Telecom Italia pagherà la megamulta?

Le sezioni unite della Cassazione sono in procinto di depositare la sentenza definitiva sulla maximulta da 115 milioni di euro. Il parere degli esperti

Roma - Si è tenuta lo scorso 15 novembre, dinanzi alle sezioni unite della Corte di Cassazione, l'udienza di discussione del ricorso presentato da Telecom Italia contro la sentenza con cui il Consiglio di Stato aveva confermato la poderosa sanzione, pari a 115 milioni di euro, irrogata all'ex monopolista dall'Antitrust per abuso di posizione dominante a danno di concorrenti e consumatori.

Tutto aveva avuto inizio con la gara Consip 2002 per la fornitura di servizi telefonici alla pubblica amministrazione, per la quale Telecom Italia era stata sanzionata per aver presentato un'offerta ritenuta anticoncorrenziale in quanto contenente prezzi inferiori a quelli applicati dalla stessa Telecom in regime wholesale agli operatori, che in tal modo sarebbero stati impossibilitati a partecipare in maniera adeguata.

La multa inizialmente comminata dal Garante della concorrenza ammontava a 152 milioni di euro. Su questa decisione era però intervenuto il TAR del Lazio con l'annullamento, in quanto non aveva rilevato, nell'offerta dell'incumbent, intenti volti all'illecito. Successivamente il consiglio di Stato, condividendo la posizione dell'Antitrust, ne aveva confermato il provvedimento, riducendo però l'ammontare della sanzione alla cifra di 115 milioni di euro. Telecom Italia ha quindi ricorso dinanzi la suprema corte contro quest'ultimo provvedimento. Il deposito della decisione da parte delle sezioni unite della Cassazione dovrebbe portare ad un definitivo chiarimento, in merito alla competenza dell'Antitrust di sanzionare le condotte anticoncorrenziali di un operatore di telecomunicazione, competenza che l'incumbent ritiene spetti in modo esclusivo all'Autorità delle Comunicazioni.
Punto Informatico è riuscito ad ottenere alcuni dettagli sull'udienza dall'avvocato Carmelo Giurdanella, legale dell'associazione per la tutela dei consumatori Cittadini Europei, costituitasi in giudizio contro Telecom Italia.

Punto Informatico: Su cosa verteva il ricorso di Telecom Italia?
Carmelo Giurdanella: la principale censura mossa da Telecom alla sentenza del Consiglio di Stato è relativa al difetto di giurisdizione del Giudice Amministrativo. Secondo l'incumbent, quest'ultimo non avrebbe potuto pronunciarsi sulla sussistenza di un potere sanzionatorio dell'Antitrust, poiché la carenza assoluta di potere rientra nella giurisdizione del Giudice Ordinario.

PI: E su cosa avete basato la vostra replica alla censura di Telecom?
CG: Abbiamo osservato che in realtà il Consiglio di Stato non si è pronunciato sulla carenza di potere dell'Antitrust, ma sulla violazione delle condizioni di esercizio del potere, con specifico riferimento al rapporto tra Antitrust e Agcom.
In altre parole non vi è dubbio che l'Antitrust abbia, in generale, il potere di sanzionare gli abusi di posizione dominante; la pronuncia del Consiglio di Stato è, invece, relativa all'ammissibilità dell'esercizio di questo potere anche ove il mercato di riferimento sia regolamentato; attiene cioè al profilo delle condizioni di esercizio del potere.

PI: Sembra più una questione di definizione dei confini tra i poteri dell'Antitrust e quelli di altre istituzioni, in questa fattispecie dell'Agcom. Qual è il riparto di competenze tra le due Authority?
CG: il ruolo dell'Agcom consiste nella regolazione e cioè, essenzialmente, nell'adozione preventiva di misure aventi un contenuto generale nei confronti di tutti gli operatori economici che agiscono nel settore; invece, l'intervento ex post (innescato dalla denuncia delle imprese danneggiate) dell'Autorità Antitrust serve, grazie anche ai penetranti poteri di indagine di cui essa è dotata, ad integrare l'efficacia della regolazione nel contrastare le pratiche anticoncorrenziali.
Insomma Antitrust e Agcom devono integrarsi a vicenda, promuovendo rapporti istituzionali di tipo cooperativo.
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