AOL Time Warner non ci ucciderà

Su Internet "il gregge", per dirla con Zucconi , ha per ora sempre deciso dove e quando pascolare. Non c'e' ragione per non pensare che sarà così anche questa volta

AOL Time Warner non ci uccideràWeb (internet) - Vi chiedo una cortesia: tenete a mente la parola "anche", ci servirà più avanti.

L'avvenuta fusione fra AOL e Time Warner è un matrimonio apparentemente perfetto fra due soggetti che paiono essere fatti l'uno per l'altro: è un episodio quindi adattissimo a scatenare le invidie più striscianti. E ' poi una unione fra giganti, per giunta d'oltreoceano, e questo già da solo spiega la ragione di tutta una serie di commenti interessati apparsi sulla stampa italiana.

Sentite per esempio cosa scrive Vittorio Zucconi su Repubblica dell'11 gennaio: "Comincia l'età delle grandi chiese digitali, organizzate per condurre il gregge davanti al loro altare e soltanto al loro altare." E più avanti: "Saranno innalzati altri steccati e saranno tesi altri fili spinati nella prateria di quell'Internet dove le mandrie dei viaggiatori avranno sempre meno spazio per pascolare liberi" .
Ecco: adesso vi chiederei di considerare la parola "anche".

I commentatori, che come Zucconi hanno sollevato dubbi sulle possibili nefaste conseguenze della fusione fra il più grande provider di internet e il colosso informativo e dell'intrattenimento, fanno finta di non sapere che Internet può essere "anche" questo. Ma che non potrà mai diventare "solo" questo. E dimenticano di riportare le dichiarazioni di Steve Case, a margine della conferenza stampa, di accettazione da parte di AOL Time Warner delle indicazioni federali sull'open access, vale a dire sul diritto all'utilizzo fisico delle linee a larga banda per stipulare contratti con fornitori differenti.

Certo è curioso che l'editorialista di Repubblica, il cui gruppo è nel suo piccolo impegnato con Kataweb nella medesima operazione di accerchiamento dell'utente Internet attraverso offerte di connettività gratuita, portali, e-commerce e quant'altro, sollevi dubbi tanto concreti sulla stessa sopravvivenza della rete allo sbarco dei soliti noti. Come è curioso osservare che, mentre la joint venture fra Kataweb e CNNitalia (che fa parte del gruppo Time Warner) è per l'editore de l'Espresso una operazione di accrescimento culturale e informativo regalata al paese intero, qualsiasi altra identica operazione effettuata da "altri" rappresenta una minaccia alla libera circolazione del pensiero.

Internet può essere "anche" tutto questo e padronissimo chi vuole di rinchiudersi dentro un portale qualsiasi tra i tanti nati in Italia negli ultimi sei mesi a visitare sempre le stesse quattro pagine, a leggere sempre le medesime informazioni, a comprare sempre i medesimi prodotti. O di usare la fibra ottica di AOL per vedere sul PC la CNN.

Perchè non sia "solo" questo non sono sufficienti le mire di circuizione che i mercanti hanno da sempre nei confronti dei nostri portafogli: non basta un grande portone per il nostro negozio perché tutti siano costretti ad entrarvi. E ' sufficiente nel caso specifico un serio controllo antitrust che in USA esiste e da noi invece manca del tutto. E allora forse sarebbe meglio attendere ancora un poco prima di celebrare il funerale di internet .

Per rendersi poi meglio conto di come Internet sia spesso "anche" e quasi mai "solo" vi invitiamo a ricordare pochi numeri sulla concentrazione dei poteri informativi (ben precedenti all'avvento della rete) che potete trovare nel bel libro di Carlo Gubitosa "Italian Crackdown" (Apogeo, disponibile anche online) il quale ci ricorda che l'80% dell'informazione mondiale è gestita da quattro sole agenzie di stampa (AP, Reuters, France Press e UPI).

Internet è ormai "anche" questo tipo di informazione monocorde, fortemente filtrata e orientata, esattamente come la conosciamo nella versione fotocopia dei nostri usuali mezzi di informazione. L'importante è che continui a non essere "solo" questa. Su Internet "il gregge", per dirla con Zucconi , ha per ora sempre deciso dove e quando pascolare. Non c'è ragione per non pensare che sarà così anche questa volta.

Massimo Mantellini
TAG: italia