Filtri web in biblioteca? Partono le denunce

La manomissione delle connessioni degli utenti delle biblioteche porta negli USA ad una nuova battaglia legale: inaccettabile impedire agli adulti l'accesso a pagine web del tutto legittime

Roma - Baionette sguainate contro SmartFilter, una delle più controverse piattaforme di filtering dei contenuti Internet: la potente associazione dei diritti civili americana ACLU insieme ad un gruppo di utenti di biblioteche ha denunciato i gestori di 28 istituzioni biblioteconomiche per l'uso di filtri di censura sulle proprie postazioni Internet che, a detta dei denuncianti, bloccano l'accesso ad informazioni del tutto legittime disponibili in rete.

In una nota, ACLU sottolinea come la denuncia intenda mettere alla prova la policy delle biblioteche che fin qui non si sono dimostrate disponibili a togliere temporaneamente i filtri nemmeno se gli utenti dei computer disponibili nei propri locali erano adulti. La conseguenza è l'impossibilità di usare quegli accessi per ricerche e letture prive di censura.

Il sistema utilizzato dal gruppo di biblioteche che fa capo al North Central Regional Library District (NCRL), SmartFilter, è usato anche in Italia da diverso tempo ed è attivamente promosso anche nel Belpaese come tool di sicurezza, capace di filtrare milioni di siti web. Uno strumento che molti ritengono del tutto inaffidabile, tra questi il celebre blog BoingBoing che sul caso ACLU ironizza: "Quelli di SmartFilter sono gli stessi artisti disastrati che hanno bloccato BoingBoing ma ci hanno offerto un accordo se avessimo ristrutturato il sito in base alle loro specifiche".
In realtà però ACLU non contesta in sé l'uso dei filtri, in quanto come noto la Corte Suprema ha considerato legale l'imposizione di questi sistemi di censura in quelle biblioteche che ricevono fondi federali. Contesta invece il fatto che questi non siano disabilitati per gli utenti adulti che ne facciano richiesta, una eccezione considerata e tutelata proprio dall'Alta Corte.
1 Commenti alla Notizia Filtri web in biblioteca? Partono le denunce
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  • cit.:
    In realtà però ACLU non contesta in sé l'uso dei filtri, in quanto come noto la Corte Suprema ha considerato legale l'imposizione di questi sistemi di censura in quelle biblioteche che ricevono fondi federali. Contesta invece il fatto che questi non siano disabilitati per gli utenti adulti che ne facciano richiesta, una eccezione considerata e tutelata proprio dall'Alta Corte.
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    Un organo di giustizia che ritiene giusta una cosa ingiusta.
    Con internet il pensiero non tecnologico e' diventato obsoleto, questo genere di difese sono frutto della solita millenaria paura di fronte all'ignoto, ma l'argomento e' ignoto solo a quelli che dovrebbero legiferarci con conseguenze sempre piu' prevedibili. Legiferare su internet da parte di chiunque, paese o simili, e' immorale e soprattutto non rispetta mai i diritti umani, con la speranza che non siano mai chiamati diritti umani digitali, perche' li' di virtuale c'e' solo il cervello del legislatore.
    non+autenticato