I sindacati: no alla nuova Telecom

E si mobilitano per impedire che certe strategie industriali si concretizzino. A loro dire i dipendenti devono dare un chiaro segnale al management. Proclamato lo sciopero

Roma - No alla vendita di TIM, no alla cessione in alcuna forma del controllo sulla rete fissa, no alla trasformazione di Telecom Italia in una media company. Si potrebbe riassumere così la posizione dei vari sindacati (SLC, Uilcom, Fistel ecc.) che hanno deciso di proclamare uno sciopero dei dipendenti Telecom in un giorno particolarmente caldo dell'anno, a ridosso del Natale, il 21 dicembre.

Secondo i sindacati, per Telecom è necessario "mantenere tutti gli asset aziendali, rilanciare il tema della convergenza tra rete fissa e mobile, ricercare soluzioni finanziarie al fine di far scendere il debito e finanziare gli investimenti anche attraverso la ricapitalizzazione dell'azienda". In altre parole, scrivono nella nota in cui annunciano lo sciopero, il motivo dell'agitazione è "superare definitivamente la decisione di vendere TIM Italia, societarizzare la rete fissa e trasformare Telecom in una improbabile media company e rilanciare la presenza internazionale del gruppo". Tutto questo con uno sciopero che vuole condannare l'ipotesi di cessione di TIM Brasil, vista come un gesto di politica industriale "sbagliato e pericoloso".

A detta dei promotori dell'astensione dal lavoro del 21 dicembre, è necessario che i dipendenti Telecom si mobilitino per bloccare "il processo di impoverimento di uno tra i più grandi gruppi industriali italiani e importanti gestori europei di TLC".
A condire lo sciopero anche una stoccata al Governo che si sarebbe dimostrato "insensibile" perché dopo la polvere alzata sull'azienda nei mesi scorsi "non ha ancora ritenuto necessario confrontarsi con le organizzazioni dei lavoratori". La nota si conclude auspicando un confronto tra sindacati ed azienda al fine di decidere gli interventi per "riportare, nel rispetto della privacy dei cittadini e dei propri dipendenti, l'azienda dentro i confini della legalità".

Che lo sciopero si tenga effettivamente però è tutto meno che sicuro. Alcuni sindacati, come Fistel (CISL), hanno già fatto sapere che, nel caso in cui il management decida di aprire un tavolo di trattative, allora la minaccia dello sciopero salterà.
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