicono di fare corsi di perfezionamento, tutta una frottola. Anche a me sarebbe piaciuto emigrare, stipendio il doppio che in Italia, etc, devo ammettere di non esserci riuscito (una ricerca Eures di pochi giorni fa dice che il 40% dei disoccupati italiani sarebbe disposto a emigrare, ma pochi ci riescono: e' ovvio, lo stesso Eures consente di indicare uno e un solo lavoro che si sarebbe disposti a fare, difficile che avvenga il match domanda-offerta, uno potrebbe cominciare come cameriere e poi inserirsi meglio, ma le cose sono fatte in modo che sia difficilissimo riuscirci), ho pensato anche all'America, non mi attirava l'idea di spenderer un sacco di soldi per andare sul posto e li' spendere ancor di piu' cercando lavoro, cosi' ho provato a fare una simulazione di ricerca di lavoro negli USA sul Web: un disastro, telefonare, viaggiare, spendere, e poi chissa', troppi rischi di farsi spennare e tornare a casa con un nulla di fatto, ho provato poi a usare davvero servizi Web per cercare lavoro (Monster) e non ne e' saltato fuori nulla. Avrei avuto tutte le doti richieste, anche il coraggio, e ci ho provato, solo sono stato attento a non farmi fregare (e' un difetto oasi' grave?), e cosi' in Amewrica non ci sono arrivato.
    Paolo
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